Grifone - Foto Carlos Delgado - Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0
Grifone - Foto Pierre Dalous - Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0
Grifone - Foto Thermos - Wikimedia Commons, CC BY-SA 2.5
Grifone - Foto Artemy Voikhansky - Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0
Grifone - Foto Juan Lacruz - Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0
Grifone - Foto I, Luc Viatour - Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0Nel secolo scorso, l'Italia ha rischiato di perdere una specie maestosa: il grifone (Gyps fulvus). Questo imponente avvoltoio, caratterizzato da un'apertura alare che supera i 2 metri e dotato di una vista eccezionale, era un tempo diffuso in molte aree della Penisola, ma il suo stato di conservazione è precipitato nel secondo dopoguerra, arrivando a contare appena una sessantina di esemplari, concentrati in una ristretta area della Sardegna.
A causare questo crollo è stato un insieme di fattori: dal bracconaggio e l'uso illegale di bocconi avvelenati all’elettrocuzione lungo le linee elettriche, fino all'esposizione a farmaci veterinari tossici. Un ruolo determinante è stato giocato anche dalla carenza di cibo causata dalle rigide normative sullo smaltimento delle carcasse, principale fonte alimentare per questa specie necrofaga.
Per salvare l'ultima roccaforte del grifone, a partire dagli anni Duemila sono stati avviati sull'isola progetti di reintroduzione, grazie ai quali la Sardegna può finalmente raccontare la storia di una rinascita. Il numero di esemplari è oggi arrivato a superare quota 500. Lo “spazzino” dei cieli è tornato a espandersi nell'isola, garantendo il ripristino di quel fondamentale servizio ecologico necessario alla salute dell'ecosistema sardo.
Grazie al loro potente sistema gastrico, i grifoni sono infatti in grado di digerire la carne in decomposizione, che talvolta può essere infestata da tossine e da batteri, potenzialmente letali per altre specie viventi. In veste di netturbini, non sono soltanto in grado di ripulire l’ecosistema, smaltendo rifiuti organici naturali, ma anche di prevenire la diffusione di malattie tra gli animali.
Dalla crisi al successo: i numeri del ripopolamento
La popolazione di grifoni in Sardegna ha iniziato il suo declino inesorabile nel secondo dopoguerra, con un'accelerazione drammatica tra gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso. Nel 2014, la popolazione era ridotta ai minimi termini: risultavano censite una trentina di coppie territoriali, asserragliate nell'unica roccaforte superstite, la costa tra Bosa e Alghero. Un numero critico che faceva temere l'estinzione definitiva della specie dall'isola.
Oggi la realtà è radicalmente mutata e la popolazione stimata ha raggiunto i 500-570 individui. Il merito va a una serie di progetti europei che hanno supportato la ricolonizzazione del vulturide, che è tornato a volare stabilmente nel Logudoro, nel Goceano e nel Sarrabus-Gerrei. Inoltre, risulta in costante aumento il numero di giovani nati in libertà.
Come sottolineato di recente dall'Agenzia Forestas, “i risultati che stiamo registrando non sono un mero fatto estetico, ma il ripristino di un servizio ecologico essenziale: il grifone come spazzino naturale”.
Alla base di questa “rinascita” del grifone in terra sarda, vi sono le operazioni di restocking, realizzate dall’Agenzia Forestas nell’ambito dei progetti LIFE "Under Griffon Wings" (2018-2020) e "Safe for Vultures" (in chiusura a dicembre 2026).
“Grazie all’attività di immissione di giovani individui, provenienti principalmente dalla Spagna – spiega l’Agenzia - , la popolazione è in netta crescita e il territorio occupato si amplia ogni anno, tanto da poter guardare con moderato ottimismo al futuro ritorno nelle altre aree storicamente occupate in tutta l'isola.”
Nel dettaglio, a partire dal 2018, sono stati trasferiti dalla Spagna in Sardegna 170 individui di età compresa tra 1 e 2 anni, dunque avviati alla maturità riproduttiva. I giovani grifoni spagnoli, dopo un periodo di quarantena e ambientamento presso le voliere di Bonassai e del sud Sardegna, hanno spiccato il volo, andando a rinvigorire la colonia naturale sarda.
Tra le iniziative avviate a supporto del ritorno del grifone, è da segnalare la realizzazione della rete dei carnai, che ha consentito di risolvere il problema legato alla carenza di cibo, dovuta alle norme sanitarie sullo smaltimento delle carcasse. La Sardegna è stata il primo caso in Italia a ottenere una deroga, che permette alle aziende zootecniche ricadenti all’interno della Rete Natura2000 di poter creare un’area di smaltimento naturale di queste carcasse. Grazie a controlli sanitari costanti, il sistema garantisce la disponibilità di cibo sicuro.
Il successo ottenuto con il grifone ha aperto la strada a nuove sfide. Nel 2025, un vertice internazionale ad Alghero ha tracciato la rotta per i prossimi passi da affrontare per promuovere la conservazione della biodiversità sull’isola: la reintroduzione del gipeto e dell'avvoltoio monaco, specie anch'esse un tempo presenti e poi scomparse dall'isola.
“L’obiettivo finale – anticipa l’Agenzia Forestas – è ambizioso: estendere l'areale del grifone a tutta l'isola, ricollegando le popolazioni del nord con i nuovi siti di nidificazione nel sud Sardegna.”