Fay Manners in apertura © Jan Virt via IG Fay Manners
Foto di vetta
La linea aperta © IG Fay Manners
in avvicinamento © Jan Virt via IG Fay Manners
Fay Manners sfrutta una fessura © Jan Virt via IG Fay Manners
Fay Manners © Jan Virt via IG Fay Manners
Le due alpiniste studiano la zona © Jan Virt via IG Fay Manners
La stagione dell'arrampicata su ghiaccio e misto sta volgendo al termine insieme alla coda di un inverno corto e bizzarro per il clima, come dovremo abituarci sempre più a vederne. Non mancano però le realizzazioni di interesse anche in queste prime settimane di primavera. La scorsa settimana, nelle due giornate del 3-4 aprile, Fay Manners ed Ella Wright hanno completato la prima della via di misto La Muse du Trient (M7, 250 metri), sulla Tête de Biselx, nel massiccio del Monte Bianco.
Alla ricerca della linea giusta
La Muse du Trient si sviluppa sulla parete nord-nord est della Tête de Biselx, sopra il ghiacciaio del Trient, sul versante svizzero del massiccio del Monte Bianco. Manners è stata attirata dalla natura remota e poco “sfruttata” della struttura, che ha solleticato le sue fantasie. “La parete NNE ha una storia poco conosciuta. C'erano solo alcuni segni di passaggio precedenti, tra cui vecchi tentativi nei pressi delle placche vicino al Copt Couloir, segni per lo più di ritirate che di linee in lavorazione. Nel 1972, Jean Troillet aveva salito una linea in condizioni molto diverse, quando il ghiacciaio arrivava più in alto e il couloir ancora tratteneva la neve fino all'estate. Da allora si è aggiunto davvero poco in un vero stile misto”.
"Nessuno spit, nessuna traccia. Solo seguendo quello che il granito ci dava”. Fay Manners
Molti anni dopo, ci sono state un paio di aperture (Full Dry for Love e Misantrhopie I-conique) che hanno guidato Fay Manners nello sviluppo di una via coerente con l'approccio dei predecessori. “Nel 2017, Simon Chatelan ha aperto due percorsi di misto sulla parete nord, entrambi utilizzando solo protezioni tradizionali. Il suo approccio al rispetto della montagna, utilizzando quello che c'è e non lasciando nulla alle spalle, ha trovato la nostra affinità. Niente spit, ci sembrava importante attenersi a quella stessa etica. Volevamo scalare qualcosa di continuo, dal basso verso l'alto, interamente con attrezzi e ramponi, con uno stile rispettoso. Nessuno spit, nessuna traccia. Solo seguendo quello che il granito ci dava”.
Due giorni senza fretta
La parete e l'approccio di Chatelan hanno portato Manners a capire esattamente cosa voleva fare sulla parete: aprire una linea moderna di misto, da scalare a fine inverno o inizio primavera. “Abbiamo passato due giorni sul muro, scegliendo di prenderci del tempo”. Manners e Wright hanno salito tre tiri il primo giorno e hanno attrezzato con corde e ancoraggi la parete, quindi sono scese e sono tornate il 4 aprile, hanno proseguito su terreno sostenuto e vario fino in vetta. “Abbiamo salito due tiri chiave, entrambi intorno a M7, con tutto quello che comportano – scalare sul delicato, in condizioni non ottimali e a volte un po' in lotta con la parete. Scalare con Ella mi è riusltato naturale - potevo essere completamente me stessa- e lei sembrava apprezzare il mio sarcasmo inglese. È una scalatrice tecnica su misto, e mi è piaciuto guardare come si muove: sempre sulle picche, senza mai affidarsi alle sue mani, qualunque cosa la sequenza chiedesse".
“Abbiamo salito i due tiri chiave, di M7, con tutto quello che comportano: scalare sul delicato, a tratti c'è stato da lottare”. Fay Manners
Il significato del nome
Manners, che in questo inizio di 2026 ha già prodotto alcune linee che vogliono andare a collocarsi in maniera armonica nel contesto storico dell'ambiente dove si muove, spiega i motivi che hanno portato lei ed Ella a richiamare l'ispirazione di una musa. “Abbiamo chiamato la via ‘La Muse du Trient’. Il nome riflette il processo creativo dietro l'ascesa e una sottile presenza femminile, che collega la storia della parete con una reimmaginazione di ciò che è possibile, mentre le condizioni continuano a cambiare”.