L'orsa con i suoi cuccioli © WWFIl lungo iter giudiziario per l’uccisione dell’orsa Amarena, uno degli esemplari più noti e simbolici dell’orso bruno marsicano, si è nuovamente arrestato. L’udienza fissata per lo scorso 19 gennaio davanti al Tribunale di Avezzano non si è potuta tenere: un vizio di forma nel decreto di citazione a giudizio ha portato il giudice a dichiarare la nullità dell’atto introduttivo del processo, costringendo le parti a ricominciare tutto da capo.
Il procedimento riguarda Andrea Leombruni, l’uomo che nell’agosto 2023 sparò e uccise Amarena, femmina di orso bruno marsicano (specie endemica dell’Appennino centrale e in pericolo critico di estinzione), mentre si trovava con i suoi due cuccioli. L’orsa, simbolo di convivenza tra uomo e fauna selvatica, morì poco dopo per le ferite riportate.
Nullità formale e conseguenze giudiziarie
La giudice Francesca D’Orazio ha accolto l’eccezione di nullità sollevata durante l’udienza, ritenendo che il decreto di citazione fosse incompleto sotto il profilo formale. Tale errore ha comportato l’annullamento di tutte le fasi già compiute del procedimento e il rinvio alla Procura affinché rediga un nuovo atto di citazione. Va sottolineato che, trattandosi di un rinvio legato a una formalità procedurale, il merito del caso non è stato ancora discusso in aula.
Le associazioni animaliste e ambientaliste, tra cui WWF Italia, che si sono costituite parte civile nel processo, hanno espresso forte preoccupazione per l’ennesimo stop. Non solo perché l’azione giudiziaria sembra impantanarsi in errori burocratici, ma anche perché, a quasi tre anni dai fatti, cresce il rischio che il reato vada in prescrizione prima che la magistratura possa pronunciarsi sulla sostanza delle accuse.
Le organizzazioni ambientaliste considerano l’episodio una pietra miliare nel dibattito sulla tutela degli animali selvatici e sull’efficacia delle normative italiane in materia. Il WWF ha definito la situazione come un “Gioco dell’Oca giudiziario”, in cui ogni avanzamento viene vanificato e il tempo continua a scorrere senza una vera risposta giudiziaria. Anche altre realtà animaliste, come ENPA e LEAL, hanno commentato la decisione con toni critici, sottolineando come il caso Amarena abbia messo in luce la necessità di normative più efficaci per tutelare specie protette e contenere i crimini contro la fauna selvatica.