Civetta delle nevi - Foto Wikimedia Commons
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Foto di Jevgeni Fil da PixabayLa Svezia ha perso una specie iconica degli ambienti innevati del Nord Europa: è la civetta delle nevi (Bubo scandiacus), ufficialmente dichiarata estinta su scala regionale nei mesi scorsi. L’evento, di cui gli esperti riconoscono un legame con la drastica riduzione delle prede e il mutamento degli habitat artici, riflette una crisi biologica che interessa l’intero areale circumpolare.
L’annuncio della scomparsa della specie dalle montagne svedesi non giunge come un effetto a sorpresa, ma come naturale, attesa quanto temuta, conclusione di un processo di declino monitorato nell'ultimo decennio. Se negli anni Settanta la Svezia ospitava infatti diverse centinaia di coppie nidificanti, dopo il 2015 non sono stati più registrati nidi o involi di giovani esemplari.
La classificazione della specie come "regionalmente estinta" segna la prima perdita di una specie avifaunistica nel Paese da vent'anni a questa parte.
La Svezia, un luogo non più ideale
La Bubo scandiacus è uno dei rapaci notturni di maggiori dimensioni al mondo, caratterizzato da un piumaggio candido che, negli esemplari maschi adulti, può diventare quasi del tutto privo di macchie, garantendo un mimetismo perfetto nei paesaggi innevati. Dotata di un udito finissimo, è in grado di localizzare prede in movimento anche sotto un fitto strato di neve, percependo i suoni ad alta frequenza prodotti dai roditori che si muovono nei tunnel sub-nivali. Localizzato il bersaglio, è capace di catturarlo, sfondando la crosta nevosa con le zampe, praticamente “alla cieca”.
La sua biologia è strettamente interconnessa ai cicli demografici dei piccoli roditori, in particolare dei lemming (Lemmus e Dicrostonyx). Pur essendo nomadi e capaci di coprire distanze continentali per svernare, le civette scelgono i siti di nidificazione in base alla disponibilità di queste prede.
In Svezia, le zone montane oltre i 1.000 metri offrivano storicamente le condizioni ideali: climi freddi, ambienti aperti di tundra alpina. Tuttavia, il cambiamento climatico sta determinando una sensibile alterazione dei regimi nevosi nella zona, con aumento in frequenza di inverni più miti, caratterizzati da un crescendo di precipitazioni a carattere di pioggia.
La diretta conseguenza delle piogge, che cadono nei mesi invernali sul suolo innevato, determina la formazione di uno strato superficiale di ghiaccio e la distruzione dei tunnel sub-nivali, essenziali per la sopravvivenza dei lemming. Come conseguenza della ridotta disponibilità di prede, la civetta delle nevi ha cessato di riprodursi nel territorio svedese, migrando altrove alla ricerca di risorse per sopravvivere.
Uno sguardo globale: l’analisi della IUCN
La situazione svedese si inserisce in un quadro mondiale critico. All’interno della Lista Rossa IUCN, la civetta delle nevi è attualmente classificata come specie “Vulnerabile”. Le stime più recenti indicano una popolazione globale estremamente ridotta rispetto al passato, attestandosi tra i 14.000 e i 28.000 individui maturi (7.000-14.000 coppie).
I dati indicano un declino drastico, in atto soprattutto in Nord America, dove la popolazione è diminuita di circa il 64% tra il 1970 e il 2014. In Europa, la popolazione nidificante è stimata tra le 1.200 e le 2.700 coppie, distribuite principalmente tra Norvegia, Russia e, occasionalmente, Islanda e Finlandia. Il tasso di declino globale su tre generazioni è stimato tra il 30% e il 49%, con la possibilità di un ulteriore declassamento a specie “In Pericolo” qualora i trend non dovessero invertirsi.
Oltre alla crisi climatica, la specie deve affrontare pressioni antropiche dirette e indirette. Sebbene sia diminuita la persecuzione storica, a scopo alimentare o per tassidermia, ovvero l'uccisione degli animali per poterne conservare le pelli, la civetta delle nevi si trova ad affrontare, su scala globale, diversi fattori di rischio.
In primis le collisioni con i veicoli, così come anche con infrastrutture aeree e velivoli negli aeroporti durante le migrazioni verso sud. Vi è poi la frammentazione delle aree di nidificazione dovuta a sviluppo urbano e infrastrutturale, anche nelle regioni remote. Altra causa di morte legata all’uomo è l’avvelenamento, dovuto a esposizione secondaria a rodenticidi, come il Warfarin, e incidenti legati a trappole destinate ad altre specie.
Nonostante la dichiarazione di estinzione regionale in Svezia, la natura nomade della civetta delle nevi lascia aperta una possibilità di ricolonizzazione futura, a patto che vengano ripristinate le condizioni ecologiche necessarie al suo ritorno.
“La loro perdita è un doloroso promemoria di ciò che è in gioco per la natura e la biodiversità - commenta BirdLife Europe and Central Asia, divisione regionale di BirdLife International, la più grande partnership mondiale per la conservazione della natura e degli uccelli - . Ma c'è ancora speranza. Anche se minacciata, la civetta delle nevi non è estinta a livello globale e, con azioni concrete, il suo recupero è possibile. La natura ha bisogno di protezione. Non possiamo permetterci di perdere altre specie.”
La perdita della specie in Svezia rimane un indicatore oggettivo della rapidità con cui gli ecosistemi artici stanno reagendo al cambiamento climatico. Le regioni artiche stanno registrando un aumento delle temperature medie a una velocità fino a quattro volte superiore rispetto alla media globale, un fenomeno che accelera l'instabilità degli habitat e la frammentazione delle reti trofiche.
La scomparsa di un predatore all'apice della catena alimentare segnala un'alterazione profonda della biodiversità locale, che richiede un monitoraggio rigoroso, anche sulle restanti popolazioni europee.