Monte Rosa, versante di Gressoney - Foto Massimo Beltrame - Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0 © Massimo Beltrame - Wikimedia CommonsLe acque di fusione del ghiacciaio del Lys, sul versante meridionale del Monte Rosa, mostrano la presenza di PFAS, sostanze chimiche altamente persistenti e difficili da degradare. Lo evidenziano i campionamenti condotti da Greenpeace Italia nell’ottobre 2024 e nel luglio 2025, effettuati sia nelle acque del fiume Lys sia sulla sponda del lago omonimo, a circa 2340 metri di quota.
Le concentrazioni complessive di PFAS nei campioni rilevati variano da 1,87 a 3,08 nanogrammi per litro, con l’acido perfluorobutanoico (PFBA) come composto più diffuso. Si tratta di un PFAS a catena corta, presente in diversi prodotti industriali, che può derivare dalla degradazione di PFAS più lunghi come il PFOA, classificato come probabile cancerogeno dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro.
Contesto e confronti
Questi risultati confermano osservazioni precedenti effettuate in altre aree alpine e in regioni montane remote in tutto il mondo, dove PFAS e altri inquinanti organici persistenti sono stati rilevati in ghiaccio, neve e acque lacustri. Greenpeace sottolinea che i ghiacciai rappresentano una sorta di “memoria storica” della contaminazione ambientale, immagazzinando sostanze chimiche per decenni e rilasciandole progressivamente con il loro scioglimento.
Studi comparativi condotti in Svizzera sui laghi di Macun, a circa 200 chilometri dal Monte Rosa, mostrano concentrazioni analoghe di PFAS, mentre campioni prelevati in altre aree alpine e negli Appennini indicano valori generalmente più bassi. La progressiva fusione dei ghiacciai potrebbe quindi contribuire alla diffusione di sostanze chimiche persistenti nei corsi d’acqua e nei laghi a valle.