Jean-Marc Boivin
Il 6 aprile 1951 nasce a Digione Jean-Marc Boivin, che emerge come alpinista nei primi anni settanta ripetendo senza inibizioni i più temuti itinerari del Monte Bianco. Si rivela eccellente
scalatore ovunque, con alcune avveniristiche “prime” sulle Prealpi francesi e nell’Oisans. Presto scopre una predilezione per il ghiaccio, anche perché la nuova tecnica di progressione
frontale sta rivelando possibilità insperate.
Una coppia formidabile
Con Patrick Gabarrou forma una cordata di gran classe e nel 1975, insieme, aprono una via estrema sulla parete nord delle Droites, inventano il fantastico Supercouloir al Mont Blanc du Tacul e salgono un itinerario diretto sulla parete nord dell’Aiguille Verte. In Delfinato, sul couloir nord del Pic Sans Nom, Boivin tocca i vertici dell’arrampicata glaciale con quella che lui stesso definirà la sua scalata più dura.
La perfetta padronanza della tecnica gli permette ormai di affrontare slegato i grandi itinerari, in tempi stupefacenti: Linceul alle Grandes Jorasses in due ore e tre quarti (a Desmaison e Flematti era costato una settimana!), via Bonatti-Zappelli al Pilier d’Angle in quattro ore. A chi gli chiede quale sia il segreto di una simile velocità, risponde candidamente e senza superbia: “Il fatto è che la notte, anziché in un freddo bivacco dentro un buco di ghiaccio, preferisco dormire con Françoise”.
Intanto scopre lo sci estremo. Conclusa la fase pionieristica di Sylvain Saudan, ben presto Boivin si impone come il nuovo protagonista della scuola occidentale, contemporaneamente
a Patrick Vallençant e prima di Stefano De Benedetti. Jean-Marc scende il colatoio dello Sperone Frendo all’Aiguille du Midi, la parete nord dell’Aiguille du Plan (con alcune corde doppie), il Couloir Cordier e il Couloir a Ipsilon dell’Aiguille Verte e la parete est del Cervino da quota 4250. Porta gli sci sulle Ande peruviane e si cimenta sulle pareti nord del Quitaraju e del Pisco, nonché sulla Sud del Nevado Huascarán.
L'amore per il volo
Ma non basta. Il nuovo amore per il deltaplano gli consente exploit sempre più originali e strabilianti, come la corsa solitaria sulla Nord del Cervino in quattro ore con successiva discesa aerea dalla vetta, o lo spettacolare salto dalla cresta sud-ovest del K2, dove nel 1979 partecipa al tentativo nazionale francese. Il 26 settembre 1988 imita il sogno di Icaro decollando dalla vetta dell’Everest.
Non ha ancora compiuto quarant’anni il 19 febbraio 1990, quando perde la vita gettandosi con il paracadute dalla cascata del Salto Angel, in Venezuela. Pare che la vela non si sia aperta bene e Jean-Marc sia piombato sugli alberi troppo velocemente, lucido e consapevole fino all’ultimo istante. Muore solo e senza gloria in mezzo alla giungla, tra zanzare e serpenti.
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