Bartek Ziemski in cima al Manaslu
Bartek Ziemski al campo base dopo la discesa con gli sci del Manaslu
Un momento della discesa
Un momento della discesaSono giorni concitati su Manaslu. Le grandi spedizioni commerciali stanno infatti affollando la montagna portando in vetta la loro moltitudine di clienti paganti. Tra le tante vette ce ne sono però alcune che ancora sorprendono, come quella del polacco Bartek Ziemski che ha raggiunto la vetta senza utilizzare bombole di ossigeno, ma portando sulla schiena i suoi sci. Una fatica a cui l'alpinsta e sciatore estremo non è affatto nuovo. Per lui si tratta infatti del settimo Ottomila sceso sulle assi, solo lo scorso anno aveva effettuato le discese integrali di Makalu e Kangchenjunga. Da evidenziare che, oltre a non aver utilizzato bombole di ossigeno Ziemski non aveva al seguito nessuno sherpa.
Sul Manaslu si tratta sicuramente di una delle realizzazioni più interessanti della stagione, fino a oggi. Questo nonostante non si tratti di una discesa integrale. Come infatti riportato dalla pagina Polski Związek Alpinizmu: "Purtroppo, il tratto tecnicamente difficile di Icefall tra C2 e C1 ha reso impossibile trovare una pista da sci libera".
Una folla in salita
Mentre Ziemski, leggero e solitario, raggiungeva la vetta del Manaslu e poi scendeva con gli sci piedi, lungo la via normale alla montagna si muovevano i quasi 400 alpinisti che sono ancora in marcia verso la vetta. Assistiti da guide, portatori d'alta quota, bombole e corde fisse in una manciata di giorni coroneranno il loro sogno di toccare quota ottomila metri, su una delle montagne più quotate dell'Himalaya.
Basti dire che nella giornata di ieri, 22 settembre, ben 17 clienti dell'agenzia Seven Summit Treks hanno raggiunto la vetta del Manaslu, assistiti da altrettante guide Sherpa. Di questi 16 sono saliti con bombole di ossigeno e solo uno ha deciso di non farne uso, il taiwanese Yin-Kuei Hsu.
Tra quelli in salita spicca invece lo spagnolo Carlos Soria, di cui speriamo di poter dare a breve notizie positive.
È affascinante vedere come sullo stesso Manaslu convivano due mondi così diversi: da una parte le lunghe file di alpinisti legati alle corde fisse, affidati all’ossigeno e alla logistica perfetta delle agenzie, dall’altra chi sceglie di restare solo con la montagna, cercando linee nuove e mettendosi del tutto in gioco. Inevitabile chiedersi: dove sta la vera avventura?
Forse non nei pacchetti preconfezionati che garantiscono una cima a chiunque sia disposto a pagare, ma piuttosto in chi si misura con i propri limiti senza certezze, accettando la possibilità del fallimento. L’avventura non è la comodità della sicurezza a tutti i costi, ma l’imprevedibilità della sfida. Nell'omologazione del conformismo Bartek Ziemski, solo, senza ossigeno e con gli sci ai piedi, rappresenta una labile traccia di quell’essenza di libertà che continua a dare senso all’alpinismo.