Frame da CAVEMAN – IL GIGANTE NASCOSTOLa montagna rappresenta un luogo dalla duplice sfaccettatura: ambientazione perfetta per momenti di condivisione e scenografia magica per esperienze in solitaria. La solitudine che è possibile trovare in quota, paradossalmente, non isola, ma connette.
Oggi vi presentiamo tre pellicole che esplorano questo stato dell’essere: l’uomo al cospetto della roccia e del cielo, in un isolamento scelto o necessario, dove la montagna smette di essere solo uno scenario per diventare una compagna silente. Tre pellicole che declinano la solitudine in tre forme diverse, quasi fossero tre sentieri che portano alla medesima consapevolezza.
Il viaggio cinematografico inizia con “Caveman - Il gigante nascosto”, in cui l’isolamento è presentato come condizione necessaria per l’atto creativo. È la storia di uno scultore, Filippo Dobrilla, che sceglie di trascorrere anni della sua vita all’interno di una grotta sulle Alpi Apuane, per dare forma alla materia, realizzando quella che sarà riconosciuta come la scultura più profonda al mondo.
Con “Mountain man” ci spostiamo nella dimensione della solitudine al servizio della scienza. Ambientata in Bhutan, è la storia di un glaciologo che, per condurre i suoi monitoraggi in quota tra i ghiacciai himalayani, è portato a trascorrere lunghi periodi dell’anno lontano dagli affetti e dalla quotidianità. La montagna è un laboratorio a cielo aperto, un luogo dove il rigore della ricerca si fonde con la malinconia di chi assiste da vicino al progressivo recedere di quelli che un tempo erano considerati ghiacci perenni. Una solitudine carica di responsabilità.
Infine, in “Ripartire da zero”, la solitudine diventa ingrediente necessario per condurre un percorso di rinascita interiore, dopo una battuta d’arresto. È il racconto del ritorno alla montagna di Omar Oprandi, guida alpina che, dopo un duplice intervento chirurgico alle anche, decide di cimentarsi in una sfida in solitaria, una sfida contro i propri limiti: un'avventura a pedali e sugli sci, da Drena (TN) alla vetta del Monte Bianco. La solitudine diventa qui un mezzo per ritrovarsi e ritrovare fiducia nelle proprie capacità.
Tre storie, tre personaggi, tre angoli di mondo e un unico grande testimone: la montagna. Che sia rifugio artistico, orizzonte scientifico o terreno di sfida personale, la quota si conferma un luogo dove il silenzio non è mai assenza di suono, ma una forma superiore di ascolto.
CAVEMAN - IL GIGANTE NASCOSTO
di Tommaso Landucci
In una grotta delle Alpi Apuane, 650 metri sottoterra, si trova l’opera d’arte più profonda al mondo. È un colosso di marmo, un gigante nudo addormentato al quale lo scultore Filippo Dobrilla ha continuato a lavorare per più di 30 anni in assoluta solitudine nell’oscurità della caverna. Ma cosa spinge un artista a calarsi in uno degli abissi più profondi d’Europa per realizzare la sua opera più ambiziosa, ma inaccessibile agli occhi degli uomini? È questa la domanda alla quale CAVEMAN cerca una risposta, muovendosi fra le passioni giovanili di Filippo, il suo desiderio di isolamento, la sua idea di un’arte pura, senza compromessi. Immergersi nell’oscurità della grotta significa per Filippo rifugiarsi in un luogo dove può sentirsi libero, distante dai pregiudizi e dai condizionamenti della società.
MOUNTAIN MAN
di Arun Bhattarai
Phuntsho Tshering è l’unico glaciologo del Bhutan. Ogni anno viaggia a piedi per giorni negli angoli più remoti dell’Himalaya bhutanese per misurare i ghiacciai che si sciolgono rapidamente a causa dei cambiamenti climatici. Yangchen, la figlia di 11 anni, ogni anno da quando ha memoria vede suo padre scomparire per mesi. Durante le sue difficili escursioni, l’unico sollievo di Phuntsho è condividere le proprie avventure con la figlia, attraverso dei video che realizza per lei con il cellulare.
RIPARTIRE DA ZERO
di Marco Busacca
Il film racconta la sfida della guida alpina Omar Oprandi, che dopo due interventi chirurgici all’anca, decide di porsi una sfida: RIPARTIRE DA ZERO. L’obiettivo è la scalata del Monte Bianco, partendo da Drena (TN) in bicicletta, indossando poi gli sci d’alpinismo per raggiungere il rifugio Grands Mulets a quota 3050 mt., e infine affrontare la salita alpinistica alla vetta. Il tutto dopo soli 50 giorni dall’ultima operazione.