Jean-Marc Boivin, il funambolo delle Alpi

Velocità, ghiaccio, discese impossibili e voli nel vuoto: dagli anni Settanta alla tragedia del Salto Angel, Enrico Camanni ricorda Jean-Marc Boivin, l’alpinista che ha anticipato l’estremo contemporaneo.
Jean-Marc Boivin

Il 19 febbraio 1990 Jean-Marc Boivin perde la vita gettandosi con il paracadute dal Salto Angel, in Venezuela. È stato uno dei più grandi alpinisti degli anni Settanta e Ottanta, eccellendo in molte discipline: scalata su ghiaccio, roccia d’alta quota, sci estremo e parapendio. Nato a Digione nel 1951, a vent’anni ha già ripetuto i più temuti itinerari del Monte Bianco. Presto scopre una predilezione per il ghiaccio e la tecnica di progressione frontale. Con Patrick Gabarrou forma una cordata di gran classe. Dopo la storica salita di Cecchinel e Jager sul couloir dei Drus, la primavera della nuova scalata glaciale, Jean-Marc Boivin e Patrick Gabarrou applicano sistematicamente sulle Alpi la magia del piolet-traction e s’impongono come gli interpreti più brillanti e fantasiosi, frantumando i vecchi limiti della scalata. Sul Supercouloir del Mont Blanc du Tacul, lo stretto colatoio incastonato tra i pilastri di granito dove solo in particolari condizioni un serpente di ghiaccio aderisce alla roccia, nel 1975 dimostrano che si può davvero sperimentare un nuovo alpinismo. Per esempio si può scalare in meno di tre ore (Boivin, 1977) il famoso Linceul alle Grandes Jorasses di Desmaison e Flematti, e senza neanche sentirsi superiori: semplicemente più veloci. Ogni sogno è possibile con il gelo, basta aspettare che la natura offra la possibilità di piantare gli attrezzi e salire. Nel 1975 aprono anche una via estrema sulla parete nord delle Droites, e non finisce lì. Boivin e Patrick Vallençant salgono la parete nord del Grand Pilier d’Angle percorrendo una ripida goulotte.

A chi gli chiede il segreto di tanta rapidità, Boivin risponde senza superbia: “Il fatto è che la notte, anziché in un freddo bivacco dentro un buco di ghiaccio, preferisco dormire con Françoise”. Poi scopre lo sci estremo e si afferma come il nuovo protagonista della scuola occidentale, insieme a Vallençant. Colleziona discese come lo sperone Frendo all’Aiguille du Midi, la parete nord dell’Aiguille du Plan e il versante Nant Blanc all’Aiguille Verte. Ma non basta ancora. Il nuovo amore per il deltaplano gli consente exploit sempre più originali, come il concatenamento Aiguille du Fou-Petit Dru con Patrick Berhualt e la corsa solitaria sulla parete nord del Cervino con successiva discesa aerea dalla vetta.