Leopardo delle nevi muore di vecchiaia: in Pakistan la convivenza tra uomo e predatore non è mera utopia

La morte per cause naturali di un leopardo delle nevi nel distretto pakistano di Chitral apre una riflessione sul rapporto tra grandi predatori e comunità locali, diventando segno di una possibile convivenza.

Lo chiamano "Fantasma delle Montagne" (Mountain Ghost), un soprannome calzante per il leopardo delle nevi (Uncia uncia), il più celebre, e al contempo fragile, tra i felini selvatici dell’Asia centrale.

Distribuita su dodici Paesi - Afghanistan, Bhutan, China, India, Kazakhstan, Kyrgyzstan, Mongolia, Nepal, Pakistan, Russia, Tajikistan, and Uzbekistan - la specie vive in ambienti dal clima estremamente rigido, in cui la vegetazione si riduce a pochi arbusti. Se in Russia e Mongolia non è insolito riscontrarne la presenza attorno ai 1.000 metri, in Himalaya gli avvistamenti avvengono principalmente oltre i 3.000 metri, fino a una eccezionale quota di 5.400 metri.

La caratteristica elusività, che ha portato il leopardo a guadagnare il soprannome di “fantasma”, rende complicata la stima accurata degli esemplari oggi presenti tra le vette dell'Himalaya, del Karakorum e dell'Hindu Kush. Secondo i dati più recenti, si stima che il loro numero complessivo oscilli tra i 3.500 e i 7.000 individui, protagonisti di una silenziosa battaglia per la sopravvivenza. Attualmente è inserito nella Lista Rossa della IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) come specie "Vulnerabile".

La riduzione degli esemplari è dovuta a una combinazione di pressioni antropiche e ambientali. Da un lato il bracconaggio e il commercio illegale, dall’altro la perdita e frammentazione dell’habitat, a causa dell’espandersi della pastorizia e delle attività estrattive ma anche del cambiamento climatico.

In questo scenario critico, si inserisce il prezioso operato di organizzazioni, come la Snow Leopard Foundation (SLF), impegnate nel salvare il leopardo dall’estinzione. Dal 2008, anno della sua fondazione, la SLF lavora nelle aree più remote del Pakistan con una filosofia chiara: non si può proteggere il predatore se non si sostiene la comunità che con esso condivide il territorio.

Ed è dalla SLF che nelle scorse settimane è stata diffusa una notizia che, nella sua drammaticità, diventa testimonianza di una possibile convivenza tra comunità umane e leopardi delle nevi

 

Quando la morte si fa speranza

A Garam Chashma, nel distretto pakistano di Chitral, è stato ritrovato il corpo senza vita di un maestoso maschio di circa 12-15 anni. L'autopsia, condotta dal Khyber Pakhtunkhwa Wildlife & Livestock Department, dipartimento governativo deputato alla tutela della fauna selvatica e alla gestione della zootecnia, in collaborazione con SLF, ha confermato che il felino è morto per cause naturali. Niente bracconaggio, niente avvelenamento, ma una grave forma di enterite e disidratazione legate all'età avanzata e alla difficoltà di nutrirsi.

"In aree dove domina la mortalità causata dall'uomo, una morte naturale è più di un evento biologico: è un segnale di coesistenza - ha dichiarato il Dr. Muhammad Ali Nawaz, direttore di SLF - . Questo leopardo ha evitato il conflitto per tutta la sua vita”.

Il leopardo del Chitral, negli ultimi due mesi di vita, si era avvicinato molto ai villaggi, divorando circa due dozzine di capre. La reazione della comunità non è stata la violenza, ma la richiesta di soluzioni sostenibili. È qui che il modello di gestione della fauna selvatica promosso dalla SLF dimostra la sua efficacia: la fondazione non si limita alla protezione "passiva" delle specie animali, ma si impegna per promuovere il miglioramento delle condizioni economiche delle comunità locali, che condividono i fragili ecosistemi montani con i predatori.

 

La convivenza non è un concetto astratto

La convivenza tra uomo e leopardi delle nevi viene costruita in Pakistan con strumenti concreti. La SLF ha promosso negli anni la realizzazione di recinti a prova di predatore, la fornitura di assicurazioni comunitarie, che consentono risarcimenti rapidi per i pastori in caso di perdita del bestiame e programmi di vaccinazione del bestiame allevato, al fine di ridurre le perdite economiche totali dei pastori e promuovere la loro tolleranza verso le predazioni sporadiche dei leopardi.

Come sottolineato da Dr. Shezra Mansab Kharal, Ministro di Stato per il Cambiamento Climatico in Pakistan, questo episodio dimostra che "le comunità, quando informate e coinvolte, possono coesistere con specie iconiche".

Il caso di Garam Chashma diventa spunto per una riflessione profonda, in grado di valicare le vette himalayane ed estendersi su scala globale. Nonostante la distanza e le differenze in termini di latitudine, ambienti e specie coinvolte, la sfida alla salvaguardia della fauna selvatica in aree antropizzate, è identica a quella che la nostra Penisola vive, ad esempio, con il lupo e l'orso marsicano. Il riespandersi di popolazioni, arrivate sull’orlo dell’estinzione soprattutto per causa umana, porta inevitabilmente a difficoltà di gestione della convivenza tra uomo e animali selvatici. 

Il fatto che un predatore possa invecchiare in un paesaggio dominato dagli umani è la prova che il cambiamento culturale è possibile. Che sia un leopardo tra le vette del Karakorum o un orso marsicano tra i boschi dell'Abruzzo, la strada è la stessa: trasformare il conflitto in gestione partecipata.