L’alpinismo romantico di Dario Eynard e l’eterna tensione verso l’infinito

Il giovane bergamasco dell’Eagle Team si racconta nel libro CAI Edizioni “Le vie dei sogni”, a cura di Andrea Greci. È proprio vero che l’alpinismo è diventato “strumento di misura dei limiti da stabilire e poi superare”, come scrive Erri De Luca nella prefazione.

Quando ha passato la selezione per far parte del primo CAI Eagle Team, nonostante la giovane età Dario Eynard era già un piccolo mito per molti giovani colleghi (più o meno amatoriali) che in lui vedevano incarnata la filosofia contemporanea dell’alpinismo: un’attività esplorativa pulita nello stile e nell’impatto ambientale, non priva di un pizzico di follia. Non poteva mancare fra i rappresentanti dell’alpinismo “di oggi e di domani” intervistati da Andrea Greci nel libro Le vie dei sogni (pp. 175, 18 euro, CAI Edizioni 2025, prefazione di Erri De Luca).

 

In verticale come in orizzontale

Nato (nel 2000) e coltivato ai piedi delle Orobie, e in particolare alla Scuola di Alpinismo Maestrini Fassi della sezione CAI di Nembro, Dario Eynard ha fatto parlare di sé con un trittico di solitarie: durante l’estate del 2021 per la Via Un Giardino per Gianmario, in Presolana, cui è seguita sempre in Presolana l’eclatante Direttissima in invernale per la Parete nord, e infine la Via degli Inglesi al Pizzo Badile nel 2022.

Sulle Alpi ha ripetuto alcune vie classiche, come nel 2022 la Pierre Allain sulla Nord del Petit Dru insieme a Gabriel Buda, compagno del corso per diventare Aspirante Guida alpina, obiettivo raggiunto nel 2024, come pure l’ingresso nel CAAI. Nel 2023 ha aperto una nuova via di misto sul Ben Nevis, in Scozia (Solar Wind), con Scott Grosdanoff.

Nel 2024 è entrato nel CAI Eagle Team, al termine del quale è stato selezionato per partecipare alla spedizione conclusiva in Patagonia, dove nel marzo 2025 insieme al project leader Matteo Della Bordella e a Mirco Grasso ha salito nottetempo il Cerro Piergiorgio per la Via Gringos Locos. Al rientro si è laureato in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio al Politecnico di Milano. Il percorso con l’Eagle Team lo ha portato a salire l’iconica Via Attraverso il Pesce sulla Sud della Marmolada, ma anche la Pierre Allain sul Petit Dru. Nel 2024 ha attraversato con gli sci il Parco Nazionale del Sarek nella Lapponia svedese, con Giacomo Meliffi, compagno di Eagle Team, sperimentando il ghiaccio nella sua dimensione orizzontale, sulle tracce di Messner, Bonatti e di tutti quegli alpinisti che hanno visto nei ghiacci polari la frontiera dell’alpinismo esplorativo. Il fascino emanato da quell’esperienza ha poi generato la spedizione in Canada nel settembre 2025 con il Ragno David Bacci, Enrico Bittelli (entrato nella seconda edizione dell’Eagle Team) e l’immancabile Meliffi, combinando la verticalità della scalata (aperta la via L’Oro dello Yukon, sul Middle Huey Spire) con l’orizzontalità dell’avvicinamento in kayak.

 

La via dei sogni

Nonostante abbia già un nutrito curriculum di salite, considerando l’età, Dario Eynard è abbastanza giovane per avere ancora un cassetto zeppo di sogni. Con una premessa: “La via dei sogni per me non è una via in particolare, ma una direzione del percorso alpinistico che voglio prendere, il senso che voglio dargli. I sogni cambiano nell’arco del nostro percorso, quindi la via dei sogni non può essere una sola, ognuna durerà fino a quando non ci saremo allenati abbastanza per realizzarla. Il sogno è un continuo mutamento all’interno della nostra vita. Se guardo alla mia esperienza, la via dei sogni è un insieme di tanti piccoli sogni che hanno guidato il mio percorso di alpinista e che continuano a orientarmi verso nuove direzioni e nuovi orizzonti”.

Passando a esempi specifici: “La via che mi ha più segnato all’interno del mio percorso, e che credo mi rimarrà per sempre impressa nel cuore, è senza dubbio la solitaria invernale in Presolana sulla Via Direttissima. Ha segnato un periodo di transizione nel mio modo di fare alpinismo, facendomi scoprire l’enorme potenzialità che ha l’alpinismo su di me: in montagna ci si mette a nudo, perché la montagna non fa sconti. Mi ha fatto capire chi sono e conoscere aspetti del mio carattere che probabilmente senza quella salita non avrei mai scoperto: la perseveranza, la determinazione. È stata la prima salita a impegnarmi così tanto a livello mentale, non tanto durante, ma nei mesi precedenti. Non avevo mai avuto prima di allora un progetto così grande, che pian piano ho pensato, sognato, desiderato. Quel processo è poi emerso anche successivamente, ma quella prima volta rappresenta la scintilla che mi ha fatto cambiare modo di vedere le cose in montagna”.

Eppure nessun sogno rimane così grande da bastare a se stesso: “La nostra vita è un susseguirsi di piccoli sogni: un sogno da solo sembra grande, ma a posteriori, quando lo esaudiamo, diventa un piccolo tassello di un percorso più lungo. L’anno scorso, scalare il Cerro Piergiorgio era un sogno immenso in quel momento, ma quando l’ho raggiunto è subentrato il sogno successivo. Per come funziona, l’uomo non trova mai soddisfazione completa: non voglio dire che ha sempre bisogno di sentirsi insoddisfatto, ma anzi, di sentirsi soddisfatto. Come si raccontava all’epoca del Romanticismo, smettere di sognare è un po’ come morire: bisogna mantenere sempre alta la tensione, come una freccia scoccata verso l’infinito. Nell’alpinismo come nella vita in generale”.

E per Dario Eynard quella freccia punta verso due destinazioni ben precise Isola Baffin e Groenlandia. Di certo sa già a chi chiedere informazioni…

 

Alpinismo è… vocazione

Cosa passa per la testa di un ventenne che decide di vivere di alpinismo oggi? Lo si può leggere nel capitolo dedicato a Dario Eynard all’interno del libro Le vie dei sogni, a cura di Andrea Greci, dove il bergamasco svela la sua visione dell’alpinismo e la sensibilità che sta dietro a certi progetti. Dopo la fase delle solitarie, che forse non tornerà più perché è stata funzionale a definirsi come persona oltre che come alpinista, è iniziata quella dell’esplorazione, che dalle sue Orobie lo ha portato in Scozia, in Lapponia e in Patagonia, grazie al progetto CAI Eagle Team. 

Eynard ha scelto di non limitarsi alla performance pura. La sua ricerca si è spostata verso la sperimentazione e la sostenibilità, consapevole che esistono infinite possibilità per vivere la montagna, purché si segua la propria visione personale. E ognuno ha la sua. Basta prendersi il tempo per pensare, rifiutando la logica del risultato immediato per privilegiare la gradualità dell’esperienza. Resistere alle lusinghe dei social e all’ansia comunicativa è possibile, anzi, necessario per restare se stessi.