A-23A immortalato il 27 dicembre 2025 dalla Stazione Spaziale Internazionale - Foto NASA / ISS Crew Earth Observations Facility
L’iceberg A-23A da satellite il 26 dicembre 2025 - Foto NASA Earth Observatory / Michala Garrison (dati MODIS)
Marzo 2025, A-23A vicino alle coste della Georgia del Sud - Foto NASA Earth Observatory images by Wanmei Liang, using MODIS data from NASA EOSDIS LANCE and GIBS/Worldview, ocean bathymetry data and digital elevation data from the British Oceanographic Data Center’s General Bathymetric Chart of the Oceans (GEBCO) and the British Antarctic Survey - Wikimedia Commons, Public Domain
A-23A nel dicembre 2023 - Foto By MODIS Land Rapid Response Team, NASA GSFC - This image or video was catalogued by Goddard Space Flight Center of the United States National Aeronautics and Space Administration (NASA) under Photo ID: 2023-12-24 -Wikimedia Commons, Public Domain
A23-A nel settembre 2025 - Foto NASA Earth Observatory image by Michala Garrison, using MODIS data from NASA EOSDIS LANCE and GIBS/Worldview - Wikimedia Commons, Public DomainQuando A-23A, un colossale iceberg di circa 4.000 chilometri quadrati di superficie, si staccò dalla piattaforma Filchner, nell’Antartide occidentale, Ronald Reagan sedeva alla Casa Bianca, nei cieli brillava la luce della cometa Halley e veniva annunciata la creazione del primo laptop della storia. Era il 1986.
A distanza di 40 anni, il gigante di ghiaccio, uno tra gli iceberg più grandi e longevi mai monitorati, sembra giunto ai suoi ultimi giorni di vita nell’Atlantico meridionale. Recenti immagini della NASA lo mostrano trasfigurato, saturo di acqua di fusione e sfumato di un blu intenso, segnale inequivocabile di una prossima disintegrazione.
L'allarmante fenomeno della “poltiglia blu”
Le stime di inizio anno, elaborate dallo US National Ice Center, hanno portato a evidenziare che la superficie di A-23A sia diminuita di oltre 2/3, a seguito di una progressiva frammentazione, che si è particolarmente intensificata nell’estate 2025, assestandosi sui 1.182 chilometri quadrati.
Dimensioni che, poste a confronto con i 4.000 chilometri quadrati del 1986 possono apparire estremamente ridotte ma che, in termini assoluti, continuano a essere significative. Parliamo di una superficie superiore a quella della città di New York.
Ad allarmare gli scienziati non è soltanto la riduzione dimensionale della massa di ghiaccio galleggiante, ma la mutazione cromatica che si sta manifestando sulla superficie ghiacciata. Le immagini satellitari mostrano chiaramente la presenza di ampie aree blu, fenomeno definito “blue mush”, poltiglia blu, e riconosciuto come segnale di un processo di disintegrazione in corso.
Come spiega Ted Scambos, ricercatore della University of Colorado Boulder, "il peso dell'acqua preme all'interno delle fessure del ghiaccio, forzandone l'apertura". Questa azione meccanica indotta dall’acqua può condurre a un progressivo ampliamento delle striature, solchi profondi scavati secoli fa, quando l'iceberg era ancora parte della piattaforma antartica, fino a determinare la frammentazione dell’iceberg in corrispondenza di questi punti di rottura.
"Le striature si sono formate parallelamente alla direzione del flusso, creando sottili creste e valli che oggi canalizzano l'acqua di fusione", spiega in merito Walt Meier del National Snow & Ice Data Center.
Vi è un ulteriore segnale cromatico di allarme: il contorno della massa glaciale risulta essere bianco, in contrasto netto con la parte centrale, sfumata di “blue mush”. Questa sottile linea di confine è determinata dal ripiegamento verso l'alto dei bordi dell’iceberg, a diretto contatto con l’acqua del mare. Il fenomeno, detto “rampart-moat”, è causato dalla fusione accelerata dei margini sommersi, che altera l'equilibrio idrostatico dell’iceberg.
Altro particolare, notato dagli esperti nelle immagini satellitari, che sta destando preoccupazione, è un’area totalmente bianca, che si estende sulla sinistra dell’iceberg. Potrebbe trattarsi di un “blowout”, una “esplosione” dell’iceberg.
Come spiegato dalla NASA, “il peso dell'acqua accumulatasi sulla sommità dell'imponente iceberg avrebbe creato una pressione sufficiente ai bordi da perforarlo”. In tal modo, l’acqua di fusione potrebbe aver trovato una via facilitata per riversarsi nell’oceano, creando un "pennacchio di scarico di acqua dolce" e qui si sarebbe mescolata a frammenti di ghiaccio galleggianti.
A-23A nel cimitero degli iceberg
A-23A si trova ora in quello che gli esperti chiamano il "cimitero degli iceberg", tra il Sud America e la Georgia del Sud. Qui l'acqua raggiunge i 3°C e le correnti stanno spingendo il colosso verso acque ancora più calde. Questo elemento, sommato ai segnali di allarme sopra elencati, portano gli scienziati a temere che la fine di A-23A non sia lontana.
"Non mi aspetto che sopravviva all'estate australe", afferma Chris Shuman, scienziato in pensione dell'Università del Maryland nella contea di Baltimora.
Per i ricercatori che lo seguono da una vita, assistere in presa diretta alla scomparsa di A-23A è un momento tristemente emozionante. A seguito del suo distacco dalla piattaforma continentale nel 1986, l’iceberg è rimasto incagliato per oltre 30 anni nelle acque poco profonde del Mare di Weddell. Riuscito a liberarsi dalla morsa di Weddell nel 2020, A-23A ha trascorso vari mesi nelle braccia di un vortice oceanico, chiamato colonna di Taylor.
Infine, dopo aver ruotato su stesso, ha iniziato a navigare verso nord, in direzione della Georgia del Sud, quasi scontrandosi con le coste dell'isola, per poi rimanere nuovamente bloccato per mesi in acque poco profonde. Una volta riuscito a "scappare” in mare aperto, ha iniziato a frammentarsi in maniera crescente nel corso del 2025.
Una storia avventurosa e avvincente quella di A-23A, che ha permesso agli scienziati di approfondire le conoscenze sui “megaberg”, gli iceberg giganteschi che talvolta si distaccano dalla piattaforma antartica. "L'A-23A affronta lo stesso destino di altri iceberg antartici, ma il suo percorso è stato straordinariamente lungo e movimentato – commenta a tal proposito Shuman - . È difficile credere che non rimarrà con noi ancora per molto."