Inizio di 2026 da incorniciare per gli amanti del ghiaccio: le vie di Ravizza

La guida alpina torinese ha aperto ben 4 nuovi itinerari, spesso abbinabili a cascate classiche. Difficoltà mai banali, soddisfazione garantita

 

L'inizio del 2026 si è rivelato piuttosto positivo per gli amanti del ghiaccio in Italia e c'è chi ne ha approfittato per dare sfogo alla propria passione con diverse nuove realizzazioni. Tra i più prolifici registriamo – come sempre in questi ultimi anni- Giovanni Ravizza, che ha aperto ben quattro itinerari in poco più di un mese. Niente male, siamo a circa una via a settimana. “È stato un mese e mezzo bello divertente, una stagione che fino ad adesso possiamo sintetizzare da 7 e mezzo, se non 8. Con il mio socio [Niccolò Bruni, ndr] si è creato un bel feeling, ci divertiamo”.

 

A inaugurare il 2026, era l'8 gennaio, è stata Le fantome du bricolage (M6+, WI6, 90 metri), che la guida alpina di Torino ha aperto proprio con Bruni, sopra l'abitato di Degioz. Si tratta di una variante dry di una cascata che ormai si forma raramente: Il Fantasma del ghiaccio, anno 1993. I due per salire hanno sfruttato le frange sulla destra e sono riusciti a ricavare una bella linea. “La cascata spesso non è scalabile, per via dell'esposizione al sole. A ogni modo, dietro la colonna c'è un tiro molto bello e siamo riusciti a tirare fuori una lunghezza ottima, di 25 metri, piuttosto strapiombante. Due o tre cordate sono riuscite ad andare a ripeterla”.

Il fantasma del bricolage si è già dissolto, ma ci sono invece un paio di vie che a metà febbraio erano ancora scalabili. La prima si chiama Super patacca (40 m, M10, WI4+), nel canyon di Valsavarenche. In questo caso le difficoltà si impennano. “È un settore dove vengono deviati i flussi d'acqua, siamo a metà tra la falesia e lo short climb di due o tre tiri. Anche questa è una bella via, il secondo tiro è molto duro. Il totale delle due lunghezze è 40 metri ma, anche avendo la corda da 80, per una questione di attriti è bene spezzare in due lunghezze, anche perché il tiro di dry conta 12 spit. Sono già venuti un po' di quelli forti a salirla, come Cazzanelli, Sappa, Civra Dano”.

 

A fine gennaio è stata la volta di Babele, che sale a destra di Sodoma, a Ollomont. La via corre su una frangia indipendente rispetto al ben noto itinerario della “valle fredda”. “Il primo tiro è bello lunghetto e dopo due belle sezioni di ghiaccio va a fare sosta dietro alla candela. Da lì prende lo strapiombo ed è un bell'M8. Quel giorno eravamo in tre, c'era anche Carlo Filippi”. Nonostante l'ampia frequentazione del settore, nessuno ci aveva ancora messo mano. “Ci vuole occhio e la roccia non sempre è proteggibile, ma la linea che è venuta fuori merita. Lì c'erano già Sodoma e Gomorra, mancava solo la Torre di Babele...ma speriamo che non venga giù”. Con l'aggiunta di questa linea, per chi ha fisico e tecnica c'è la possibilità di farla giornata abbinandola con Sodoma o altro e pare che la frequentazione in queste due settimane non sia mancata.

 

Infine, la settimana scorsa è stata la volta di Estrella polar, a Cogne. Ravizza e Bruni sono andati a Stella Artice e sono riusciti a ricavare una nuova linea a destra della cascata: due tiri per un totale di ben 90 metri, con difficoltà fino a M9. “Il primo tiro può essere M7 o M7+ e poi si va a destra della candela classica per la seconda lunghezza. È stato bello perché in giornata siamo riusciti a fare tutto: ad aprirla e a liberarla entrambi. Infine abbiamo trovato anche un nome in linea con Stella Artice, che è la storpiatura di una famosa birra”. Estrella Polar purtroppo non è già più in condizioni: come si è formata, così ha salutato la compagnia dopo appena una o due ripetizione. Ma è una bella idea da segnarsi per il futuro, quando possibile.