Il CAI in Senato con il convegno 'Una infrastruttura civile per il Paese'

L'iniziativa, promossa dal senatore Lucio Malan e sostenuta da diversi ministeri, sottolinea la centralità del sodalizio nella gestione della montagna. Il presidente generale Antonio Montani: "Manteniamola viva e attiva"

 

“Chi fa alpinismo sa che il vero valore non si trova nella forza o nella resistenza, quanto nell'equilibrio”. È proprio equilibrio la parola chiave introdotta dal presidente generale del CAI Antonio Montani, il concetto intorno al quale si è sviluppato il convegno Il Club Alpino Italiano: un'infrastruttura civile per il Paese. L'incontro si è tenuto ieri a Roma, presso il Senato della Repubblica, su iniziativa del senatore Lucio Malan, di Fratelli d'Italia. Nel corso del confronto - moderato da Daniela Ferolla- si sono toccati tutti i temi che vedono partecipare il CAI come primo interlocutore dello Stato nella complessa gestione della montagna. Intesa non solo come territorio, ma come spazio di sviluppo per politiche legate all'ambiente, ai giovani, alla sicurezza.

 

È lo stesso Malan a fare gli onori di casa sotto le volte affrescate di Sala Zuccari, unendo una memoria personale al tema dell'incontro: “I miei primi ricordi di montagna con mio padre sono su sentieri segnati da vernice bianca e rossa, seguendo quelle indicazioni che non solo rassicurano, ma fanno sì che quel sentiero sia una vera e propria infrastruttura al servizio di chi va in montagna. Ed è una infrastruttura che unisce il Paese da nord a sud, perché la montagna è Alpi come Appennini”.

La parola passa quindi al ministro del turismo Daniela Santanchè, che rivendica la montagna come “asset straordinario per questo governo. È importantissima per destagionalizzare e per delocalizzare il turismo. Finalmente è passato anche alla Camera il progetto di legge sui cammini, che favorisce il turismo lento. Non un turismo predatorio, ma sostenibile, sostenuto da una politica di visione e non di emergenza. La maggior parte dei turisti viene a visitare il 4% del nostro territorio, noi abbiamo il dovere di fare conoscere loro il resto. E bisogna fare squadra, con lo stesso orgoglio che dobbiamo avere di essere italiani. Andando al di là degli attriti”.

Il tema del turismo sostenibile si lega all'idea di una montagna intesa non come parco giochi, ma come luogo dove vivere tutto l'anno, grazie a politiche di sostegno anche nel campo dell'istruzione. Lo ha sottolineato il sottosegretario di Stato al ministero dell'istruzione e del merito Paola Frassinetti. “Proteggiamo la montagna dallo spopolamento con azioni concrete, come l'intervento che è stato fatto per diminuire il numero di alunni per classe. E poi la montagna attrae gli studenti e va fatta conoscere con iniziative e tirocini. Bisogna dare agli studenti la possibilità di andare sul territorio. Voglio ringraziare Montani per essersi speso nella stesura del protocollo d'intesa tra ministero e CAI. Ora deve diventare pratica e sarà così, non rimarrà un faldone”.

 

Che il CAI sia una vera e propria infrastruttura civile lo ribadisce lo stesso presidente generale Antonio Montani, a partire dai numeri: “Ci sono 160mila chilometri di sentieri in Italia, 90mila li manteniamo con le nostre risorse. Abbiamo oltre 7mila volontari che si occupano di fare formazione e poi ci sono gli accompagnatori, che portano le persone in ambiente. Abbiamo 800 tra sezioni e sottosezioni, una rete che adempie in pieno agli scopi statutari. Credo che oggi, ancora di più che un tempo, l'alpinismo vada visto nella sua accezione più alta, ovvero come frequentazione della montagna in senso lato. Certo, non tutto è semplice come non è facile organizzare un grande evento come le Olimpiadi. Se è giusto interrogarsi sul fatto che sia ancora opportuno organizzare queste manifestazioni, ora è nostro compito tifare per il successo e che sia una bella cartolina per il nostro Paese. Noi siamo a disposizione per mantenere la montagna viva e attiva. Come all'inizio della nostra storia, quando abbiamo fatto un grande lavoro per realizzare sentieri e rifugi. Ed è un lavoro che dobbiamo continuare a fare con equilibrio, con infrastrutture leggere e sostenibili”.

L'equilibrio auspicato da Montani, trova nelle parole del ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin una declinazione legata alla gestione delle risorse. “L'acqua oggi ha un valore diverso rispetto a un tempo e l'acqua viene dalle montagne. Dobbiamo prendercene cura, è un bene prezioso ed è un bene anche economico. Così come lo è la biodiversità, che dobbiamo tutelare”. Lo stesso sguardo, che dal passato si fa presente, è quello del viceministro delle infrastrutture e dei trasporti Edoardo Rixi. “Oggi abbiamo ancora infrastrutture che sono state pensate e realizzate 150-100 o 50 anni fa, quando c'era molta più gente che viveva in montagna, ma c'era meno turismo e c'erano esigenze diverse rispetto a quelle odierne: penso al tema della connessione digitale. La scommessa oggi è fare convivere le esigenze di un ambiente che va preservato, in un mondo che è quello del 2026, con i servizi di cui abbiamo bisogno. Come l'alpinista deve sapere immaginare, deve andare oltre quello che sa e conosce, così noi dobbiamo agire per il futuro del nostro Paese”.

 

 

Il messaggio del ministro della disabilità Alessandra Locatelli insiste sulla centralità della solidarietà come strumento di inclusione. “La montagna è un luogo della solidarietà e il CAI si è speso per rendere la montagna un luogo accessibile anche per chi vive la disabilità. L'inclusione è possibile quando si lavora insieme”.

La sintesi di tante esigenze diverse arriva da Mario Vaccarella, componente del comitato direttivo del CAI. “Avere 360mila soci porta a delle criticità, è inevitabile, ma è proprio dal confronto che nasce il miglioramento. E quando si dice che puntiamo alla sostenibilità, non possiamo che intendere una sostenibilità non solo ambientale, ma sociale ed economica”.

Infine, il vicepresidente generale del CAI Giacomo Benedetti, che riporta l'attenzione sulle infrastrutture fisiche e il patrimonio umano del sodalizio: “Sentieri e rifugi sono le due infrastrutture base, che non servono solo allo svago, ma rendono possibile l'esistenza di una rete che significa sicurezza anche grazie ai volontari. I rifugi non sono un albergo, ma informazione, primo orientamento ed educazione alla montagna. Non luoghi di consumo ma strutture orientate alla misura, alla sobrietà: per accogliere, senza trasformare la montagna in un prodotto. Il CAI non propone un modello astratto, ma una rete operativa già pronta, per rafforzare l'azione dello Stato, come partner dello Stato stesso”.