Pagine verticali: l'alpinismo bello e tormentato di Emilio Comici

'Alpinismo eroico' è un libro figlio del proprio tempo, ma allo stesso tempo universale nel raccontare la dimensione intima che si trasforma in slancio verticale

 

Alpinismo eroico, già dal nome, lascia intendere qualcosa di quello che il lettore troverà tra le sue pagine. Il libro, pubblicato postumo, raccoglie tutti gli scritti di Emilio Comici relativi alle relazioni delle salite compiute dall'alpinista triestino tra il 1925 e il 1940. Quello che emerge è un Comici eroico sì, ma non tanto per le imprese alpinistiche che il regime fascista teneva a esaltare, quanto per la sua dimensione intima di uomo.

 

Beninteso, le imprese alpinistiche sono raccontate con cura del dettaglio e gusto dell'avventura, ma forse un autentico filo rosso tra le pagine del libro lo si trova nel suo smarrimento di fronte alla bellezza e al romanticismo delle cime e delle linee, spesso “a goccia d'acqua”, che scatenano in lui sentimenti soverchianti.

Rileggere oggi i pensieri di questo alpinista, divo tormentato e appassionato vero di una montagna amata senza riserve, aiuta a calarsi nel tempo in cui è vissuto e anche a scalare alcune classiche con una sensibilità diversa nelle mani.


Rapimento verticale

Ecco un passaggio del capitolo relativo all'apertura della Direttissima italiana per la parete nord-ovest della Civetta, compiuta con Giulio Benedetti il 4 e 5 agosto 1931. È una salita che il regime “vuole” per contrastare l'onta della Solleder-Lettenbauer: l'itinerario di VI grado, espressione al tempo della massima difficoltà raggiunta, porta i cognomi stranieri dei due validissimi e coraggiosi apritori. Un “vizio” che la rende “insopportabile”, al di là del suo intrinseco valore.

 

Comici si dedica al progetto, come oggi verrebbe chiamato, quasi con l'atteggiamento mistico di chi è stato chiamato ad agire dal destino stesso.


“Come ci venne l'idea? Bisognerebbe chiederlo all'amico Gino Razza. Non ricordo bene perché sdegnavamo di ripetere la via Solleder, per crearne una ancora più tremenda. Io credo che siamo stati attirati senz'altro dalla muraglia immensa, e, dopo, sia stato un sogno...

Fu nell'estate del 1927, quando con l'amico Razza e un altro, conosciuto pochi momenti prima nel rifugio, ci trovammo sotto la parete a rimirarla, non senza provare un senso di sbigottimento. Un uomo ragionevole non avrebbe nemmeno lontanamente pensato di salir su per di là, e noi ci sentivamo in quel momento così minuscoli, così deboli di fronte a quel colosso, che osavamo appena alzare lo sguardo.

«Mi sai dire perché questo nome, perché si chiama Civetta?» chiesi quasi timidamente al compagno appena conosciuto.

Egli mi diede un'occhiata severa, e rispose pacatamente nel suo dialetto veneto:

«Perché la incanta...».”

 


Un uomo ragionevole non avrebbe nemmeno lontanamente pensato di salir su per di là, e noi ci sentivamo in quel momento così minuscoli, così deboli di fronte a quel colosso, che osavamo appena alzare lo sguardo” E. Comici

 

Il libro di Comici si fa leggere volentieri: le relazioni sono di qualche pagina appena, chi ama gli animi tormentati troverà nello scritto tanta vita: una vitalità che cerca di trovare espressione artistica nel movimento, una pulsione che da intima si fa arrampicata. Buona lettura!