Alessandro Baù su Space Vertigo, Tre Cime di Lavredo. Foto Giovanni Danieli.JPG
Baù su Refrigerator Off-Width, Biaho Spire, Pakistan. Foto Ettore Zorzini.jpg
Captain Sky Hook, solitaria in Civetta. Foto Archivio Baù
La copertina del libro.Studiare ti cambia la vita. È successo ad Alessandro Baù (Padova, 1981), che per un 30 e lode in Analisi 1 ha ricevuto in regalo un corso di scialpinismo: e da lì ha scoperto che il suo sogno non era quello di diventare ingegnere girando mari e oceani su navi da costruzione, ma di fare la Guida alpina e anche l’alpinista (senza rinunciare a fare l’ingegnere free lance). È stato il cosiddetto click che improvvisamente ha dato nuovo senso alla passione per l’arrampicata coltivata insieme al padre fin dai 14 anni. Nell 2010 l’ingresso fra gli Accademici del CAI. È uno dei tredici protagonisti del libro Le vie dei sogni, a cura di Andrea Greci e con la prefazione di Erri De Luca (CAI Edizioni, pp. 176, 18 euro).
Cuore dolomitico
Linee lunghe e difficili, arrampicata tecnica su roccia soprattutto dolomitica, bivacchi in parete, stile pulito, grande attenzione etica: l’alpinismo di Baù si nutre di questi ingredienti. Pakistan, Patagonia, Yosemite, Messico, Groenlandia, Nuova Zelanda, Scozia, Norvegia: Alessandro ha girato mezzo mondo, ma sono le Dolomiti e soprattutto la Civetta ad avergli portato fortuna (non a caso la civetta era l’animale sacro di Atena, simbolo di saggezza e conoscenza), e in particolare la Parete Nord-Ovest, tra importanti ripetizioni e prime aperture. Prime ripetizioni come su W Mejico Cabrones, nel 2005 con Enrico Marini, e su Nuvole Barocche, nel 2007 con Alessandro Beber, o su Captain Sky Hook, ripetuta nel 2009 e poi anche in invernale e in giornata nel 2010. Vie nuove come Chimera Verticale (2007), Colonne d’Ercole (liberata nel 2012, con i super amici Nicola Tondini e Alessandro Beber), premiata con il Pelmo d’Oro nel 2012. Per restare sulla Nord-Ovest della Civetta, l’ultima novità si chiama Pilastro Renato (in morte di Renato De Zordo, storico gestore dello storico Rifugio Coldai) e risale a luglio 2025.
Da segnalare anche Enigma sulla Torre Trieste (Civetta), o Space Vertigo sulla Nord della Cima Ovest di Lavaredo, aperta “rigorosamente dal basso” fra il 2016 e il 2019 e liberata nel 2020 con Nicola Tondini e Claudio Migliorini. Via nuova anche sul Cerro Piergiorgio, in Patagonia, Scrumble de Manzana, nel 2020 con Giovanni Zaccaria.
Nel 2022 l’Uli Biaho in Karakorum (Pakistan), con Francesco Ratti e Leo Gheza: saliti sulla cima della Torre di Trango per la Via Slovena alle sei e mezza di pomeriggio, scesi al campo base alle quattro di notte, ripartiti alle cinque per sfruttare al massimo gli ultimi due giorni di permesso e la finestra di bel tempo (“quanta energia, c’era proprio la fiamma dentro di noi” commenta Baù). È così che è nata Refrigerator Off-Width, sulla parete est dell’Uli Biaho Great Spire (5594 m), nel Baltoro Muztagh.
Senza dimenticare la prima volta al Fitz Roy sulla Via Afanassieff, con sua moglie, Claudia Mario, che arrampicava da poco, nel 2015.
La via dei sogni
“Per quello che rappresenta per me la Nord-Ovest del Civetta, per la bellezza della linea, per gli amici con cui l’ho aperta, per me rimane Colonne d’Ercole”. Non ha dubbi Alessandro Baù, che su quella parete ha passato ore e fatto sanguinare dita nel tentativo di imparare arrampicando la storia della montagna che vide nascere il Sesto Grado un secolo fa, prima di passare a scriverla anche lui, che oggi ne è uno dei massimi conoscitori. Visto però che in alpinismo ogni sogno raggiunto è un sogno aggiunto, “Ci sarebbe un posto che mi affascina molto e dove voglio andare a vivere un’avventura”, ma non è il momento di dirlo.
“Il sogno in alpinismo è una cosa bellissima: amo non solo il momento da vivere, ma tutto quello che lo precede, il pensiero che nasce in testa, l’allenamento, la motivazione, quella spinta a incastrare tutta la tua vita per realizzarlo”.
Cos’hanno di speciale i sogni degli alpinisti? “Ognuno ha i propri sogni, per noi sono sul verticale e questo implica una maggiore complessità, che è legata all’ambiente alpino”. Il passato da pallanuotista fornisce un utile confronto: “Allora, oltre al fatto che i sogni di quando hai 20 anni sono diversi da quelli di quando ne hai 40, il campo d’azione era la piscina e dunque il sogno passava dalla cura estrema dei minimi dettagli, come è per qualunque atleta professionista. Quando di mezzo c’è la montagna, il campo d’azione è così vasto che focalizzare troppo sul dettaglio non serve più, serve una visione d’insieme e la capacità di trovare il giusto compromesso con quei dettagli”.
Alpinismo è… storia
Chi conosce e segue Alessandro Baù ritroverà i pilastri del suo credo verticale nel capitolo a lui dedicato all’interno del libro Le vie dei sogni, intervistato da Andrea Greci. A partire dal rispetto per la storia, che orienta il modo in cui porta avanti la sua esplorazione e la sua curiosità per la montagna, ma anche il suo modo di divulgarla e di viverla. Non c’è libertà senza responsabilità, la stessa che si assume anche chi decide di mettere nero su bianco la relazione di una via, affidandola a una guida cartacea, come quella uscita la scorsa estate sulla Parete Nord-Ovest del Civetta. La stessa che è necessario trasmettere alle nuove generazioni. Quando sarà il momento del confronto, lui sarà pronto a dare il suo contributo.