Jerzy Kukuczka: l’inverno degli Ottomila. L'epopea dell'alpinismo polacco

Nel 1985 Jerzy Kukuczka firma una serie di prime invernali e vie nuove che consacrano l’alpinismo polacco a livello mondiale. Dalla "gavetta" tra Tatra e Dolomiti fino alle imprese solitarie sugli Ottomila, la sua ascesa è inarrestabile.

Il 21 gennaio 1985 Jerzy Kukuczka porta a termine la prima invernale del Dhaulagiri con Andrzej Czok, seguita un mese dopo da quella del Cho Oyu con Andrzej Heinrich. Infine, nello stesso anno, Jerzy sale il Nanga Parbat per il pilastro sud est, mai scalato. Un’annata eccezionale, che sigla la grandezza dell’alpinismo polacco.

Nato nel 1948 da genitori operai, nella regione minerario-industriale dell'alta Slesia, Kukuczka si era fatto una piccola posizione come tecnico elettronico e aveva abbandonato l'atletica (sollevamento pesi) a favore della montagna. Prima i Monti Tatra, cioè durissime scalate invernali con ogni tempo e ogni temperatura, poi le Dolomiti, con una direttissima sulla parete sud della Torre Trieste. Nel 1973 la prima salita invernale della via dell'Ideale alla Marmolada d'Ombretta, poi una via nuova sulla parete nord del Petit Dru. Nel 1974 la prima esperienza extraeuropea sul Mount McKinley, in Alaska, e l’anno seguente un nuovo itinerario sulle Grandes Jorasses, a destra dello sperone Croz. 

L’Asia è lontana e una corda, in Polonia, costa fino a due stipendi da ingegnere. Allora i più attivi esponenti della federazione alpinistica, tutti di origine cittadina e con prevalente formazione universitaria, si organizzano in imprese di lavoro acrobatico e offrono prestazioni ad alta remunerazione. Il silenzioso Kukuczka si dedica al controllo e alla manutenzione delle ciminiere. Si allena anche così, intanto fuma e beve regolarmente. Nel 1977 fallisce di poco il Nanga Parbat, ma due anni dopo raggiunge il Lhotse per la via normale: il primo Ottomila. Il vero esordio di valore internazionale è il pilastro sud dell'Everest, con la spedizione polacca del 1980, seguito nel 1981 dalla salita solitaria del Makalu per una via nuova. Con Wojtek Kurtyka forma una delle più formidabili cordate del mondo: tentativo sulla parete ovest del Makalu, cresta sud est del Gasherbrum II e parete sud ovest dell’Hidden Peak, cresta nord ovest del Broad Peak e conseguente traversata delle tre cime con cinque bivacchi. Sono tutte vie nuove, in quattro intense stagioni. Poi la progressione di Kukuczka continua impressionante, inarrestabile, mentre Kurtyka si dedica alle grandi difficoltà d'alta quota.

Il 1986 è tragico, perché la prima invernale del Kangchenjunga (con Wielicki e Czok) costa la vita ad Andrzej e alla disumana via nuova sulla parete sud del K2 consegue la caduta mortale di Tadeusz Piotrowski. Ma il morale di Jerzy sembra inalterabile e in novembre c'è ancora una prima sul Manaslu, con Artur Hajzer. L’epopea dei quattordici Ottomila si conclude nel 1987 per buona pace dei giornalisti, ma con l'ennesima prima invernale (l’Annapurna) e l’ennesima via nuova sulla parete nord ovest dello Shisha Pangma, sempre con Hajzer. Kukuczka commenta: “Perché posso realizzare i miei sogni meravigliosi? Semplicemente perché le montagne sono gentili con me”.