La Hypercoldai a Cima Coldai
Mauro Loss al Passo del Tonale sulla cascata centrale
Monte Bianco, Aiguilles Marbrees © D.Banalotti
Ortles Hintergrat © D.Banalotti
Presanella - Alba ai piedi della parete nord © D.Banalotti
In progressione su neve © E. OliveroÈ in libreria e negli e-store CAI da giovedì il Manuale di alpinismo su ghiaccio e misto, realizzato dalla commissione nazionale scuole di alpinismo, scialpinismo e arrampicata libera. Si tratta di un aggiornamento che tiene conto di una duplice esigenza: da un lato la montagna si sta modificando repentinamente per via del cambiamento climatico, dall'altro anche le conoscenze tecniche e gli strumenti a disposizione sono mutati, a cominciare dai materiali necessari alle tecniche di progressione e assicurazione, per arrivare fino alle modalità di intervento per l'autosoccorso in valanga.
Quando inizia la stagione?
Abbiamo parlato del manuale e delle sempre più particolari condizioni che la montagna vive in quota insieme a Mauro Loss, presidente della commissione. “La stagione del ghiaccio e del misto nel mondo dell'alta montagna dovrebbe iniziare tra poco, ma il calendario in realtà ormai è diventato molto corto. Non solo nevica meno, ma nevica in modo diverso, non sempre le condizioni della neve e del ghiaccio sono buone, sufficientemente sicure. Un tempo non esisteva quasi lo scialpinismo invernale, si iniziava a febbraio e si andava avanti fino a fine maggio, inizio giugno. E stiamo parlando degli anni '80, non di un'altra era geologica. A Cima d'Incendio è venuto giù un intero pendio a marzo, ma nessuno lo vuole davvero capire”.
I bollettini e i consigli vengono ascoltati solo quando dicono quello che vogliamo sentirci dire?
Ci dimentichiamo un po' tutti di quello che non ci fa piacere sentire e a questo bisogna aggiungere che l'esperienza non sempre vale più come una volta. Le condizioni sono mutate e sono mutevoli. Si ragiona ancora molto sulla base dell'assunto che “Ho sempre fatto così”, ma in tanti casi non vale più.
Anche i percorsi sono cambiati.
Gli attacchi di molte vie si sono alzati, sono cambiati determinati passaggi, come per traversare dalla Bocca d'Ambiez alla Bocca dei camosci. Sulla neve non c'è più traccia, stanno pensando di attrezzare il sentiero a mezza costa.
“Ragioniamo ancora molto sulla base dell'assunto che abbiamo sempre fatto le cose in un certo modo, ma in tanti casi questo approccio non vale più”.
La mancanza di tempo della vita di oggi, la frenesia del fare, quanto incidono?
Probabilmente pesa e pesa in modi diversi. Una volta ci si faceva una certa esperienza nel tempo, con molte uscite su un certo tipo di terreno o di difficoltà. Oggi c'è gente che vuole iniziare già facendo la normale al Monte Bianco, se proponi loro degli step intermedi non ne vogliono sapere. Ma nel nostro ambiente è un modo di “crescere” pericolosissimo.
In un certo senso l'esperienza ha bisogno di sedimentare.
Certo, devi sapere cosa fare, ma lo devi sapere nel profondo, non perché lo hai visto fare un paio di volte. Devi saperlo fare in un modo che, quando c'è una emergenza, non te lo dimentichi.
Il manuale oggi serve più o meno rispetto a una volta?
Ti faccio un esempio: qualche anno fa stavamo facendo una discesa dalla Marmolada e abbiamo visto un gruppo davvero numeroso di persone che stavano provando a soccorrere una persona caduta dentro un crepaccio. Erano lì da mezz'ora per capire come fare un paranco. Siamo arrivati, abbiamo buttato giù una corda e con due tironi abbiamo recuperato il ferito. Non bisogna agire per schemi, ma gli schemi devono essere ben registrati in noi anche per capire quando applicare determinate tecniche. Un altro esempio: qualche giorno fa i due scialpinisti che sono stati recuperati sull'Adamello sono stati in grado di scavarsi un riparo in attesa dei soccorsi. Credo che in situazioni del genere avere una esperienza di trent'anni invece che di due ti aiuta a mantenere la calma.
“Devi sapere fare le codse in un modo che, quando c'è una emergenza, non te lo dimentichi”.
Come consigli di utilizzare il manuale?
Innanzitutto prendendosi il tempo di leggerlo con calma e poi provando a mettere in pratica le procedure che vengono descritte. La lettura non basta, bisogna provare. A maggior ragione oggi, in un ambiente così mutevole, bisogna avere il coraggio di rallentare un po' e bisogna darsi qualche punto fermo intorno al quale organizzare il nostro nucleo di competenze.