Ermellino - Foto di Alexander Ratov da Pixabay
Lepre variabile - Foto www.volganet.ru - Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0
Pernice bianca - Foto H. Zell - Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0
Ermellino - Foto GianoM - Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0
Lepre variabile - Foto Bouke ten Cate - Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0
Ermellino - Foto Giles Laurent - Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0
Pernice bianca - Foto Jan Frode Haugseth - Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0Per sopravvivere alle rigide condizioni dell'inverno, la fauna selvatica ha sviluppato una serie di strategie di adattamento: c'è chi sceglie la via del letargo, rallentando il proprio metabolismo, e chi invece decide di sfidare il gelo rimanendo attivo. Tra questi ultimi, troviamo una manciata di specie che ha evoluto una tecnica di sopravvivenza molto particolare, e anche spettacolare dal punto di vista visivo: il mimetismo stagionale.
Attraverso una muta completa del mantello o del piumaggio, animali come l'ermellino, la lepre variabile e la pernice bianca riescono a trasformarsi radicalmente, per assecondare il mutare dei colori predominanti del paesaggio alpino, passando dai toni bruni della terra al bianco candido della neve.
Questa capacità di diventare invisibili nell’ambiente, una sorta di superpotere evolutivo, rischia di perdere la sua utilità, a causa dell'innalzamento delle temperature, che si accompagna a nevicate tardive e a una riduzione della copertura nevosa. Quella che a lungo ha rappresentato una strategia vincente, si potrebbe trasformare in una trappola ecologica: quando il bianco della pelliccia non trova più il bianco della neve, l'animale non è più protetto ma drammaticamente esposto ai predatori.
Il futuro nero dei “fantasmi bianchi”
Il cuore del problema risiede nel fatto che il cambio di livrea degli animali “mimetici” è stagionale e indipendente dalle effettive condizioni meteorologiche. Non è la neve a stimolare la “trasformazione” di ermellini, lepri e pernici. È infatti il fotoperiodo, ovvero la variazione di ore di luce durante la giornata, a determinare se sia il momento di sfoggiare il mantello bruno estivo, ideale per sparire tra le rocce e la vegetazione o quello bianco invernale.
Il riscaldamento globale sta determinando un disallineamento tra i ritmi del clima e l'orologio biologico delle specie. Accade così che i fantasmi bianchi facciano la loro comparsa in un paesaggio montano ancora spoglio di neve, ad esempio in un mese di novembre travestito da settembre. Il cambio di colore, anticipato rispetto alle effettive esigenze di mimesi, rende gli animali bersagli facili per i predatori naturali, quali volpi o rapaci d'alta quota.
Il futuro di queste specie appare pertanto incerto. Nel tentativo di comprendere come e quanto il cambiamento climatico possa influenzare la sopravvivenza degli animali mimetici, in particolare dei piccoli mustelidi - ermellino, puzzola e donnola - , è stato avviato sulle Alpi l'Ermlin Project, un progetto di dottorato a cura del Dott. Marco Granata dell’Università di Torino.
Un progetto che unisce ricerca e divulgazione al grande pubblico. “Attraverso modelli climatici, prendendo in considerazione i principali scenari di cambiamento climatico, sto valutando il rischio di estinzione dell’ermellino sulle Alpi nei prossimi decenni”, spiega il Dott. Granata.
La raccolta dei dati è basata su metodi tradizionali impiegati per i piccoli carnivori, quali il campionamento di escrementi o i tubi per le impronte e le fototrappole, e sull’uso della “Mostela”, una speciale scatola di legno dotata di una fototrappola interna che riprende un tubo aperto frontalmente. Poiché i piccoli mustelidi sono naturalmente curiosi e amano infilarsi in cunicoli e cavità, la Mostela permette di ottenere video di alta qualità di soggetti altrimenti quasi impossibili da monitorare con le telecamere standard, troppo lente per i loro movimenti fulminei.
Se il trend del cambiamento climatico non subirà inversioni, l'ermellino sarà costretto a spostarsi a quote sempre più elevate, per certi versi inseguendo la neve. In questa migrazione non è detto che sia accompagnato dalle sue prede, principalmente roditori, come le arvicole.
Le stime per il futuro non sono rosee: entro il 2100 la specie potrebbe scomparire da quasi il 40% delle Alpi italiane, un dato che sembra in contrasto con il mancato riconoscimento dell’ermellino come specie a rischio da parte della IUCN. Su scala nazionale, la specie sarebbe, secondo gli esperti, da considerarsi vulnerabile.
La lepre variabile vive lo stesso dramma degli ermellini. Secondo uno studio svizzero realizzato dall'Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio WSL in collaborazione con l'Università di Berna e l'Università delle risorse naturali e delle scienze della vita di Vienna, in conseguenza del riscaldamento climatico la specie tenderà a salire di quota ma, “quando le temperature diventano troppo calde per lei, la lepre variabile può solo limitatamente ritirarsi verso luoghi più freschi ed elevati.” La conseguenza di questo limite altitudinale alla fuga determinerà una riduzione e frammentazione degli habitat.
E la situazione non cambia nel caso della pernice bianca. La “sentinella dei ghiacciai” è già da tempo impegnata nella sua risalita verso quote più elevate e il rarefarsi della neve trasforma la sua principale difesa — l’immobilismo mimetico — in una trappola. Restando immobile su un terreno bruno, la pernice diventa infatti un bersaglio perfetto per predatori d’alta quota, quali le aquile reali.
Queste tre specie, rappresentative di una categoria particolarmente a rischio in conseguenza del cambiamento climatico, si trovano a condividere la medesima complessa sfida per la sopravvivenza: trovare una nuova “casa”, con disponibilità invernale di copertura nevosa, in maniera più rapida di quanto non corra il cambiamento climatico. Perché la montagna, purtroppo, non ha un'altezza infinita.