Una pianta di mimosa in montagna © Wikicommons - Krzysztof Ziarnek, Kenraiz - CC BY-SA 4.0
Nella vita di una redazione, le varie ricorrenze scandiscono il calendario con un meccanismo che è quasi automatico. Si “deve” produrre qualcosa a tema per le più importanti “giornate mondiali” così come per le feste comandate. Il risultato è che il reale interesse per l'oggetto della celebrazione passa a volte quasi in secondo piano.
Il rischio che il significato della festività risulti diluito nel flusso della comunicazione c'è e la forma può prendere il sopravvento sulla sostanza in qualsiasi momento. Per questo motivo, in occasione dell'8 marzo, abbiamo preferito tenere un profilo basso.
Personalmente, ritengo che cercare di trovare una collocazione definita della figura femminile all'interno del mondo della montagna sia infruttuoso, oltre che sbagliato. I temi sono moltissimi, anche in via subordinata o vicina a quelli delle disuguaglianze di genere o dell'emancipazione della donna, che richiedono più di un abbozzo tra queste righe, inserito per guadagnarsi la benevolenza di chi legge.
Quanto la montagna ci regala però è senza dubbio un “campo da gioco” decisamente aperto, dove la tematica relativa al genere spesso è semplicemente un elemento importato dall'esterno. Mi viene da pensare all'arrampicata sportiva, dove anche dal punto di vista della performance pura, uomini e donne sono ormai sostanzialmente allo stesso livello. Qualche tempo fa abbiamo pubblicato una intervista ad Alfredo Webber che marginalmente toccava la questione. Anzi, si può dire che, nella disciplina, le differenze di genere vanno intese nel senso più nobile di una grande ricchezza di approcci diversi alla roccia, sia dal punto di vista fisico che mentale.
Ma su queste pagine – negli anni- abbiamo anche ospitato diversi articoli dedicati a figure femminili che sono state vera materia e illuminazione del mondo alpinistico e artistico, innovatrici fondamentali per la crescita del mondo che amiamo. Mi vengono in mente Antonia Pozzi, Catherine Destivelle, Giovanna Zangrandi, Nives Meroi e sono solo quattro tra i nomi che preferisco, senza alcuna pretesa di tratteggiarne il valore in relazione ad altri.
Tornando però alla festa della donna, ci sono un paio di contenuti che voglio segnalare sul giornale di oggi. Il primo è un profilo di Fedora Donati, che a mio avviso può aprire una riflessione su come le donne dedite all'alpinismo siano state viste in passato. Il secondo riguarda una selezione di libri al femminile, con storie che possono diventare fonte di ispirazione.
Quel che più mi preme è che anche nei prossimi giorni e mesi si possa continuare, non tanto a celebrare, ma piuttosto a dare voce alla montagna delle donne. Non per pareggiare delle differenze reali e/o presunte, ma perché tutti noi amiamo la montagna ed è bello che ognuno lo faccia con la propria sensibilità.