Aalex Honnold, sullo sfondo il Taipei 101 © NetflixChe la scalata del Taipei 101 oggi, 23 gennaio, sia uno show, prima ancora che arrampicata in senso stretto, è certificato dal nome stesso allo spettacolo attribuito da Netflix e di cui Alex Honnold sarà il protagonista: Skyscraper live 101 stories to climb. No ropes. In quel "niente corde" c'è la sottolineatura su tutto quello che rappresenta il sale dell'esibizione stessa, sulla dose di rischio insita nella tipologia stessa di arrampicata proposta. Ovviamente una scalata di questo tipo fa discutere e in fondo non c'è niente di male nell'esprimere una opinione a riguardo, seppure il terreno sia piuttosto "sdrucciolevole".
Jim Erikson - uno dei più importanti free climber al mondo tra la fine degli anni '60 e l'inizio degli anni '70, quando ancora il termine si poteva considerare aderente all'azione stessa- ha sottolineato come un tempo il free solo fosse soprattutto una dimensione intima, rivolta cioè verso l'interno e l'interiorità, più che verso l'esterno. A quel tempo d'altronde l'arrampicata aveva un pubblico molto limitato, sia perché i mezzi di comunicazione erano diversi, sia perché l'attività stessa era maggiormente di nicchia. Al parere dell'illustre connazionale, si è aggiunto quello di James Lucas, scalatore amico di Alex, che rispedisce la palla al mittente, vale a dire allo spettatore. "È facile guardare Honnold arrampicare in free solo e proiettare giudizi su di lui. Spericolato. Pericoloso. Folle. Ma quanto di tutto questo, mi chiedo, è dovuto al fatto che le persone proiettano i propri sentimenti e le proprie convinzioni su qualcun altro?". La frase, detta da chi Honnold lo conosce bene, fa capire quanto sia difficile mettere sullo stesso piano uno dei più forti scalatori al mondo con la massa, chi conosce tanto bene le pieghe di una disciplina decisamente peculiare rispetto a chi percepisce la realtà di quello specifico rischio in una misura totalmente differente.
Intervistato pochi giorni fa dalla CNN, Honnold ha cercato di esplicitare al meglio la propria condizione psicologica con la conduttrice Elizabeth Wagmeister, con un esempio che in fondo riesce a fare capire la questione a chiunque, scalatore o meno: "Tutti moriremo e lo sappiamo, anche lei sa benissimo che morirà, ma in questo momento non ci sta pensando, non prova paura, o sbaglio?". La risposta è tra le più ovvie "Sì, ma non ho una montagna affianco". La controreplica di Honnold: “Ma quando scalo in qualcosa di davvero impegnativo come in free solo, sono totalmente immerso in quello che faccio, non vado a pensare ad altre cose. E qui non faccio niente di diverso da quello che sono abituato a fare”. Honnold spiega come ogni altro pensiero rimanga fuori in quella particolare dimensione e come questo sia il segreto dell'arrampicata stessa, ma soprattutto ci ricorda quanto abbiamo certezze che accantoniamo in un angolo della mente, perché altrimenti non potremmo vivere serenamente e come in fondo lui non faccia altro che portare questo ragionamento in una situazione sicuramente estrema, ma che allo stesso tempo conosce bene e semplicemente lo vincola strettamente al presente.
Nel corso dell'intervista i temi trattati spaziano su tutto quello che un pubblico generalista può apprezzare, ma ci sono spunti interessanti anche per chi l'arrampicata la vive più da vicino. "Rispetto ad altre costruzioni, il Taipei 101 è più interessante: offre una quantità maggiore di movimenti, è più vario e questo è importante perché se non c'è varietà la fatica aumenta. Come per una scalata in natura, ho dovuto individuare la linea, ho scelto come salire". La differenza basilare sarà nel pubblico che seguirà a distanza e nei professionisti che invece saranno coinvolti sul posto nell'operazione. "Ovviamente ci saranno distrazioni come elicotteri, cameraman, televisioni, ma i cameraman li conosco, sono amici e comunque le potenziali distrazioni fanno parte del gioco. L'unico vero elemento che può disturbare è la pioggia, se dovesse arrivare".
Infine, Honnold smorza ogni potenziale critica su come la comunità dell'arrampicata sta vivendo l'evento. "Ovviamente ho ricevuto commenti del tipo: perché fai questa cosa, è stupida. Ma penso che altri scalatori al posto mio avrebbero fatto lo stesso, per il semplice fatto che è una cosa bella e divertente, ho voglia di farlo".