Ice Cave Ice Memory Sanctuary © R. Ascione ENEA PRNA IPEV
Entrata del santuario - Concordia © Gaetano Massimo Macri _ PNRA-IPEV
Svalbard 2023 © Riccardo Selvatico
Il viaggio verso Concordia © Riccardo Scipinotti ENEA-IPEV
Ice Cores Storage Ice Memory Sanctuary - Concordia © Gaetano Massimo Macri _ PNRA-IPEV
Ice Cores Storage Ice Memory Sanctuary - Concordia © Gaetano Massimo Macri _ PNRA-IPEV
Carota Illimani ©Sarah Del Ben
Ice Cores Storage Ice Memory Sanctuary - Concordia © Gaetano Massimo Macri _ PNRA-IPEV
Misurazione carota di ghiaccio ©SDB
Il plateau antartico - Foto IPEV - DDU 2016-2017Il 14 gennaio 2026, in Antartide è stato inaugurato un santuario speciale, la cui realizzazione, promossa dalla Ice Memory Foundation, ha lo scopo di conservare la memoria climatica per le generazioni future. Un momento definito “storico” dai partner del progetto Ice Memory, lanciato nel 2015 da Consiglio Nazionale delle Ricerche e Università a Ca’ Foscari Venezia con Cnrs, Ird e Université Grenoble-Alpes (Francia) e Paul Scherrer Institute (Svizzera).
In un evento trasmesso in diretta live dalla Stazione Concordia, a 3.233 metri di altitudine sul plateau antartico, la comunità scientifica internazionale ha celebrato l’apertura dell’Ice Memory Sanctuary, un archivio prezioso in cui verranno custodite le carote di ghiaccio prelevate dai ghiacciai della Terra.
Dietro la solennità del taglio del nastro virtuale, si nasconde un’avventura logistica eccezionale: il viaggio delle prime due carote di ghiaccio dalle Alpi al cuore del plateau antartico.
Un viaggio tra due mondi: dalle Alpi al Mare di Ross
Il viaggio delle prime carote glaciali approdate nel santuario antartico, è iniziato 10 anni fa. Una di esse è stata infatti estratta nel 2016 al Col du Dôme, sul versante francese del Monte Bianco. L'altra sul Grand Combin, in Svizzera, nel 2025.
L’estrazione dei preziosi cilindri di ghiaccio, che racchiudono millenni di memoria del clima terrestre, non ha rappresentato che la prima sfida di questa storia intercontinentale. Trasportarli in Antartide, senza mai interrompere la catena del freddo, è stata una vera impresa.
A metà ottobre 2025, il carico, pari a 1,7 tonnellate di ghiaccio, ha lasciato il porto di Trieste a bordo della rompighiaccio Laura Bassi, nell’ambito della 41ª campagna del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA). È iniziata così un’odissea di 50 giorni.
Le due carote, custodite in container refrigerati a -20°C, hanno attraversato il Mediterraneo, l’Oceano Atlantico e poi il Pacifico, fino a raggiungere l’Oceano meridionale. La Laura Bassi si è poi fatta strada tra i ghiacci alla deriva del Mare di Ross, attraccando finalmente, il 7 dicembre 2025, alla Stazione Mario Zucchelli.
Il primo obiettivo era raggiunto, ma il viaggio era tutt'altro che finito. Dalla costa, il ghiaccio doveva risalire il continente fino ai 3.233 metri del plateau antartico. Le carote sono state caricate su un aereo equipaggiato per il volo polare e, per garantire l'integrità dei campioni, il volo è stato effettuato con la stiva di carico non riscaldata. All'arrivo a Concordia, uno dei luoghi più isolati del globo, le carote sono state depositate nel loro santuario tra i ghiacci.
Un santuario “sostenibile”
La realizzazione dell’Ice Memory Sanctuary ha rappresentato una sfida ingegneristica ai confini del mondo. Non si tratta di un edificio convenzionale, ma di una monumentale struttura ipogea, lunga 35 metri e ampia 5, scavata interamente negli strati di neve compatta, a circa 5 metri sotto la superificie, spingendosi fino a una profondità massima di 9 metri.
La progettazione, curata dall’Unità Tecnica Antartica dell’ENEA in collaborazione con l’Istituto Polare Francese (IPEV), è il risultato di anni di test sul campo iniziati già nel 2018. L’obiettivo era ambizioso: creare un archivio glaciale che rispettasse rigorosamente il Protocollo di Madrid sulla tutela ambientale. Pertanto si è puntato sulla sostenibilità.
La struttura non ha richiesto cemento, fondamenta o strutture portanti artificiali. Non è inoltre dotata di motori o sistemi di condizionamento, grazie alle temperature estreme del plateau che restano attorno a -52 °C per 365 giorni l'anno. Oltre alla protezione da fluttuazioni climatiche, il santuario assicura che le carote siano preservate da contaminazioni. La valutazione iniziale di impatto ambientale è stata formalmente approvata nel 2024 durante la 46ª riunione consultiva del Trattato Antartico.
Il progetto ha trovato un sostegno fondamentale nella Fondazione Principe Alberto II di Monaco, partner filantropico storico dell’iniziativa. “La mia Fondazione è impegnata nell’iniziativa Ice Memory fin dalla sua nascita nel 2015 – ha dichiarato il Principe - . Oggi abbiamo una responsabilità storica: contribuire a costruire, attraverso Ice Memory, un patrimonio di archivi glaciali per i nostri figli".
Una memoria climatica per le generazioni future
Il riscaldamento globale sta cancellando la memoria del pianeta a una velocità senza precedenti. Secondo i dati più recenti, dal 2000 i ghiacciai mondiali hanno perso circa il 5% della massa globale, con picchi regionali che raggiungono il 39%. Questo processo di fusione, in evidente accelerazione, non comporta la sola perdita di riserve idriche ma anche di preziose informazioni, contenute nel ghiaccio. Insieme ai ghiacciai svaniscono millenni di dati atmosferici che potrebbero permettere di comprendere le tendenze climatiche del passato e anticipare cosa ci riserva il futuro.
Dal 2015, la Ice Memory Foundation risponde a questa emergenza con una missione ambiziosa. Sono state già coordinate perforazioni in oltre dieci siti globali, dalle Ande al Caucaso, con l'obiettivo di salvare campioni fisici di gas, polveri e inquinanti, custoditi nelle carote di ghiaccio, prima che vadano perduti.
Come sottolineato da Carlo Barbante , vicepresidente della Ice Memory Foundation, professore all’Università Ca’ Foscari Venezia e senior associate member del CNR-ISP, l'archivio serve a garantire che i ricercatori di domani possano analizzare il clima del passato con tecnologie che noi oggi non possiamo nemmeno immaginare.
Il santuario antartico è destinato a diventare la casa di decine di carote di ghiaccio provenienti da ogni angolo della Terra. La speranza è di riuscire a campionare 20 ghiacciai in 20 anni. Un tesoro che dovrà essere considerato "un bene comune globale", come sottolineato da Thomas Stocker, Università di Berna, Presidente della Ice Memory Foundation.
Nel contesto del Decennio delle Nazioni Unite per l’Azione nelle Scienze della Criosfera, la Fondazione sta lavorando per definire una governance internazionale basata su principi etici ed equi, che possa consentire un accesso ai campioni neutrale, basato esclusivamente su criteri scientifici.
Dalla Fondazione viene quindi rivolto un appello urgente a istituzioni, decisori politici e finanziatori, perché si sostengano nuove campagne di perforazione sui ghiacciai più a rischio e si contribuisca all'espansione dell'archivio prima che sia troppo tardi.
“Siamo l’ultima generazione che può agire – commenta a tal proposito Anne-Catherine Ohlmann, Direttrice della Ice Memory Foundation - . È una responsabilità che condividiamo tutti. Salvare questi archivi di ghiaccio non è solo una responsabilità scientifica: è un’eredità per l’umanità”.