Un momento del lavoro della spedizione Pyramid24
I ricercatori della spedizione Pyramid24
il professor Verratti con i ragazzi della Docs foundation
La piramide © Stefano Ardito
Mattea Fo alla presentazione della spedizione © Stefano Ardito
L'Everest e il Nuptse dal Kala Pattar © Stefano Ardito
La ricerca italiana sull’ipossia e sull’adattamento del corpo umano all’alta quota torna sull’Himalaya del Nepal. La spedizione diretta dal professor Vittore Verratti, docente di fisiologia all’Università Gabriele d’Annunzio di Chieti-Pescara, è partita sabato scorso, 19 settembre, e ha iniziato ieri il trekking verso i 5000 metri del Laboratorio piramide di Lobuche.
Una équipe internazionale
Partecipano ricercatrici e ricercatori di ben 12 atenei italiani (Chieti-Pescara, Milano, Cagliari, Siena, Pescara, L’Aquila, Roma La Sapienza, Roma Campus biomedico, Bergamo, Foggia, Catania e
Genova), della Wenzhou medical university in Cina, dell’Università di Losanna in Svizzera e dell’Università statale di São Paulo in Brasile.
L’iniziativa ha il patrocinio della Società italiana di medicina di montagna e del CAI, ed è supportata dal Nepal health research council e dalla Nepal academy of science and technology. Fondamentale la collaborazione con Agostino Da Polenza e Ev-K2-CNR, che ha installato e gestisce la piramide, e con Gian Pietro Verza, la guida alpina che segue da decenni i sistemi tecnologici del laboratorio a 5000 metri di quota.
La spedizione Pyramid26, che prosegue gli studi realizzati dal professor Verratti nel 2022 e nel 2024, studia le risposte dell’organismo umano alla progressiva riduzione dell’ossigeno.
Verranno indagati gli adattamenti cardiorespiratori, cardiovascolari, metabolici, neurologici e cognitivi provocati dall’alta quota.
I ricercatori, che fungeranno anche da cavie, esamineranno gli effetti dell’ipossia su respirazione, sonno, performance fisica, percezione del dolore, funzione visiva e fisiologia della cute.
Attraverso dispositivi indossabili, monitoraggi fisiologici continui, analisi di sangue, saliva e urine, saranno osservati i cambiamenti dell’organismo durante la salita, l’acclimatamento, la permanenza in quota e il rientro ai 1300 metri di Kathmandu.
Acclimatamento temporaneo vs adattamento cronico
Un’attenzione particolare sarà dedicata ai biomarcatori molecolari, ai meccanismi cellulari regolati dal fattore HIF-1, allo stress ossidativo, al metabolismo e ai processi di comunicazione tra le
cellule, con l’obiettivo di individuare i diversi profili di adattamento all’ipossia. Il confronto tra le reazioni alla quota dei ricercatori occidentali, dei nepalesi di pianura e degli Sherpa consentirà di studiare la differenza tra l’acclimatamento temporaneo e adattamento cronico all’alta quota.
L’Università di Milano, in particolare, contribuirà agli studi sui cambiamenti climatici, sulla criosfera, sull’atmosfera e sugli ecosistemi d’alta quota. L’Università di Cagliari svilupperà attività di
telerilevamento e analisi delle trasformazioni naturali e antropiche degli ambienti montani. L’Università d’Annunzio sarà impegnata soprattutto nella medicina e nella fisiologia di montagna. La
spedizione Pyramid26 segue l’accordo di collaborazione scientifica per il monitoraggio degli ambienti di alta quota, per la valutazione degli effetti del cambiamento climatico e per lo sviluppo della medicina di montagna recentemente firmato dai rettori delle Università partecipanti.
Un “giullare” speciale
Ma la spedizione ha anche un’anima culturale. Fa parte a pieno titolo del suo programma, infatti, il progetto A Jester on Sagarmatha – A Tribute to Dario Fo, realizzato in collaborazione con la fondazione Dario Fo e Franca Rame in occasione del centenario della nascita e del decennale della morte del grande attore, artista e drammaturgo.
Nel 1997, Dario Fo ha ricevuto il Premio Nobel per la Letteratura. La motivazione fa riferimento al suo ispirarsi “ai giullari medievali nel dileggiare l’autorità e nel risollevare la dignità degli oppressi”.
Mattea Fo, nipote di Dario e presidente della fondazione Fo-Rame, ha partecipato lo scorso 18 luglio agli eventi che hanno presentato la spedizione a Chieti e a Sant’Eusanio del Sangro.
Teatro, musica dal vivo e letture di opere di Fo accompagneranno il trekking dei ricercatori e il loro soggiorno alla Piramide. Mentre i ricercatori saranno impegnati nel Khumbu, nell’orfanotrofio della Docs foundation Nepal sarà realizzato un laboratorio artistico.
I bambini accolti dalla struttura, insieme a tre artisti abruzzesi, i cantanti Luca Romagnoli e Nicola Pomponi (in arte Setak) e l’attore Icks Borea, lavoreranno alla scrittura di canzoni originali e a
un laboratorio teatrale.
Il percorso si concluderà con la rappresentazione di un testo di Dario Fo, e con un concerto pubblico a Kathmandu, dedicato alle canzoni del grande autore lombardo e ai brani composti insieme ai bambini nepalesi. Il rientro in Italia è previsto per il 13 ottobre.