Il Servizio Valanghe Italiano compie 60 anni. Pelizzon: "Un contributo prezioso"

La ricorrenza è stata celebrata nella sala degli stemmi del CAI di Torino. Il vice presidente ha ribadito l'importanza della formazione "che è trasversale a tutte le realtà del club". Da Fabio Ciciliano, capo dipartimento della protezione civile, una proposta di collaborazione

 

Ne abbiamo parlato recentemente con la guida alpina e rifugista Sergio Rosi, ma lo dicono anche le statistiche: il distacco da valanga che coinvolge le persone è quasi sempre (95%) provocato dal comportamento del frequentatore della montagna medesima. E le cronache di marzo purtroppo sono state funestate da diversi morti, il che purtroppo evidenzia ancora l’importanza della formazione al fine della riduzione del numero dei travolti e delle vittime.

Competenze al servizio della comunità

Assume quindi ancora maggiore importanza il 60esimo compleanno del Servizio Valanghe Italiano, festeggiato sabato 7 marzo nel luogo in cui tutto ebbe inizio, con l’emissione dei primi bollettini. La meravigliosa sala degli stemmi, gentilmente messa a disposizione dal CAI Torino, ha così accolto quasi duecento persone venute per ripercorrere insieme la storia dello SVI. A moderare l’evento, il consigliere centrale del CAI Giovanni Maria Grassi.

I saluti iniziali sono stati portati da Bruno Brunello, Vice Presidente SVI, che ha ripercorso con orgoglio tutto il lavoro del Servizio Valanghe Italiano e la lunga rete di collaborazioni proficuamente coltivate. La parola è passata quindi al primo relatore Umberto Biagiola, già presidente del servizio, che ha inquadrato il lavoro della struttura operativa all’interno dei valori e degli obiettivi del sodalizio. Tra le numerose e importanti collaborazioni attivate sono state ricordate quelle con le Regioni Abruzzo e Molise, con il Parco Nazionale della Majella e con il Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, con le Truppe Alpine Meteomont, con i carabinieri forestali e con il soccorso alpino.
Gabriele Stamegna, direttore uscente della Scuola Nazionale SVI, ha parlato dei numerosi corsi svolti dalla SNSVI al fine di implementare il proprio organico di titolati di primo e di secondo livello, ricordando che “la sicurezza in montagna non esiste, per quanto si possa essere bravi un percentuale di rischio residuo c’è sempre, dobbiamo quindi essere consapevoli del problema ed essere in grado di gestirlo”.
Luca Giaj Arcota , presidente del soccorso alpino e speleologico piemontese, ha evidenziato il lavoro e la formazione delle donne e degli uomini operanti nel soccorso.

 

Formare i formatori

Manlio Pellizon, vice presidente generale del CAI, ha sottolineato l’importanza delle attività SVI di ricerca e formazione, sia nell’ambito del volontariato che professionale, auspicando un rapporto sempre più stretto con la protezione civile. "Formiamo i formatori. È fondamentale che prosegua questa attività, che è trasversale alle varie realtà all'inetro del CAI, come l'escursionismo, le scuole di alpinismo, la speleologia, per fare alcuni esempi. Cura e ricerca sono ingredienti fondamentali del servizio, dagli inizi fino al nostro presente".
Ha chiuso gli interventi Fabio Ciciliano, capo dipartimento della protezione civile, che ha esposto il suo dettagliato ragionamento sul ruolo di chi gestisce l’emergenza, di chi ne coordina la gestione e di chi lavora per prevenirla. Nel concludere l’intervento ha rilanciato la proposta al Servizio Valanghe Italiano di una collaborazione a livello nazionale con la protezione civile, mettendo a fattor comune le competenze reciproche e mettendo a disposizione l’organizzazione della protezione civile medesima al fine della massima diffusione delle informazioni e della formazione per ridurre il più possibile il numero dei morti per valanga.
In conclusione, da parte di tutti i partecipanti l'auspicio del proseguimento di un buon cammino per lo SVI “con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro”.