L’eredità di Sir Shackleton, al via il restauro della Villa in cui trovò la salvezza

A oltre un secolo dal naufragio della Endurance, un progetto salva l’edificio di Stromness, alla cui porta l’esploratore bussò dopo aver affrontato l'Oceano Australe a bordo della scialuppa James Caird.

Endurance. Basta un semplice nome per riportare alla mente degli appassionati di esplorazione e avventure estreme la Spedizione Imperiale Trans-Antartica, tentata da Sir Ernest Shackleton tra il 1914 e il 1917. Una storia iniziata a bordo di un maestoso brigantino, che avrebbe dovuto sfidare i ghiacci del Polo Sud, che ha nel tempo acquisito un alone di leggenda. I suoi protagonisti, Shackleton per primo, sono considerati eroi, e gli ambienti in cui lottarono per la sopravvivenza sembrano nati dalla fantasia di uno scrittore d’altri tempi.

A ricordare che quanto riportato nei diari di bordo sia realtà, vi sono reperti che rappresentano oggi una preziosa eredità. Il più celebre è certamente il relitto della Endurance stessa, individuato il 5 marzo 2022 a 3.008 metri di profondità nel Mare di Weddell, nell’ambito della spedizione Endurance22 organizzata dal Falklands Maritime Heritage Trust. 

Ma la storia di Shackleton e dei suoi uomini, come sa bene chi conosca la vicenda, non trovò la parola fine con l’inabissamento della Endurance nelle acque antartiche. Dopo aver visto la propria nave stritolata dai ghiacci, l'equipaggio si trovò ad affrontare mesi di isolamento su banchi di ghiaccio alla deriva, raggiungendo infine l'inospitale Elephant Island. 

Da lì, in un ultimo, disperato tentativo di salvezza, Shackleton e altri cinque compagni sfidarono l'Oceano Australe a bordo della minuscola scialuppa James Caird. Dopo 800 miglia di tempeste, approdarono sulla costa meridionale della Georgia del Sud, superando a piedi vette montuose mai mappate prima, per raggiungere la civiltà. Il punto d'arrivo di questa odissea fu la Stromness Manager’s Villa

Quando arrivarono alla porta dell’edificio, il Sir e i suoi uomini erano irriconoscibili, anneriti dal fumo e logorati dalla fatica. Shackleton descrisse così l'incontro nel suo libro South: "Chi siete?" chiese un uomo. "Abbiamo perso la nostra nave e siamo venuti dall'altra parte dell'isola", risposi. Ci guardò con totale incredulità."

Fu solo quando Shackleton pronunciò il suo nome che il responsabile della stazione baleniera, Mr. Sorlle, tese la mano dicendo: "Entrate. Entrate". 

In quel momento, la missione non era ancora finita. A Stromness erano arrivati infatti solo in tre: Shackleton, Frank Worsley e Tom Crean. Gli altri compagni della James Caird attendevano stremati sulla costa opposta dell'isola, mentre il resto dell'equipaggio era ancora bloccato a Elephant Island. Solo dopo tre mesi e quattro tentativi con diverse imbarcazioni, Shackleton riuscì a forzare il ghiaccio e a trarre in salvo anche l'ultimo dei suoi uomini.

Con la fine dell'industria baleniera negli anni Sessanta, Stromness è diventata una città fantasma, e la Villa è stata abbandonata alle intemperie e al degrado. Prima che il tempo cancelli ogni traccia del suo passato e trasformi un luogo iconico in un mucchio di legno marcescente, c’è chi ha deciso di impegnarsi per tentarne un recupero estremo. 

Il merito va alla South Georgia Heritage Trust (SGHT) che, in occasione del suo ventesimo anniversario, ha annunciato l’avvio dei lavori di restauro e messa in sicurezza dell’edificio.

 

Un restauro tra storia e tecnologia

Il progetto di restauro della Villa, promosso in collaborazione con Friends of South Georgia Island in the USA (FOSGI) e reso possibile dal “supporto di preziosi donatori”, come evidenziato nel comunicato ufficiale di avvio dei lavori della SGHT, vede il coinvolgimento di una squadra di esperti carpentieri norvegesi e britannici, che utilizzeranno tecniche tradizionali per preservare l'autenticità della struttura. 

Accanto al restauro conservativo è prevista la realizzazione di un “gemello digitale”, una riproduzione della Villa in 3D che consentirà al mondo intero di "bussare" virtualmente a quella famosa porta, divenuta simbolo di salvezza.

"Siamo entusiasti di stabilizzare questo edificio che ha giocato un ruolo così significativo nel salvataggio dell'intero equipaggio dell'Endurance" ha dichiarato Alison Neil, Amministratore Delegato del SGHT. 

Il restauro della Villa non è un intervento isolato ma una delle manifestazioni del profondo impegno della SGHT, che dal 2005 lavora instancabilmente per salvaguardare l'ecosistema della Georgia del Sud

Attraverso l'Habitat Restoration Project, sono stati raccolti oltre 10 milioni di sterline per eradicare le specie invasive. Un’operazione senza precedenti che ha consentito di liberare l'isola dai roditori, permettendo agli uccelli marini di tornare a popolare l'area. Un risultato eccezionale, che ha portato Sir David Attenborough a celebrare l'isola come “un ecosistema in straordinaria guarigione”, dove anche le balene stanno tornando a solcare acque protette.

C’è un dettaglio che rende il legame tra Shackleton e questa terra in ripresa ancora più profondo. L'esploratore tornò nella Georgia del Sud nel 1922, per quella che sarebbe stata la sua ultima spedizione. A bordo della nave Quest, ancorata a Grytviken, Shackleton morì a causa di un attacco cardiaco. 

Per volontà della moglie, che sapeva quanto quel luogo fosse radicato nell'anima del marito, il Sir non tornò mai in Inghilterra. Fu sepolto nel piccolo cimitero dei balenieri a Grytviken, dove riposa ancora oggi, in una tomba rivolta verso Sud, a simboleggiare il suo eterno legame con l'Antartide.