Nuova via di misto estremo per una cordata francese sul Fer à Cheval

Xavier Cailhol, Nicolas Beauquis e Corentin Gonzalez hanno tracciato un nuovo itinerario di 9 tiri per 350 metri nel massiccio del Giffre, in Alta Savoia

All'inizio di febbraio, Xavier Cailhol, Nicolas Beauquis e Corentin Gonzalez hanno aperto in due giorni una nuova via di arrampicata su terreno misto, sulla prima balconata dell'anfiteatro del Fer à Cheval. Il nome della struttura rocciosa dice già molto di questo semicerchio di calcare nel massiccio del Giffre, in Alta Savoia, che da mezzo secolo esatto – prima salita di Jacques Emery e Maurice Barmand- rappresenta un vero e proprio paradiso per gli scalatori su ghiaccio. 

Nonostante le enormi potenzialità, raramente vengono però aperti nuovi itinerari. L'occasione si è presentata in via del tutto eccezionale proprio questo inverno: Beauquis, che scala in zona da oltre vent'anni, non aveva mai visto formarsi del ghiaccio sulla linea che poi i tre amici hanno deciso di salire. Ne è venuta fuori una via entusiasmante: 9 tiri di lunghezza per 350 metri in totale. Non è stato assegnato alcun grado alla via. Come ci ha spiegato Xavier “era molto difficile stabilirlo e poi la cosa non ci interessava particolarmente”. A oggi non c'è notizia di altre cordate che abbiano ripetuto l'itinerario e le condizioni del ghiaccio potrebbero avere reso impraticabile la linea. Per quanto riguarda l'apertura, Cailhol è entusiasta dell'avventura vissuta. “È una via bella, ripida, e assolutamente selvaggia!”.

 

La cordata non metteva piede al Fer à Cheval da due anni, quando avevano scalato La sorcière blanche (La strega bianca). Corentin e Nicolas hanno aperto le prime quattro lunghezze nel primo giorno di arrampicata, poi si è unito Xavier. “Speravamo di riuscire a uscire in cima. La goulotte si trova sul primo livello del Fer à Cheval, appena a destra della cascata di Pissevache. Nico, come la gente del posto, non aveva mai visto formarsi del ghiaccio, ma per i miei due compagni di cordata la linea è apparsa subito assolutamente di prima grandezza. Abbiamo visto questa fessura che parte verso destra. Ripida, molto ripida. Corentin ha attaccato per primo. La parete aveva attraversato un periodo difficile negli ultimi giorni. Il giorno precedente erano venute giù enormi lastre di ghiaccio; fortunatamente, la scalata era ancora gestibile con un po' di arrampicata mista. Corentin è salito da capocordata con assoluta facilità; era bellissimo da vedere. Poi è stato il nostro turno con Nico. Siamo saliti su questa prima placca alla base della fessura, che strapiombava sopra di noi, fino a raggiungere uno stretto canale verticale”.

 

Dal racconto di Xavier si capisce che l'arrampicata su questa via è delicata. “Gli ancoraggi sono o nella neve fresca o nel ghiaccio. La piccozza riusciva ad avere una presa sufficiente per permetterci di alzarci dolcemente, ma era fortemente sconsigliato esagerare”.

 

“A parte le linee più importanti, non ho mai visto niente del genere”.  C. Gonzales

La via prosegue in un canalone di neve, poi si fa più strapiombante, richiedendo una ottima tecnica su misto. Secondo quanto Gonzales ha spiegato a Montagnes Magazine “non c'è nulla del genere sul pianeta, a parte alcune delle migliori linee in assoluto”. L'ultima sezione è nuovamente su neve, ma senza la consistenza necessaria per l'utilizzo delle piccozze, prima del camino finale che ha portato i tre alpinisti in vetta alle nove lunghezze di questa “Eredità effimera”.