Lago di Santa Giustina, riemergono i ponti sommersi della Val di Non

Con il calare delle acque, a ogni inizio di primavere il ponte di Regai, il ponte Mula e il ponte Alto tornano a mostrarsi. Il fenomeno, indotto dall'uomo, attira sempre di più l'attenzione dei turisti

 

Con l’abbassamento stagionale del livello del lago di Santa Giustina, la Val di Non vive ancora una volta un evento molto particolare. Proprio in questi giorni, infatti, è possibile osservare il Ponte del Regai, uno degli antichi viadotti sommersi che emergono gradualmente dalle profondità del lago. Ogni primavera, il livello del lago di Santa Giustina viene abbassato artificialmente per preparare l’invaso ad accogliere il ghiaccio e la neve fusi dal disgelo, e per effettuare lavori di manutenzione alla diga. Questa procedura, che testimonia il mutamento imposto alla vallata dalla produzione di energia idroelettrica, ha permesso in alcune occasioni di arrivare a osservare gradualmente tutti i tre ponti principali, collocati a diverse profondità.

Prima del completamento dell’invaso, terminato nel 1951 nei pressi di Predaia e Cles, spettava a Ponte dei Regai, Ponte Alto e Ponte della Mula collegare i lati della vallata. Il loro compito era di estrema importanza, e consentiva agli abitanti di superare forre, torrenti e ripidi costoni, alimentando fin dall’antichità il commercio e gli spostamenti.

Ma, a partire dalla costruzione della diga, al tempo la più alta d’Europa coi suoi 152,50 metri, strade, casolari e vigneti vennero inghiottiti dalle acque del torrente Noce e dei suoi affluenti. Da quel momento, i tre ponti principali e ciò che rimane della rete viaria degli anni ’40 si svelano solo per pochi giorni l’anno. Un evento che permette ad abitanti della valle e turisti di vivere un’esperienza unica, simbolo dei grandi mutamenti della montagna nel corso del ‘900.

 

L’ordine di emersione dei tre ponti

La possibilità di vedere contemporaneamente i tre ponti, però, dipende da molti fattori, e non segue una programmazione specifica. L’apertura delle paratie, spiegano dall’Azienda per il turismo locale, viene decisa in base a nevicate primaverili, piogge a fondo valle e dal livello della grande parete in cemento armato al quale è richiesta manutenzione.

Il primo ponte a emergere dalle profondità del lago, in ogni caso, è Ponte dei Regai, già raggiungibile da Plaze di Dermulo. Il secondo ponte ad affiorare è il Ponte della Mula, appena sotto il precedente, mentre il terzo ponte sommerso, Ponte Alto, si mostra raramente e richiede lo svuotamento quasi completo dell’invaso per essere visto.

 

Un trekking sul territorio

A valle della diga, inoltre, è possibile visitare uno dei luoghi più suggestivi che circondano il lago: l’eremo di Santa Giustina, costruito nel XIII secolo. Partendo dalla stazione di Tassullo, ci si può addentrare nell’omonimo canyon seguendo un sentiero attrezzato con corrimano e balaustre, per poi giungere a un nuovissimo ponte in legno che permette di attraversare il corso originario del torrente Noce. Dopo un panoramico percorso in forra, è possibile risalire il versante esposto a sud-ovest e raggiungere il centro di Dermulo. Il percorso, classificato di difficoltà media e lungo circa 3km, può essere svolto in entrambe le direzioni così da evitare il rientro a piedi lungo la strada statale.

 

L’antica storia di Ponte dei Regai, Ponte della Mula e Ponte Alto

Sebbene sia il più giovane dei tre manufatti sommersi dalle acque dell’invaso, Ponte dei Regai è stato per un secolo esatto una via di comunicazione fondamentale. Venne costruito a metà ‘800, tra il 1852 e il 1854, per connettere le sponde del Rio di San Romedio e collegare i paesi di Revò e Sanzeno. Al momento della costruzione della diga, però, venne inghiottito assieme ad altri 406 ettari di terreno.

Poco più sotto, sempre sul corso del Rio di San Romedio, si cela invece una leggenda affascinante e radicata nella storia della vallata. Gli aneddoti sul Ponte della Mula, infatti, raccontano che il Barone di Cles avrebbe deciso di costruire il ponte dopo che la sua mula, mentre la stava cavalcando inseguito da una folla di contadini, spiccò un salto tale da superare le sponde del fiume e metterlo in salvo. Per questo motivo, avrebbe deciso di costruire un ponte in suo onore.

Infine, è in uno dei punti più profondi dei 150 metri di profondità del lago che Ponte Alto racchiude una storia che nascerebbe addirittura in epoca romana. Secondo alcune fonti, venne utilizzato ininterrottamente a partire dalla sua costruzione, avvenuta prima del VI secolo, fino a metà ‘800. Venne poi sostituito da un ponte in ferro e affiancato dalla costruzione del Ponte dei Regai.