Ave Maria a trasbordo, Giovanni Segantini
Autoritratto di Giovanni Segantini
Le cattive madri, Giovanni Segantini
Alla stanga, Giovanni Segantini
La scorsa settimana abbiamo iniziato la nostra rassegna di Pagine verticali con un breve accenno a Push-The Dawn Wall, l'autobiografia di Tommy Caldwell. È un libro che fa venire voglia di arrampicare, più in generale di vivere la montagna e la natura come un luogo dove trovare la propria essenza. Lo stesso si può dire di Segantini-Romanzo della montagna (Mondadori), che racconta attraverso le parole di Raffaele Calzini la vita del celebre pittore.
Giovanni Segantini non era un alpinista e non arrampicò mai nella sua breve esistenza, ma la montagna per lui era ben più che uno sfondo per dipingere i suoi stupendi quadri. Come ha avuto modo di ripercorrere anche Andrea Greci nel numero 17 de La rivista del Club Alpino Italiano, i luoghi dell'artista trentino sono carichi della luce, dell'energia e dell'armonia che poi era capace di trasportare nei suoi dipinti. Prima la Brianza e poi l'Engadina diventarono per Segantini ispirazione preziosa nel dare forma al proprio progetto visivo, in cui uomo e natura si fondono in un rapporto di necessaria fusione. E più Segantini sale in quota, più trova l'essenza del proprio dipingere.
“Tra quell'uomo di oscura origine, di miseranda e tenebrosa fanciullezza, arrampicatosi di anno in anno fino ai regni dei mille, dei duemila, dei tremila metri, e le foreste, i torrenti, le candide cime, si consacra un patto solenne” Raffaele Calzini
“Alla malinconica e patetica atmosfera che aveva circondato la sua ispirazione e la sua opera nel soggiorno in Brianza si era sostituito con la maggior luce dell'alta montagna un altro senso interpretativo. I soggetti erano ancora gli stessi o quasi: gli uomini, gli animali, la fatica, la gioia, interpretati con la stessa carità, lontana dall'artificiosa accademia delle pastorellerie e delle arcadie, ma per la prima volta le «montagne» entrano con lui nell'arte del mondo. Segantini lega al mondo ideale dell'arte i fantasmi e gli uomini della montagna che la distratta e paurosa umanità non aveva ancor visto. In tutti i suoi quadri di qui in innanzi, realistici o simbolici, la grande montagna è presente. Tra quell'uomo di oscura origine, di miseranda e tenebrosa fanciullezza, arrampicatosi di anno in anno fino ai regni dei mille, dei duemila, dei tremila metri, e le foreste, i torrenti, le candide cime, si consacra un patto solenne. Segantini esprime una poesia che nasce per la prima volta”.
Leggere Segantini-Romanzo della montagna è una esperienza che porta il lettore prima nei meandri di una infanzia difficile, di sofferenze materiale e privazioni affettive, per poi accompagnarlo nella scoperta e nella conquista della strada tanto ostinatamente percorsa dall'artista. Anche chi non è appassionato di pittura, una volta letto il libro ha in dono la possibilità di guardare alla montagna con occhi differenti, pieni di luce e voglia di immergersi totalmente nella natura.