Il regno dei Fanes, la montagna incantata di Karl Felix Wolff

Lo scrittore vissuto in Sudtirolo, tra i due conflitti mondiali ha riunito e riorganizzato le leggende del popolo ladino. Ne è venuto fuori un libro che unisce la fantasia della tradizione all'autentica magia delle Dolomiti

 

I boschi fitti di mistero, le vallate rigogliose attraversate dai torrenti, le cime avvolte nelle brume: l'Alto Adige di Karl Felix Wolff prende le sembianze del racconto fantastico, come lo scrittore e giornalista austroungarico di nascita e bolzanino d'adozione ha raccontato ne Il regno dei Fanes, nuove leggende delle Dolomiti, seguito de I monti pallidi. Storie e leggende delle Dolomiti. In questo secondo volume della serie, uscito nel 1932, Wolff cerca di riunire frammenti superstiti di leggende ladine intorno ai “Fanes” e di ricomporre l'unità ciclica che un tempo, secondo la sua opinione devono avere avuto. 

 

È un libro allo stesso tempo fantasioso e concreto quello che vi proponiamo: la narrazione attenta a mantenere l'attesa, il gusto del particolare, l'intreccio di magia e natura vera sono un tessuto di parole, suggestioni che diventano una coperta di sogni buona per trascorrere spensierati pomeriggi in un prato assolato o per una serata di letture assonnate davanti al camino.

Un racconto fantastico in una montagna reale

Nell'opera di Wolff, frammenti di antiche leggende, provenienti da un passato inconoscibile, danno vita a un'epopea ricca di personaggi fantastici: re spietati, eroi, spiriti, mostri e creature celesti. Sullo sfondo delle Dolomiti, nei territori che dall'Alto Adige si spingono fino a Venezia passando per l'ampezzano e le valli trentine, popoli scomparsi e luoghi dimenticati dalla memoria riemergono in tutta la loro forza. Le vicende si intrecciano in un susseguirsi di guerre fratricide, di struggenti storie d'amore e lotte di conquista. 

 

Il tutto avviene in un'atmosfera che attraverso la magia riesce a produrre incanto. Elementi di storia si mescolano agli eroi di una tradizione secolare tramandata nei racconti del focolare, per dare vita a una narrazione fortemente legata alla terra stessa, alle montagne che la custodiscono. Il luogo è così allo stesso tempo impossibile da localizzare ma riconoscibile a pelle e i personaggi fantastici accompagnano il lettore all'interno di un panorama che da fantastico si traduce in familiare e verosimile.


Il lago di Braies, accesso a un mondo incantato

I luoghi degli incanti e dei prodigi sono la valle di Rudo, la Val Travenanzes, le pareti “insanguinate” della Croda Rossa. Non può mancare il lago di Braies con la sua aura di mistero e il romanticismo della sovrastante Croda del Becco - o Sass dla Porta-. Proprio là sotto, dice la leggenda, dormono gli ultimi dei Fanes e quando giungerà il tempo promesso, essi si desteranno, usciranno alla luce del sole e faranno risorgere in tutto il suo splendore il regno dei loro avi.


“Una volta ogni anno, in una notte di luna crescente, una barca nera faceva il giro del lago di Braies. Usciva da una porta aperta nella roccia, a traverso la quale le acque del lago penetravano nell'interno della montagna. Nel silenzio notturno il lago era immobile, non un'onda si frangeva contro i pilastri della porta, per metà sommersi nell'acqua. La barca scivolava fuori silenziosa, percorreva lentamente, tutt'intorno, il lago addormentato e tornava ad entrare nella porta misteriosa, scomparendo nelle ignote profondità della montagna”.


Non vi viene voglia di continuare? L'età in fondo non conta e quando si entra nel regno dei Fanes, tutti tornano un po' bambini.