Il Monte Bianco si è abbassato di quasi 3 metri

Il cambiamento climatico erode il "cappello" glaciale del Monte Bianco: la cima più alta d'Europa è oggi più bassa di quasi 3 metri.
Monte Bianco © Max572 - Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0

4.810 metri. Questo il valore che, per generazioni, ha rappresentato quasi un dogma geografico, associato all’altezza del Tetto d’Europa: il Monte Bianco. Una cifra che, secondo le più recenti misurazioni, è da rivedere al ribasso. 

Secondo le rilevazioni condotte nell'estate 2025, nell’ambito della missione italo-francese promossa da Fondazione Montagna Sicura e dal Laboratoire EDYTEM (CNRS), la vetta del Monte Bianco si attesta oggi a 4.807,3 metri, con una perdita di quasi 3 metri di altezza, da imputarsi al cambiamento climatico che sta promuovendo, su scala globale, una progressiva e accelerata fusione dei ghiacci. 

I dati, presentati in occasione della Giornata Internazionale della Montagna, nell’Anno Internazionale per la Conservazione dei Ghiacciai, definiscono quello che gli scienziati chiamano "punto zero": un riferimento scientifico necessario per monitorare, da qui ai prossimi decenni, l’evoluzione dei ghiacciai di altissima quota.

 

Cosa sta succedendo sul Tetto d'Europa

Per comprendere cosa stia accadendo sul Tetto d’Europa, i ricercatori hanno dovuto letteralmente guardare “dentro” la montagna. Grazie all'uso combinato di droni equipaggiati con sensori LiDAR, fotogrammetria e georadar, il team di ricerca ha separato la componente perenne (la roccia) da quella variabile (il ghiaccio).

Lo studio ha rivelato che la vera sommità rocciosa del Monte Bianco si trova a 4.786 metri. Sopra questo basamento solido poggia una calotta glaciale spessa tra i 20 e i 22 metri. È proprio questo "cappello" bianco a determinare l'altezza complessiva della montagna e, purtroppo, è anche la parte più dinamica e vulnerabile. 

Se in passato si riteneva che le aree al di sopra dei 4.000 metri fossero immuni agli effetti del riscaldamento globale, caratterizzate dalla presenza di un ghiaccio ritenuto perenne, preservato dalle temperature costantemente rigide, i dati odierni mostrano che lassù, a un passo dal cielo, la situazione sia cambiata. 

Le delicate attività, svolte in quota da tecnici e ricercatori nell’estate 2025, sono raccontate in un video realizzato dal fotografo outdoor Andrea Passerini, pubblicato sul canale Youtube di Fondazione Montagna Sicura.

"La cima del Monte Bianco possiede un valore simbolico e culturale immenso, sia sul versante italiano che su quello francese, e proprio questa rilevanza ci ha spinto a dialogare con i colleghi d'oltralpe. Da questo confronto è nato il progetto scientifico di monitoraggio della calotta sommitale del massiccio", spiega nel video Fabrizio Troilo, coordinatore dell’area ricerca della Fondazione Montagna Sicura, evidenziando che l’idea di andare a vedere cosa stia succedendo sul Monte Bianco derivi da osservazioni condotte negli ambienti al di sopra dei 4.000 metri, non solo su questo massiccio ma anche sul Monte Rosa e altri giganti alpini”.

Negli ultimi decenni risulta infatti sempre più evidente che i cambiamenti indotti dal riscaldamento globale, su ghiacciai posizionati a quote inferiori, stiano salendo di quota, andando a impattare su “queste aree di altissima quota che, fino a poco tempo fa, erano considerate stabili”. Diventa essenziale raccogliere dati che consentano di comprendere “se sia effettivamente iniziata una degradazione di questi ambienti glaciali estremi e se il fenomeno sia destinato a protrarsi nel tempo."

A dettagliare le attività realizzate in quota è Martina Lodigiani, ricercatrice della Fondazione Montagna Sicura. Il rilievo si è articolato in due giornate distinte: la prima dedicata all'indagine topografica e la seconda a quella geofisica. Per la parte topografica è stato impiegato un drone equipaggiato con sensori fotogrammetrici e LiDAR, strumenti necessari per generare un modello digitale accurato della superficie della calotta glaciale. L'indagine geofisica si è invece avvalsa di un georadar, uno strumento capace di emettere onde elettromagnetiche nel sottosuolo che, una volta raggiunta la roccia sottostante, vengono riflesse verso la superficie fornendo dati precisi sullo spessore del ghiaccio.

L'elaborazione di queste informazioni ha permesso di ricostruire un modello tridimensionale, che ha portato all’identificazione del nuovo valore della sommità rocciosa del Monte Bianco, che, come anticipato, si attesta attorno ai 4.786 metri, ricoperta da una ventina di metri di spessore del cappello di ghiaccio. Un rilievo complicato, che non ha la sola finalità di misurare la reale altezza del Bianco ma di “ricostruire tutto l'intorno della cima con l'obiettivo futuro di poterne vedere e misurare l'evoluzione e i cambiamenti.”

Accanto all'importanza della raccolta dati, il video sottolinea il forte valore che ha assunto la missione, come esempio di cooperazione transfrontaliera. “Ciò che emerge chiaramente da questa campagna, e che va oltre il puro dato scientifico, è la preziosa cooperazione che si è instaurata con i colleghi italiani e la consapevolezza dell’importanza di studiare questi ambienti", dichiara Xavier Cailhol, esperto alpinista e dottorando al Laboratorio Edytem, sottolineando che monitorare l’evoluzione del paesaggio del Monte Bianco, con un impegno transfrontaliero “rappresenta un messaggio forte e centrale”.

 

Un futuro di montagne senza cappello

Il caso del Monte Bianco non è isolato, ma riflette una dinamica che interessa le vette più alte del pianeta. In un mondo che si scalda, l'altezza delle montagne dotate di un cappello bianco non è un valore statico, ma un dato incline al mutamento. L’esempio più emblematico è quello dell’Everest

Sebbene la spinta tettonica continui a spingere la roccia verso l’alto, l'altezza ufficiale della vetta (circa 8.849 metri) dipende fortemente dallo spessore del ghiaccio che ricopre la cima rocciosa. Recenti studi sul ghiacciaio del Colle Sud, il più alto dell’Everest, situato a quasi 8.000 metri di quota, hanno evidenziato una riduzione in spessore che procede a ritmi decine di volte superiori a quelli di accumulo. Come per il Monte Bianco, anche sull'Everest il rischio è che la "piramide" perda centimetri preziosi di ghiaccio un tempo perenne, trasformando la fisionomia della vetta più alta del Pianeta.