Soccorritori in addestramento su valanga © Luca Tondat x CNSASÈ un bilancio drammatico quello registrato negli ultimi sette giorni sulle montagne italiane: tredici vittime, di cui dieci travolte da valanghe lungo l’arco alpino e nelle Marche. Un dato che impone una riflessione seria sulle condizioni nivologiche eccezionalmente critiche che stanno interessando vaste aree del Paese.
L’area coinvolta dai distacchi valanghivi è estremamente ampia e comprende gran parte delle Alpi, dalla Valle d’Aosta al Friuli-Venezia Giulia, passando per Lombardia e Trentino. Gli episodi si sono verificati in contesti differenti, ma gli esperti individuano una configurazione ricorrente all’origine dell’instabilità del manto nevoso: la presenza di strati deboli persistenti, nascosti sotto la neve recente.
In molti settori, la neve fresca e quella trasportata dal vento nei giorni precedenti poggiavano su neve vecchia strutturalmente fragile. In diversi casi è stata riscontrata anche la presenza di brina di superficie sepolta, elemento che compromette in modo significativo la coesione tra i vari strati della neve. A rendere il quadro ancora più critico hanno contribuito le precipitazioni accompagnate da intensa attività eolica, che hanno creato accumuli localizzati, talvolta estesi e particolarmente sensibili anche a sollecitazioni minime.
In simili condizioni, il semplice passaggio di uno sciatore può essere sufficiente a provocare il distacco di una valanga. La presenza di strati deboli persistenti favorisce inoltre la propagazione delle fratture su ampie porzioni di pendio, con la possibilità che venga coinvolto l’intero spessore del manto nevoso e si generino valanghe di dimensioni significative. I punti pericolosi risultano così numerosi e difficilmente individuabili anche da parte di frequentatori esperti, rendendo particolarmente complessa la scelta di itinerari sicuri su pendii ripidi.
Il Soccorso Alpino rinnova l’appello alla massima prudenza. Oltre alla conoscenza e al corretto utilizzo dei dispositivi di autosoccorso viene raccomandato di consultare con attenzione i bollettini nivologici nella loro interezza, valutando non solo l’itinerario prescelto ma anche le modalità di salita e discesa. In situazioni come quella attuale, sottolineano i tecnici, è fondamentale considerare seriamente l’opportunità di attendere il naturale assestamento del manto nevoso prima di intraprendere attività su terreni potenzialmente esposti al pericolo valanghivo.