Tommy Caldwell in una delle sue prime uscite alpinistiche © FB Tommy Caldwell
© Austin Siadak via FB Tommy Caldwell
© FB Tommy Caldwell
Tommy Caldwell sul Dawn Wall © Brett Lowell - Red Bull Media House
Tommy sulle placche del Dawn Wall © FB Tommy Caldwell
Alcuni libri di montagna sono molto più che semplici storie di alpinismo. Sono vere e proprie pagine verticali: possono portare in alto, per fare volare la mente, o giù, dentro il cuore, dove accendono le emozioni più profonde. A volte l'arrampicata è l'elemento centrale, altre volte si insinua appena tra le pieghe della scrittura o è uno sfondo su cui si anima la vita dei protagonisti.
Nelle prossime settimane riprenderemo alcuni libri – più o meno recenti- che hanno il potere di farci muovere, ognuno con un breve estratto particolarmente significativo. Il nostro non è quindi solo un invito alla lettura, ma alla esplorazione delle montagne che vivono fuori e dentro di noi.
Una scalata leggendaria
Il primo libro che ho scelto è l'autobiografia Push-The Dawn Wall, di Tommy Caldwell (edizione italiana di Corbaccio, con la traduzione di Chiara Brovelli). Stiamo parlando di una vera star – suo malgrado, visto il carattere schivo- dell'arrampicata. Già nel titolo si possono pregustare le avventure di un top climber diventato famoso per avere scalato in libera, per primo con Kevin Jorgeson, la parete sud-est di El Capitan, lungo un itinerario con difficoltà fino a 5.14d (all'incirca il nostro 9a). Sette anni di tentativi hanno portato nel 2015 Caldwell a coronare un sogno vissuto a occhi aperti fin da bambino.
Ma nell'autobiografia dello scalatore del Colorado ci sono pagine molto toccanti già a cominciare dai capitoli dedicati alla sua infanzia, dove le difficoltà a scuola e la timidezza non vengono nascoste. L'arrampicata diventa così uno strumento di crescita ed emancipazione, grazie anche al costante sostegno del padre Mike.
Un insegnante speciale
Ecco un passaggio tratto dai primi capitoli dell'autobiografia. “Non era un problema il fatto che a scuola papà fosse una rockstar. Mi aiutò a guadagnarmi un po' di stima. E via via presi sicurezza, mi lasciai coinvolgere e mi concentrai di più. Smisi di dimenticare cose come la combinazione dell'armadietto. Prima avevo la sensazione che i miei insegnanti mi considerassero irrecuperabile. Lì, nella scuola di mio padre, stavo ripartendo da zero. Per la maggior parte della sua carriera aveva insegnato educazione fisica e educazione sanitaria, indossando fuseaux di elastan dai colori sgargianti e canotte aderenti fluo. Ma per qualche motivo, nel periodo in cui frequentai la sua scuola, si occupò di inglese e studi sociali, sempre in fuseaux e canotta. Il corso di inglese era costituito da lezioni ad alto tasso di energia, con quiz verbali durante i quali lanciava caramelle in aula per premiare le risposte corrette. E, come aveva fatto con il mio sistema di crediti, segnava i progressi e metteva gli studenti in competizione tra loro.
Costruì una parete da arrampicata in palestra e diede il via a un programma doposcuola, che in poco tempo divenne l'attività più popolare tra gli alunni. Per rendere tutto più divertente, aggiunse una corda appesa alla balconata (…).
Arrampicare divenne una disciplina fichissima. E, dal momento che ne sapevo più degli altri, per la prima volta erano loro a prendermi come esempio; addirittura, mi chiedevano di insegnare loro qualcosa. Con tutta quell'attenzione, i miei voti migliorarono, e cominciai ad amare la scuola”.
In queste poche righe, non particolarmente significative sotto i profilo alpinistico, si possono però respirare l'atmosfera colorata e rampante degli anni '80 – il padre di Tommy era un ex body builder convertito all'alpinismo- l'entusiasmo di un genitore sicuramente fuori dagli schemi, la partecipazione di una comunità altrettanto disposta a vivere l'istruzione come un momento creativo. E si capisce perfettamente quanto nel profondo l'arrampicata abbia fatto presa sul piccolo Caldwell, timido e insicuro tra i banchi di una scuola convenzionale, ma già abilissimo scalatore e bambino profondamente affascinato dalla dimensione dell'avventura.
È difficile immaginare tanta passione e altrettanta libertà nel mondo dell'istruzione odierno, dove forse le norme hanno reso tutto più complicato. L'autobiografia di Caldwell però è capace di stupire e ispirare in queste come in molte altre pagine, che hanno il potere di fare assaporare una vita davvero vissuta pienamente.