Carlo Mauri
Carlo Mauri nasce a Lecco il 25 marzo 1930. La sua vita è un curioso parallelo di quella di Walter Bonatti, di cui fu compagno e amico, anche se avevano caratteri diversi.
Due alpinisti complementari
Bonatti era forse più magnetico di lui, ma Mauri era empatico e ispirava simpatia.
L’alpinista Mauri, che diventerà poi esploratore, fotografo e divulgatore di talento, si forma con i Ragni di Lecco sulle pareti delle Grigne, dove comincia ad arrampicare con Riccardo Cassin e altri scalatori esperti. Da giovane firma una prima sulla parete nord est della Torre del Diavolo, nelle Dolomiti di Misurina. Con Walter Bonatti realizza l’invernale della parete nord della Cima Ovest di Lavaredo nel 1953, ripete per primo la sua via sul Petit Dru e lo segue in Patagonia e in Himalaya, con la scalata del Gasherbrum IV (1958), non ancora ripetuta. Una grande impresa.
Sulle Alpi, nel 1959, sale in prima invernale la via della Poire al Monte Bianco. Dopo un grave incidente di sci, recupera la forma e prende parte all’apertura della via dei Ragni sul Grand Capucin nel 1968.
La “seconda vita”
A questo punto comincia a viaggiare senza sosta e diventa l’uomo dei reportage esplorativi (Antartico, Groenlandia, Africa, Australia, montagne, oceani), spesso in televisione a raccontare i suoi viaggi da fotografo, cineasta e narratore d’avventura, molto amato dal pubblico del piccolo schermo. Nel 1969 colpisce l’immaginario con la traversata dell’Atlantico su una zattera di papiro, insieme al norvegese Thor Heyerdahl.
Tra il 1972 e il 1973 sale a cavallo sulle tracce di Marco Polo, su un percorso che lo porta da Venezia all’Hindukush narrando una storia epica. Muore troppo giovane nel 1982, per una crisi cardiaca sulla via ferrata del Pizzo d’Erna.