Adam Ondra su Silence, Flatanger © Pavel Blazek
Pagine verticali torna questa settimana a un tempo del presente, o quasi. Dopo avere proposto le belle pagine di storia alpinistica tratte da Due cordate per una parete di Giovanni Capra e Alpinismo eroico di Emilio Comici, facciamo un deciso balzo in avanti con Adam – the climber, la biografia di Adam Ondra scritta a quattro mani da Pietro Dal Pra e dallo scalatore ceco.
Un caso unico
Adam Ondra non è tanto o solo uno dei climber più forti dell'intero panorama mondiale. È vero, la sua fama è cresciuta negli anni e il grande pubblico lo ha conosciuto soprattutto per avere riscritto i limiti dell'arrampicata sportiva; ma chiunque abbia avuto la possibilità di conoscere dal vivo Adam, si è sicuramente trovato di fronte a un ragazzo decisamente acuto, capace di parlare almeno quattro lingue, attento nell'ascolto e dotato di un gradevolissimo senso dello humor (l'ultimo pesce d'aprile un po' fa intendere anche questo suo lato).
Per quanto riguarda la scalata, il fatto che la biografia sia stata scritta da uno scalatore di gran classe come Pietro Dal Pra - che ha anche accompagnato Adam in un percorso di crescita su diverse delle più belle multipitch al mondo- è garanzia di un occhio preciso nel cogliere i tratti salienti di un modo di portare il gesto sulla roccia, o sulla plastica, del tutto particolare. La penna di Pietro riesce poi a trasmettere con misura anche i tratti distintivi di una personalità determinata e di un ambiente familiare di grande apertura mentale, sicuramente terreno fertile per lo sviluppo della persona, oltre che dello scalatore.
Nelle pieghe del libro
Non serve qua proporre o spoilerare gli estratti più “iconici” della biografia di Ondra. Ci sono anche moltissimi piccoli momenti di grande sinergia tra i due scalatori che rendono il libro meritevole. Eccone uno, relativo al capitolo dedicato alla salita di Wogü, in Rätikon, quando un Ondra ancora giovanissimo si confronta con la via del “mito” Beat Kammerlander. A raccontare, in questo estratto, è Dal Pra.
“È ora di passare il testimone, oggi ormai mi sento un po' l'allenatore con l'asciugamano all'angolo del ring”. P. Dal Pra
“Lo vedo preoccupato e e capisco il perché quando gli vedo le mani. Davanti a noi adesso c'è un tiro di 'solo' 8b, ma di gran lunga il più doloroso e tagliente della via. In quelle condizioni pietose di pelle il rischio di bucarsi è davvero alto e lo vedo nastrarsi in modo dubbio. Qui pecco nel mio ruolo di climber-sitter e questo gli costerà il prossimo lungo volo quando, sulle ultime gocce affilate, gli si scapocchierà il nastro e verrà sputato via dalla parete. Lo calo e sento che prova a nascondere una certa preoccupazione.
-I start to be tired.
Gli prendo le mani ancora tremanti e osservo i polpastrelli cosparsi di punti rossi. Mi ricordo di quella volta su 'Silbergeier' quando mi ero trovato con la pelle devastata. Allora Beat mi aveva preso le mani e fasciato le dita con la sua superglue-technique. È ora di passare il testimone, oggi ormai mi sento un po' l'allenatore con l'asciugamano all'angolo del ring. Prendo nastro e Attack dal mio astuccino del pronto soccorso. Adam mi guarda strano. Con la Loctite fra gli strati di cerotto sui lati delle dita gli faccio una nastratura sicura e stabile.
-Oh this is great!- mentre io dico dentro di me – Dai Adam, dai. Mi sembra impossibile e non capisco dove ne trovi ancora, ma dai Adamino, dai.
Dieci minuti di attesa e via come un leone, per raggiungere come in un attimo la sosta successiva...”
Cosa possiamo aggiungere..? Buona lettura!