La coesistenza con i grandi carnivori in due film da non perdere

Due video, disponibili sulla piattaforma InQuota.tv, affrontano il difficile tema della convivenza fra uomo e lupo e fra uomo e orso, promuovendo consapevolezza e senso critico attraverso linguaggi narrativi differenti
Frame dal film "Il Contatto", disponibile da martedì su InQuota.tv © Andrea Dalpian

La coesistenza fra uomo e lupo e fra uomo e orso, nelle aree antropizzate delle terre alte, è un tema che riemerge prepotentemente ogni primavera, con la fine del loro letargo. Si tratta di una problematica che affonda le proprie radici in un dibattito culturale andato avanti per decenni e talvolta incapace di proporre soluzioni concrete, lontane da una polarizzazione sempre più spinta dei suoi due estremi: da una parte vi è infatti chi auspica soluzioni immediate, promuovendo scorciatoie non del tutto rispettose della fauna selvatica, dall'altra chi questa fauna selvatica desidera sì tutelarla, ma in maniera quasi esagerata, a scapito talvolta dell'uomo stesso e di un'esistenza ormai millenaria che la nostra specie si trova a condurre, fra boschi e montagne che sulla nostra presenza si sono nei secoli plasmati.

Al centro di questo discorso, due film - disponibili sulla piattaforma InQuota.tv - propongono al pubblico altrettante riflessioni complementari, una riguardante il lupo e l'altra avente per protagonista, invece, l'orso.

Il Contatto

di Andrea Dalpian (Italia / 2021 / 1h11')

Nella primavera 2016, a distanza di quindici giorni circa l’uno dall’altro, abbiamo recuperato due cuccioli di lupo rinvenuti in difficoltà, poi chiamati Ulisse e Achille". Si legge così sul sito del centro tutela e ricerca fauna esotica e selvatica Monte Adone. Un progetto unico nel suo genere perché in Europa non era mai stato tentato il rilascio di individui riabilitati dall’uomo sin dalle prime settimane di vita. “L’ambizioso obiettivo di rilasciarli in natura, dopo il necessario periodo di riabilitazione, ci ha portati ad intraprendere un complesso percorso sperimentale durante il quale il contatto con l’uomo è stato limitato al minimo necessario per le loro cure - continuano dal Centro Tutela - E così, a luglio 2017, dopo aver trascorso con noi più di un anno, nel pieno rispetto della loro natura selvatica, Ulisse e Achille sono tornati in libertà. Vista l’unicità di questo caso, abbiamo deciso di documentare tutto il loro percorso”.

Ed è qui che la cinepresa di Andrea Dalpian entra in gioco. Realizzato dalla casa di produzione indipendente PopCult Docs, che segue da tempo le attività svolte presso il Centro, il documentario - disponibile sulla piattaforma InQuota.tv da martedì - si muove con una pazienza proverbiale e mai noiosa nella vita quotidiana dei due cuccioli, raccontandone gli sviluppi parallelamente alla preziosa attività portata avanti dall'ente. Il film, senza parole né musica, è concepito per essere un'esperienza sensoriale da fare direttamente dallo schermo, circondati da suoni ed immagini che provano a restituire sensazioni, più che raccontare direttamente una storia. 

Il film cerca di entrare nel ritmo quotidiano dei lupi, in questa loro particolare parentesi di vita - ha raccontato Dalpian nelle note di regia. - Uno scorrere dei giorni molto diverso da quello cui siamo abituati: è un viaggio in un’altra percezione del tempo, in un altro sentore dei suoni, nei piccoli segni del linguaggio che caratterizzano un’altra specie animale, molto diversa dalla nostra. All’inizio potrebbe risultare difficoltoso o straniante non comprendere chiaramente la sequenza degli eventi, ma è proprio qui che sta la ricerca del documentario che ho voluto girare. Provare ad immedesimarsi nello stesso sentimento di disorientamento provato da un cucciolo che si trova improvvisamente lontano dalla propria madre, in mano ad un essere per lui alieno vuol dire provare a crescere con lui, comprendendone meglio la natura”.

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L’ors'

di Alessandro Abba Legnazzi (Italia / 2022 / 1h25')

Ormai tredici anni fa, nella valle di Poschiavo, in Svizzera, l'orso identificato come M13 iniziò ad avvicinarsi alle abitazioni uccidendo animali domestici per nutrirsene. Due addetti alla vigilanza sulla selvaggina iniziarono un'operazione delicatissima che mirava a localizzarlo per fa sì che i danni alla popolazione si riducessero al minimo. L'opinione pubblica si divise allora fra chi riteneva che con il plantigrado si dovesse imparare a convivere e chi pensava che andasse abbattuto. 

Il lavoro di Alessandro Abba Legnazzi - già disponibile sulla piattaforma InQuota.tv - ripercorre quei giorni. E lo fa attraverso un lungometraggio di fiction ben distante dai linguaggi documentaristici utilizzati dalla maggior parte dei film che raccontano storie come questa. La vicenda dell'Orso M13 che il 19 febbraio 2013 veniva abbattuto nei Grigioni è però raccontata attraverso una scelta narrativa che si mantiene volutamente ibrida, almeno per quanto riguarda il casting. Il concetto di docufiction viene infatti superato dall'idea di avvalersi, per ricostruire quanto avvenuto, non soltanto delle testimonianze di chi allora era in loco ma anche delle loro capacità attoriali: Legnazzi ha infatti chiesto loro di interpretare se stessi, nei casi in cui fosse possibile. “Si tratta di una rilettura di un avvenimento che coinvolse gli abitanti dell'intera valle - ha raccontato il regista - e ricostruita con la partecipazione di chi quel periodo lo visse veramente, sulla propria pelle”.

L'abilità di questo film sta nel mostrare come, dinanzi al manifestarsi di un evento inatteso causato da un animale che si colloca in una duplice posizione nell'immaginario collettivo - il tenero orsetto di peluche da un lato e il temibile aggressore dall'altro - le reazioni abbiano avuto una molteplicità di sfumature che vanno dalla difesa del plantigrado alla volontà di ucciderlo immediatamente. Soltanto esplorando ognuna di queste nuance con consapevolezza e senso critico è possibile comprendere appieno la portata del problema e l'attuazione di soluzioni sostenibili per tutti.

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