Il senso di Matteo per l’amicizia: Della Bordella e l’alpinismo dei sogni

Fin dove ti porta la passione, se hai il coraggio di seguirla? L’alpinista varesino si racconta in maniera spontanea in “Le vie dei sogni”, il nuovo libro CAI Edizioni dedicato all’alpinismo italiano di oggi e di domani, a cura di Andrea Greci, con una prefazione di Erri De Luca. Su CAI Store e in tutte le librerie.

Fra i 13 alpinisti de Le vie dei sogni Matteo Della Bordella è uno di quelli con il curriculum più lungo e in costante aggiornamento: a far parlare di sé ha iniziato a 21 anni, salendo in libera e in giornata la Via attraverso il pesce sulla Sud della Marmolada. Era il 2005 ed era con suo padre, a cui deve la sua passione. Ad arrampicare ha imparato con il CAI di Varese, ma aveva determinazione e bravura sufficienti a portarlo molto lontano: nel 2006, grazie al determinante incontro con Fabio Palma, è entrato a far parte dei Ragni di Lecco, di cui poi è diventato presidente dal 2018 al 2021. 

 

Un mondo da esplorare

India, Pakistan, Groenlandia, Isola di Baffin: dei Ragni Matteo ha assorbito la naturale vocazione all’esplorazione e l’affinità elettiva con la Patagonia, dove ha realizzato alcune importanti aperture. Brothers in Arms, una nuova via in stile alpino sulla Est e la Nord del Cerro Torre (2022), dedicata agli amici Matteo Bernasconi e Matteo Pasquetto, Il Dado è tratto sulla Nord dell’Aguja Standhardt (2020), la prima salita assoluta del Cerro Riso Patron Sud (2018), con avvicinamento in kayak, e la prima salita della Est del Cerro Murallon (2017). A cui vanno aggiunte la prima ripetizione della Via dei Ragni sulla Est del Fitz Roy con David Bacci (2016) e la prima alla parete Ovest della Torre Egger (2013). 

Da non dimenticare le imprese più recenti: a marzo 2025 l’apertura di Gringo Locos al Cerro Piergiorgio, con Dario Eynard e Mirco Grasso, in chiusura del progetto Eagle Team da lui stesso avviato insieme al CAI , e a settembre dello stesso anno la prima invernale della Via Casarotto al Fitz Roy con Marco Majori. 

Particolarmente importanti anche le realizzazioni in Groenlandia, dove ha affinato l’arte di pagaiare in kayak: l’ultima è stata una big wall, Odyssea Borealis, sulla parete Nord-Ovest del Drøneren, con Sylvan Schüpbach, Simon Welfringer e Alex Gammeter, nel 2024. E all’Isola di Baffin, dove nel 2016 ha aperto Coconut Connection con Nicolas Favresse, Sean Villanueva e Matteo De Zaiacomo in una delle spedizioni forse più scanzonate della sua carriera, grazie alla presenza dei due belgi.

Tutto sempre in stile trad, con pochi chiodi, molta testa e fantasia a non finire.

 

La via dei sogni

C’è una via dei sogni di cui si può parlare, ed è quella già realizzata: “Brothers in Arms, al Cerro Torre, anche se non è una storia felice, avrei preferito che finisse in un altro modo, era quello il sogno più grande di tutti gli altri” ci dice Matteo.

Poi c’è la via dei sogni ancora da aprire, e su quella c’è il massimo riserbo: “L’importante è averne sempre una, per me è ogni volta diversa, anche quando la raggiungi non può essere mai quella definitiva, perché ce n’è una nuova da rincorrere. È l’eterno viaggio che non finisce mai”. (Pare che tra febbraio e marzo Matteo si sia tenuto libero, meta al momento segretissima, ma non sarà la Patagonia.)

“La via dei sogni è quella che sembra impossibile all’inizio, ma che dentro di te pian piano impari a coltivare, quella che ti dici ‘forse ci provo’, magari dopo aver vissuto certe esperienze che ti fanno pensare che potresti fare anche quella… La via dei sogni si svela sotto quello che incontri”. L’importante è avere sempre un sogno: “Il sogno è il motore di tutto. Cos’altro ti fa fare certe sfacchinate, prendere certi rischi, stare lontano da tutto e tutti? Il sogno prende forma solo quando diventa concreto, quando innesca tutto quello che viene prima della vetta: la preparazione, l’allenamento, la ricerca dei compagni. Allora capisci che almeno ci stai provando davvero. Raggiungere il sogno dà valore a tutto quello che è venuto prima: perché importante non è tanto la cima, ma il viaggio per arrivare fino a lì”.

 

Alpinismo è… condivisione

L’alpinismo di Matteo si pratica nei luoghi più remoti del mondo, su pareti di roccia verticali, dove nessuno è ancora salito, avvicinate “by fair means”, con la forza di gambe o braccia, se in kayak, e documentate spesso in autonomia, per ridurre l’impatto in luoghi che l’uomo lo hanno visto poco, se lo hanno visto. Un alpinismo esplorativo che trova però il suo compimento nella condivisione di esperienze estreme con i compagni di spedizione. “Vivere alcune avventure da solo non sarebbe la stessa cosa”, dichiara nel libro Le vie dei sogni, a cura di Andrea Greci e con la prefazione di Erri De Luca, appena uscito per CAI Edizioni (pp. 176, 18 euro): “condivisione-amicizia” è infatti uno dei tre pilastri del suo alpinismo, insieme a “avventura-esplorazione” e “rispetto per la montagna”. Un tema su cui gli alpinisti possono avere un ruolo importante di sensibilizzazione, con le loro imprese e con la loro narrazione. Proprio come ha indicato Messner, quel giorno in cui con i ragazzi dell’Eagle Team sono andati a trovarlo. E come lui stesso, Matteo Della Bordella, può ormai ben consigliare. Il capitolo a lui dedicato si intitola Inseguire i propri sogni, per scoprire l’uomo dietro l’alpinista, in un racconto spontaneo e informale.