Joe Whittaker, molto più del primo americano sull'Everest

Fu Robert Kennedy a conquistarlo, sulla vetta del monte che oggi porta il nome della sua famiglia. Era l’ultimo protagonista di un’epoca che sembra distante anni luce dalla nostra ma, se non verranno altri Jim e altri Bob, non andremo da nessuna parte.
Con Robert Fitzgerald Kennedy instaurò una amicizia profonda © J. Whittaker website

Sinceramente, il nome Jim Whittaker non mi diceva molto come uomo di spedizione, perché in fondo ogni spedizione appartiene agli altri e gli individui svaniscono nella
macchina organizzativa. Che fosse stato il primo americano a salire l’Everest nel 1963 per me era solo una storia americana, anche se fu notevole impresa perché Whittaker –
detto Big Jim per l’alta statura, la forza e il carisma – e il piccolo Nawang Gombu raggiunsero la cima in due e a corto di ossigeno, con fiducia e perseveranza: "Mentre Big
Jim si avvicinava a quello che sembrava essere l’ultimo risalto, si fermò e aspettò che Gombu lo raggiungesse: ‘Prima tu, Gombu’, ‘No, prima tu’. Salirono insieme".

Imprese lodevoli, ma la scintilla fu un'altra

In seguito Whittaker guidò altre imprese, tra cui l’ascensione americana al K2 del 1978. Nel 1981 salì il Monte Rainier con un gruppo di persone disabili. Nel 1990 riunì alpinisti di Stati Uniti, Unione Sovietica e Cina in una scalata fortememte simbolica: la Peace Climb. Si occupò di soccorso in montagna, aprì nuove vie, insegnò la natura ai giovani, scalò appassionatamente con il gemello Lou, si interessò di ecologia e difese i parchi americani, progettò GPS, sopravvisse ai propri figli, ma sinceramente continuava a essermi indifferente finché non ho letto il libro di Eleonora Recalcati Esploreremo le stelle. Lì ho scoperto l’impegno politico di Whittaker, la sua amicizia con Bob Kennedy, la loro scalata ai confini del Canada e alla frontiera dell’utopia, durante gli eventi del 1968 e perfino dopo l’assassinio di Bob, che probabilmente ha cambiato la storia del mondo e sicuramente ha segnato la vita di Big Jim, che ci credeva davvero.
 

Credo che nessun alpinista si sia mai speso così totalmente per un’idea, guidando la campagna presidenziale del giovane Kennedy e diventando il suo punto di riferimento,
anche se aveva qualche anno meno di lui. “Rileggendo” la loro amicizia si capisce che la scalata di una montagna o di un’idea possono diventare due esperienze sovrapponili, a
patto che non sia il narcisismo a guidarle. Come scrive Maria Luisa Colledani commentando l’ascensione di Bob e Jim alla nuova cima che venne chiamata Kennedy in ricordo di John nel bianco abbacinante Bob è solo. È l’impresa con cui elabora gli spari di Dallas, spartiacque della storia, non solo americana. Dopo quel marzo ’65, Bob ha la forza per ricominciare a vivere e sognare un’America migliore dove 'il molto è poco, e il poco è molto, di questo si occupa la politica che ti fa così schifo', sorride rivolgendosi a Jim. E quello stesso sogno, dopo più di mezzo secolo, ha spazio anche nel cuore di tenebra di questi nostri tempi disillusi, violenti e razzisti”. 

“Il molto è poco, e il poco è molto, di questo si occupa la politica che ti fa così schifo”. Bob Kennedy a Jim Whittaker sul Mount Kennedy

Anni lontani e allo stesso tempo vicini

Erano gli anni di grandi battaglie e inesauste speranze, dell’utopia e del sangue, del Vietnam e della pace, dei diritti sociali e dell’uguaglianza tra bianchi e neri, ricchi e poveri, privilegiati e diseredati: “Tutto quel fuoco in Vietnam brucia anche noi, anche il nostro passato, anche John. Siamo in un’altra era, o cambiamo o è la fine” diceva Bob e Jim, e l’amico rilanciava. Erano i tempi in cui ogni parola diventava una pietra dello scandalo e una profezia della provocazione, ambendo sempre a un disegno più grande. Erano altri tempi.

“Verranno altri Jim e altri Bob, altrimenti non andremo da nessuna parte”. E. Camanni


Jim Whittaker è morto a 97 anni a Port Townsend nello stato di Washington, dopo una vita lunghissima e ben spesa, e con lui se n’è andato l’ultimo protagonista di un’epoca che sembra disti anni luce dalla nostra, ma un giorno rinascerà. Verranno altri Jim e altri Bob, altrimenti non andremo da nessuna parte.