Mafuko e i due gemelli © Virunga National ParkTra le foreste nebbiose del Parco Nazionale dei Virunga, in Congo, si è verificato un evento eccezionale: la gorilla Mafuko ha dato alla luce due gemelli. Due piccoli maschi, la cui nascita accresce le speranze di riuscire in quello che è uno dei principali obiettivi della più antica area protetta del continente africano: salvare i gorilla di montagna dall’estinzione.
Un parto gemellare raro e prezioso
Lo scorso 3 gennaio, il personale del Parco, impegnato nel monitoraggio della famiglia Bageni, il gruppo di gorilla di montagna più numeroso dell’area protetta africana, si è trovato di fronte a una sorpresa: una coppia di gemelli maschi neonati, riconosciuti da successive indagini come figli di Mafuko, una femmina di 22 anni.
I piccoli, che dalle prime osservazioni sono risultati essere in salute, rappresentano la prima nascita del 2026 nel Parco. Grazie al loro contributo, la famiglia Bageni conta oggi ben 59 individui, su un totale di circa 350 esemplari che si stima vivano entro i confini del Parco.
La nascita di due gemelli di gorilla è un evento raro, prezioso per questi primati che lottano contro il rischio di estinzione, e particolarmente complesso. Come sottolineato dall'Ente in un comunicato ufficiale, “il parto gemellare presenta sfide supplementari, in particolare nei primi mesi, quando i piccoli dipendono interamente dalla madre per il nutrimento e il trasporto".
A conferma di quanto tali eventi siano da accogliere con cautela, è la storia stessa di Mafuko, per la quale il parto gemellare non ha rappresentato una prima volta.
Come racconta il Parco, "Mafuko è nata nella famiglia Kabirizi il 23 maggio 2003. In seguito all'uccisione della madre per mano di individui armati, avvenuta l'8 giugno 2007, è rimasta nel gruppo Kabirizi insieme alla sorella Tumaini. Nel gennaio 2013, durante una scissione della famiglia originale, Mafuko si è unita al gruppo Bageni, dove tre anni dopo è stata raggiunta dalla sorella a seguito di un’interazione tra i due branchi. Oggi, all'età di 22 anni, Mafuko ha dato alla luce un totale di sette piccoli, inclusa una coppia di gemelli nel 2016 che purtroppo, però, morirono a una sola settimana dalla nascita.".
Per supportare in maniera indiretta Mafuko, in questa prima fase di vita, estremamente delicata, dei suoi piccoli, il personale dell'area protetta provvederà a gestire un monitoraggio rafforzato e mettere in campo misure di protezione.
Per avvicinarsi ai gorilla, senza spaventarli, ricercatori e veterinari impegnati nei monitoraggi, utilizzano la cosiddetta tecnica dell'abituazione. Un processo di apprendimento, che richiede circa 2 o 3 anni di visite quotidiane, condotte secondo precisi protocolli da parte di un medesimo team, che consente ai gorilla di montagna di tollerare la presenza umana a distanza ravvicinata, senza fuggire o mostrare segni di aggressività.
Nel settore meridionale del Parco, vivono attualmente 10 famiglie di gorilla “abituati” e 4 maschi solitari, anch’essi adattati alla presenza umana.
Il "Gorilla delle nevi", una sottospecie da proteggere
Il gorilla di montagna (Gorilla beringei beringei), spesso chiamato suggestivamente “gorilla delle nevi” per la sua capacità di resistere alle rigide temperature delle alte quote, è una sottospecie di gorilla orientale. La sua presenza sulla Terra è limitata a due soli “isole” di foresta, nel cuore dell'Africa equatoriale: il massiccio vulcanico dei Virunga — diviso tra Repubblica Democratica del Congo, Ruanda e Uganda — e la foresta impenetrabile di Bwindi, interamente in territorio ugandese.
La caratteristica peculiare, che ne evidenzia a colpo d’occhio la separazione evolutiva dai cugini di pianura, è rappresentata da un pelo sensibilmente più lungo, folto e scuro, necessario per isolare il corpo dal freddo e dall'umidità delle foreste nebbiose dei Virunga, che si spingono anche oltre i 4.000 metri.
Questi primati mostrano una morfologia imponente (i maschi "silverback" possono superare i 200 kg), ma la loro esistenza è appesa a un filo sottilissimo. Con una popolazione globale stimata di circa 1.000 individui, la sottopecie è classificata dalla IUCN come "in pericolo".
Le minacce sono molteplici: la frammentazione dell'habitat, le malattie trasmesse dall'uomo e, soprattutto, il bracconaggio e l'instabilità politica della regione. Il Parco Nazionale dei Virunga, fondato nel lontano 1925 e divenuto sito Patrimonio Mondiale UNESCO nel 1979, ospita circa un terzo della popolazione mondiale di gorilla di montagna e si impegna per la loro salvaguardia, non senza difficoltà.
L’area protetta sorge infatti in un territorio ricco di contrasti, una regione martoriata da oltre vent'anni da conflitti armati. La protezione dei gorilla è affidata a un corpo di oltre 760 Ranger, uomini e donne che rischiano quotidianamente la vita per contrastare il bracconaggio e l'estrazione illegale di risorse.
Il Parco non si prodiga esclusivamente nella salvaguardia del gorilla di montagna ma di una ricca fauna selvatica, rappresentata da circa 200 specie di mammiferi, un centinaio di specie di rettili e circa 80 di anfibi.
Risorse ed energie sono anche messe in campo per fornire sostegno alle comunità locali. Progetti legati all'energia idroelettrica, all'agricoltura sostenibile e al turismo responsabile mirano a creare alternative economiche per i quattro milioni di persone che vivono ai margini del Parco. L’idea alla base di tali progetti è che, riducendo la povertà, si possa eliminare anche la pressione sulla foresta.
Sono tre i concetti chiave che, nel loro piccolo, consentono di sintetizzare l’enorme impegno del Parco Nazionale dei Virunga: conservare la natura, eliminare la povertà, favorire la pace. Obiettivi complessi, nel raggiungere i quali l’area protetta trova il sostegno dell’UNESCO e dell’Unione europea.
In questo delicato contesto, la sopravvivenza dei due gemelli di Mafuko rappresenta molto più di un semplice incremento numerico. È il simbolo di una natura che prova a riprendere i suoi spazi, anche grazie al supporto di esseri umani che, nonostante la minaccia costante dei gruppi armati, continuano a presidiare i Monti Virunga per proteggere i loro abitanti più preziosi.