Cascata © PixabaySecondo un nuovo rapporto delle Nazioni Unite, guidato dal professor Kaveh Madani, direttore dell’Istituto sull’Acqua, l’Ambiente e la Salute dell’Università delle Nazioni Unite, l’umanità ha ormai superato la capacità naturale del Pianeta di rigenerare le proprie risorse idriche. In altre parole, la Terra è entrata in quella che gli esperti definiscono la “bancarotta idrica globale”: stiamo consumando acqua come se fosse un conto corrente illimitato, e le riserve che rimangono sono spesso contaminate o difficili da recuperare.
I numeri
Le cifre parlano chiaro. Oltre il 75% della popolazione mondiale vive in Paesi dove l’acqua è considerata insicura o criticamente insicura, e circa quattro miliardi di persone affrontano periodi di grave scarsità almeno un mese all’anno. Molte delle principali falde acquifere mondiali sono in declino a lungo termine, e più della metà dei grandi laghi del Pianeta ha perso acqua rispetto agli anni Novanta. In cinquant’anni, oltre 410 milioni di ettari di zone umide sono scomparsi, compromettendo la biodiversità e la capacità degli ecosistemi di rifornire acqua potabile. Gli effetti si vedono già sulla vita quotidiana: oltre due miliardi di persone non hanno accesso ad acqua potabile completamente sicura, e 3,5 miliardi non dispongono di servizi igienici adeguati.
La scarsità d’acqua non riguarda solo la disponibilità per bere o lavarsi. Circa il 70% dell’acqua dolce utilizzata a livello globale è destinata all’agricoltura, e la riduzione delle risorse idriche mette a rischio la produzione alimentare, la sicurezza economica e la stabilità sociale. Anche l’industria e i servizi soffrono: siccità, falde prosciugate e corsi d’acqua ridotti hanno un impatto diretto sulle economie locali e globali, con costi che ogni anno raggiungono decine o centinaia di miliardi di dollari.
I fattori
Le cause della crisi sono molteplici e interconnesse. Il sovraconsumo e lo spreco, l’inquinamento agricolo, industriale e urbano, i cambiamenti climatici con siccità più frequenti e la fusione dei ghiacciai, insieme a pratiche agricole intensive con colture ad alto fabbisogno idrico, stanno prosciugando il Pianeta. Come ha spiegato Madani, stiamo consumando un “capitale idrico” che non può essere rinnovato su scala umana.
Non tutti i Paesi sono ugualmente colpiti ma, come spiegato nel report, anche zone critiche isolate hanno ripercussioni globali: crisi alimentari, migrazioni forzate e conflitti per l’acqua sono già realtà in molte regioni del mondo. Gli esperti avvertono che occorre un cambio radicale nella gestione delle risorse idriche: bisogna puntare all’efficienza in agricoltura e industria, investire in tecnologie di riciclo e desalinizzazione, proteggere fiumi, laghi e falde, e ripensare completamente i modelli di consumo.