Puma - Foto Charles J. Sharp - Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0
Pinguini di Magellano - Foto di jmarti20 da Pixabay
Pinguini di Magellano - Foto di T XP da Pixabay
Puma - Foto Ianza da Pixabay
Pinguini di Magellano - Foto di T XP da Pixabay
Puma - Foto Charles J. Sharp - Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0
Pinguini di Magellano - Foto di T XP da Pixabay
Pinguini di Magellano - Foto di T XP da PixabayIn natura, il concetto del “ripristino” non appare semplice come nell’ambito meccanico. Il reinserimento di una specie nell’ambiente che a lungo ha rappresentato la sua casa, prima di una scomparsa indotta da cause naturali o antropiche, non determina un certo e immediato ritorno a un equilibrio ecosistemico del passato.
Quando, ad esempio, un predatore selvatico torna in un territorio dopo decenni di assenza, trova spesso un ecosistema profondamente mutato. È quanto sta accadendo nel Parco Nazionale del Monte León (MLNP), nella Patagonia argentina, dove il ritorno del puma (Puma concolor), predatore estintosi nell’area nel secolo scorso, ha innescato una catena di eventi imprevisti che vede il coinvolgimento di un’altra specie, iconica della zona: il pinguino di Magellano (Spheniscus magellanicus).
Un incontro nato dal cambiamento
Nel corso del ventesimo secolo, in conseguenza dell’insediamento europeo, si è assistito in Patagonia a un progressivo rarefarsi delle popolazioni di puma, volpi e diversi erbivori, come guanachi e nandù. Una persecuzione indotta dalla necessità di fare spazio all’allevamento delle pecore.
Traendo vantaggio dall’estinzione del puma, temibile predatore terrestre, le colonie di pinguini di Magellano – storicamente confinate nelle isole – hanno trovato campo libero per spostarsi e stabilirsi sulla terraferma.
Nel 2004 la situazione ha iniziato a cambiare. Grazie all’istituzione del Parco Nazionale costiero del Monte León e alla introduzione del divieto di caccia, i grandi felini hanno avuto modo di tornare a espandersi in quella che un tempo era la loro casa. Una casa un po’ cambiata nel tempo, con un "vicinato" molto diverso da quello che i loro antenati avevano lasciato. Il Parco ospita infatti una colonia riproduttiva, composta da circa 40.000 coppie di pinguini di Magellano.
Uno studio recentemente pubblicato sulla rivista scientifica Proceedings of the Royal Society B documenta come questa interazione inattesa sta determinando degli adattamenti comportamentali da parte del puma.
Predatori solitari che imparano la tolleranza
Il dato più sorprendente emerso dalla ricerca non riguarda solo il fatto che i puma abbiano iniziato a mangiare i pinguini – un'interazione nota ma ritenuta finora marginale – quanto il modo in cui questa dieta stia influenzando il comportamento dei felini. I ricercatori, guidati dall'ecologo Mitchell Serota, hanno monitorato i puma con collari GPS e fototrappole, scoprendo che la presenza dei pinguini sta rimodulando la socialità dei puma.
I pinguini di Magellano del MLNP vivono in una zona ristretta della costa e trascorrono sulla terraferma solo la stagione riproduttiva, da settembre ad aprile. Secondo quella che i ricercatori definiscono “ipotesi di dispersione delle risorse”, quando il cibo è così localizzato, i predatori tendono anch’essi a concentrarsi. Ma il puma, di per sé, è un animale notoriamente solitario e territoriale, in linea teorica poco incline al concentrarsi in un determinato territorio, da condividere con altri esemplari.
Eppure, nel Parco del Monte León, è proprio quello che sta succedendo. I puma che si nutrono di pinguini mostrano una tolleranza sociale inaspettata, condividendo spazio e cibo, senza aggredirsi.
La facile disponibilità di cibo sembrerebbe comportare un decremento di aggressività, con conseguente instaurarsi di una convivenza pacifica tra i predatori. Questo particolare comportamento sta portando la densità di puma nel Parco ai livelli più alti mai registrati per la specie.
Sebbene l’immagine di un gruppo di predatori, concentrati in un sito riproduttivo di “goffi” uccelli marini, possa apparire preoccupante per le sorti della specie predata, al momento la colonia di pinguini del Monte León sembra stabile o addirittura in crescita.
Tuttavia, l'impatto a lungo termine di questa insolita convivenza resta un'incognita. La vera sfida per gli scienziati è capire come questa nuova dinamica possa influenzare il resto della rete trofica. Se i puma si concentrano nel predare i pinguini, cosa accadrà a lungo termine ai guanachi, che rappresentano la loro preda tradizionale? E quale potrà essere l’impatto del cambiamento negli equilibri alimentari sulla vegetazione?
"È chiaro che questa rete alimentare alterata sta influenzando notevolmente il comportamento e la densità dei puma, ma le ricerche future dovrebbero studiare se l'aggiunta di questa nuova preda abbia modificato le interazioni ecologiche tra puma, guanachi e piante", si legge chiaramente nelle conclusioni dell’articolo scientifico.
Il caso della Patagonia, come affermato da Mitchell Serota, dimostra che ripristinare, in natura, non equivalga a ricostruire una istantanea storica. Nel Parco del Monte León sono tornate le specie di un tempo, ma quel tempo è ormai lontano e la natura sta manifestando la sua capacità di improvvisazione, per costituire un nuovo equilibrio, senza precedenti.