"Megaphone", M11+ a Valsavarenche per Bruni e Sappa

La doppia lunghezza è stata unita e liberata dai due valdostani. La creazione di Niccolò non è per tutti. "È un tiro bello arrabbiato: strapiomba, i piedi sono sfuggenti e le picche non hanno sempre appigli buoni".

Ci sono progetti che nascono in un modo e poi cambiano, soprattutto quando si parla di ghiaccio e di inverni ormai imprevedibili come quelli a cui ci stiamo abituando. È il caso di Megaphone, una via di misto a Valsavarenche, grado massimo M11+, aperta da Niccolò Bruni nel 2023 e rivista in questo inverno. Il secondo tiro è stato liberato per primo da Marco Sappa pochi giorni fa. Nella stessa uscita anche Niccolò è riuscito a salirlo, confermando la difficoltà di una lunghezza “solo per vecchi guerrieri” di cui conosce ogni metro. 

Peccato che la via non sia al momento più praticabile nella sua interezza di quattro tiri, ma per chi ha esperienza, cuore e tecnica, le prime due lunghezze si possono salire da terra in moulinette. “Ho iniziato Megaphone quando al canyon si stava sviluppando un po' tutto – racconta Bruni-, mi aveva mandato una foto Ezio [Marlier, ndr]. Si capiva subito che nella parte centrale la via sarebbe venuta bella dura, alla fine mi ha dato pure del materiale ma l'ho chiodata da solo perché lui non aveva tempo. Ho notato che nel tiro di mezzo, nella seconda lunghezza, si poteva passare anche senza scavare, ma ovviamente non era semplice”.

 

“Avevo già liberato la prima e la terza lunghezza, rimaneva quella più dura”.

 

Come spesso accade, vari fattori si sono inframezzati al tentativo di liberare la via e tre anni dopo c'era ancora quasi tutto il difficile in sospeso. “L'anno scorso un po' ci siamo dedicati a Mission Impossible, che non poteva aspettare, un po' si sono inserite altre cose. Io avevo già liberato il primo e il terzo tiro [di M8 e M7+], ma mancava la seconda lunghezza, quella più tosta. Questo inverno sono tornato, ho alzato la prima sosta che era su un terrazzino ben sopra il tetto, portando il tiro a 20 metri e poi ho spostato la linea un po' a destra per prendere una fessura, perché il ghiaccio non si forma bene”.

 

A quel punto, con un mega-tiro da 35 metri precisi, non rimaneva che scalare il tutto. “Avevamo già fatto un tentativo a gennaio, poi Marco [Sappa, ndr] voleva provarlo e così siamo andati c'erano anche Francesco [Civra Dano, ndr] e Torretta. Ho fatto un giro, poi è andato su Marco e poi hi riprovato io. Mentre ero a metà mi ha visto convinto e mi ha detto che mi toccava offrire il pranzo perché l'avrei chiuso [ride, ndr]. Mi ha preso nel mezzo della cosa e non potevo dire di no, così quando poi l'ho chiuso per davvero mi è toccato pagare”. Rispetto a Marco, che è più basso, Nicolò ha fatto alcuni movimenti diversi. “Sono robe che mi vengono in mente quando vado a dormire”.

Ora spazio agli apritori, anche se non è certo materia per tutti. “È un tiro bello in*azzato, hai sempre piedi molto piccoli che scappano, devi stare attento a dove vai a prendere con la picca, gli appigli non sono sono ottimi e attenzione perché se le piccozze scappano finiscono nel fiume. La via strapiomba parecchio e anche il traverso è delicato. Il tiro non è facile nemmeno da smontare, per cui bisogna saper fare e anche per il tiraggio della corda, gli attriti...bisogna capire”.