L'intervento in Valle Maira. Foto CNSAS Piemonte
L'intervento in Val Borbera. Foto CNSAS Piemonte
Il Soccorso Alpino a Crans-Montana. Foto SAV
Il Soccorso Alpino a Crans-Montana. Foto SAV
Il Soccorso Alpino a Crans-Montana. Foto SAVInizio d'anno impegnativo per il Soccorso Alpino che fin dallo scoccare della mezzanotte del primo gennaio 2026 si è trovato a dover gestire situazioni difficili e drammatiche, come l'esplosione nel locale di Crans-Montana, ed emergenze in montagna, alcune purtroppo concluse in tragedia.
Il primo gennaio, in Trentino, un base jumper sloveno di 39 anni ha perso la vita durante un lancio dalla cima Capi, tra la Val di Ledro e l’area del lago di Garda. Subito dopo il salto, per cause ancora in fase di accertamento, l’uomo ha urtato la parete rocciosa precipitando nel vuoto. Sul posto sono intervenuti l’elicottero e i tecnici del Soccorso Alpino e Speleologico Trentino, ma non c’è stato nulla da fare: i soccorritori hanno potuto soltanto constatare il decesso e procedere al recupero della salma.
Sempre il primo gennaio, in Alto Adige, in Valle Aurina, un escursionista di 53 anni è morto dopo essere precipitato per circa 80 metri in una scarpata mentre percorreva un sentiero in località San Giovanni. L’allarme ha attivato il Soccorso Alpino della Valle Aurina, l’elicottero di Aiut Alpin Dolomites e la Guardia di Finanza, ma anche in questo caso l’uomo era già deceduto all’arrivo dei soccorritori. Il recupero della salma è avvenuto in un contesto ambientale particolarmente impervio.
Il 2 gennaio è sicuramente stato uno dei giorni più intensi, quando una serie di valanghe sulle Alpi nord-occidentali e orientali ha colpito diversi gruppi di escursionisti e scialpinisti. In Piemonte, in Valle Maira (Cuneo), una slavina ha travolto un gruppo di quattro persone. Per una donna straniera non c’è stato nulla da fare, mentre gli altri tre sono stati tratti in salvo con ferite, contusioni e segni di ipotermia dopo un massiccio intervento delle squadre di soccorso.
Quasi in contemporanea, a Pragelato, nel torinese, un’altra valanga ha travolto una donna che, seppur ferita, è riuscita a sopravvivere.
Anche in Veneto, nell’area del Vajo Gabene, un distacco ha travolto uno scialpinista italiano di circa 50 anni. Intervenute rapidamente le squadre di soccorso non hanno potuto fare altro che constatare il decesso.
Il bilancio della giornata di venerdì 2 gennaio si è aggravato nel primo pomeriggio a Bobbio Pellice, nel Torinese. Il terzo allarme per valanga è scattato intorno alle 15, lanciato da un dispositivo satellitare Garmin dalla zona di Partia d’Amount dove uno scialpinista di nazionalità francese sarebbe stato travolto e trascinato da un distacco. A dare l'allarme il compagno di gita, che nel frattempo era riuscito a raggiungere in autunomia il rifugio Jervis. All'arrivo dei soccorritori sul posto hanno individuato il travolto parzialmente sepolto dalla neve, in condizioni incompatibili con la vita.
In serata l'ultima richiesta di soccorso, sempre in Piemonte, per soccorrere due ragazzi, uno minorenne e uno maggiorenne, rimasti bloccati lungo il trekking del “Cammino dei Briganti” in Val Borbera (Alessandria). L’allarme, arrivato quando ormai era buio, ha visto intervenir sul posto l’elisoccorso 118 in assetto notturno, con a bordo due tecnici del Soccorso Alpino. I due giovani, residenti nel Lazio, avevano perso il sentiero finendo in una zona scoscesa nei pressi della Costa Merlassina, dove, dopo alcune cadute e scivolate, si erano bloccati in un tratto particolarmente pericoloso. Raggiunti dai soccorritori sbarcati al verricello, sono stati messi in sicurezza e recuperati sempre con manovre aeree. Trasportati in ospedale, sono stati ricoverati in codice verde.
Crans-Montana
Il primo gennaio ha riservato un’altra drammatica pagina di emergenza: nella stazione sciistica di Crans-Montana (Svizzera), la notte di Capodanno si è trasformata in tragedia quando un incendio, seguito da un’esplosione in un locale sulle piste, ha causato decine di morti e centinaia di feriti, molti dei quali gravemente ustionati.
Su richiesta delle autorità svizzere, l’elicottero della Protezione civile valdostana, con a bordo tecnici del Soccorso Alpino Valdostano (SAV) e personale medico, è decollato all’alba del 1° gennaio per supportare le operazioni di soccorso sul posto. L’equipaggio ha cooperato con le squadre locali nelle fasi più critiche di evacuazione e triage, rientrando alla base dopo ore di impegno intenso.
In una seconda fase dell’emergenza, un elicottero medicalizzato valdostano ha inoltre trasferito in Italia alcuni dei feriti più gravi, dirigendosi prima verso l’ospedale di Losanna e poi verso centri specializzati come il Niguarda di Milano per cure di alta specializzazione.