Italiani, popolo di esploratori e migranti © De Agostini
Un passaggio dell'incontro
Daniela Berta e Claudio Pagliara
Italia e Stati Uniti, uno sguardo comune sulle montagne. Nella foto Yoemite nel 1985 © Museo della montagna CAI Torino
Yosemite nel 1895 © Museo della Montagna - CAI Torino
Il mondo della musica non è rimasto immune dal fascino delle montagne
Walter Bonatti a New York © Museo della Montagna - CAI Torino
La locandina di 'Cinque giorni una estate'
Giochi da tavolo ambientati in Klondike © Museo della Montagna - CAI Torino
Walter Bonatti e Andrea Ogioni a New York © Museo della Montagna - CAI Torino
Il mondo della musica non è rimasto immune dal fascino delle montagne
La montagna italiana non è certo un prodotto, ma oltre a essere un luogo fisico rappresenta anche un insieme di valori che meritano di essere raccontati al di là degli stereotipi e in un certo senso "esportati" oltre i confini nazionali, dove possono trovare piena corrispondenza di sensibilità. Ambasciatrice della nostra cultura in questi giorni è stata Daniela Berta, direttrice del Museo della montagna "Duca degli Abruzzi", CAI di Torino, che all'Istituto italiano di cultura di New York martedì ha conversato con il direttore Claudio Pagliara, nel corso di un incontro dal titolo Le gemme nascoste d’Italia. È stata l'occasione per portare uno sguardo comune sulla montagna con i nostri “cugini d'oltre oceano”.
L'apertura all'inatteso
Le gemme nascoste d’Italia è un concept che ha visto nell'incontro del 29 il terzo e conclusivo appuntamento di un mini festival cinematografico: nelle settimane precedenti la proiezione de Le otto montagne di Felix Van Groeningen e Charlotte Vandermeersch, basato sul famoso romanzo di Paolo Cognetti, erano stati riprodotti Le città di pianura e La vita va così. L’obiettivo, come ha spiegato Berta, era “promuovere una scoperta consapevole di alcuni dei paesaggi meno conosciuti del nostro Paese”, attraverso un linguaggio capace di coniugare valorizzazione e tutela.
Nell'ultimo incontro che si è tenuto, Berta ha dialogato con Pagliara nel contesto dell'istituto, davanti a un centinaio di persone, molte di loro giovani, presenti a Central Park per sentire parlare di una montagna diversa da quella stereotipata dell'overtourism dolomitico. "La comunità italiana a New York è ancora molto legata alle proprie radici e curiosa. Sono molto interessati alle attività proposte e l'istituto è stato meritevole nel cercare di stimolare il dialogo e l'apertura verso contesti meno pubblicizzati e da cartolina".
Un ponte tra culture
Il materiale illustrato da Berta a supporto del talk ha creato un "terreno comune" su cui conversare: copertine di dischi provenienti dalla collezione del museo, fotocromie di fine Ottocento, i giochi da tavolo a tema montagna custoditi a Torino: testimonianze di una cultura della montagna insita nel vivere quotidiano. Non una montagna lontana e necessariamente eroica, ma di sentire comune, aperta alle contaminazioni internazionali.
Alcune fotografie hanno ovviamente catturato l'attenzione più di altre: Lo Yosemite in bianco e nero di oltre un secolo fa, personaggi universali che vanno al di là della loro comunque enorme caratura alpinistica. "Ho mostrato gli scatti di Walter Bonatti che cammina per il centro di Manhattan con Andrea Oggioni nel 1961, quando erano di passaggio per il Rondoy, ma abbiamo parlato anche di sostenibilità e del tema del ritorno in montagna, favorito anche dalla scelta del film".
“Tra gli aspetti confortanti della globalizzazione c'è il fatto che siamo diventati anche tutti più consapevoli dei problemi comuni”. Daniela Berta
Una montagna vera
Le otto montagne è un film che presenta una dicotomia netta tra montagna e città, corrispondenza di un romanzo che si prende la libertà di calcare la mano sulle contrapposizioni di chi la montagna la abita o la vive come fuga. Il tema è più che mai attuale e sentito, ma Berta torna dagli Stati Uniti con l'impressione di avere trovato una corrispondenza di sensibilità nel suo uditorio: "Tra gli aspetti confortanti della globalizzazione c'è il fatto che siamo diventati anche tutti più consapevoli dei problemi comuni che abbiamo: dal riscaldamento climatico ai grandi movimenti da e verso le montagne, la gestione del turismo. Ovviamente ho visto un pubblico affascinato dalle bellezze della Valle d'Aosta, ma ben lontano da una romanticizzazione della montagna che non tenga conto delle difficoltà. Ho visto una risposta matura".