Perché le femmine di renna hanno i palchi?

A differenza degli altri cervidi, nelle renne i palchi sono presenti in entrambi i sessi. Ma non si tratta di un semplice strumento di difesa

 

Per decenni i biologi si sono posti una domanda: perché Rangifer tarandus è l’unica specie di cervide al mondo in cui anche le femmine portano i palchi? 

Per spiegare questa peculiarità dei caribù – nome con cui vengono identificate le popolazioni selvatiche di renna in Nord America – gli esperti hanno ipotizzato diverse funzioni per queste appendici ossee modificate che, a differenza delle corna permanenti - come quelle delle mucche o degli stambecchi - cadono e ricrescono ogni anno. Per gli esemplari femminili, i palchi si è supposto che potessero risultare utili nella difesa dei pascoli da altri esemplari della specie o nella protezione dai predatori

Uno studio dell’Università di Cincinnati, pubblicato sulla rivista Ecology and Evolution, suggerisce una soluzione al dilemma che ha dell’eccezionale: i palchi delle femmine non rappresenterebbero esclusivamente degli strumenti di difesa, ma vere e proprie scorte alimentari, fondamentali per il reintegro energetico delle neomadri dopo aver dato alla luce i nuovi nati dell’anno. 

 

Il segreto dei palchi “rosicchiati” dell'Artico

Il professor Joshua Miller e la sua dottoranda Madison Gaetano, principali autori della pubblicazione, si sono concentrati per anni nello studio dei palchi di renna di origine femminile nell'Arctic National Wildlife Refuge, vasta area protetta nell'estremità nord-orientale dell'Alaska. Un luogo che non è stato scelto a caso, ma per una ragione precisa. La zona è infatti “casa” per una mandria di caribù detta Porcupine, caratterizzata da migrazioni epiche, con una distanza coperta mediamente tra andata e ritorno di circa 2.400 km

Tra il 2010 e il 2018 il prof. Miller ha condotto diverse spedizioni nell’area protetta, spostandosi con un gommone gonfiabile rigido e allestendo campi base protetti da recinti elettrici, per tenere lontani gli orsi curiosi. Obiettivo: raccogliere e analizzare i palchi lasciati sul terreno durante le migrazioni, in corrispondenza dei luoghi di parto.

A prima vista, durante la raccolta in campo, è risultato chiaro che molti dei palchi presentassero segni di masticazione. Un particolare che, di per sé, non ha dell’eccezionale. Nell'Artico, il freddo e l'aridità bloccano il tempo. Un palco caduto può restare virtualmente intatto sul suolo della tundra per secoli e diventare potenzialmente oggetto di rosicchiamento da parte di animali di passaggio, quali roditori o carnivori.

Una volta riportato il materiale in laboratorio, si è proceduto a realizzare analisi approfondite per identificare il responsabile. Ed è qui che sono arrivate le sorprese. 

"Sapevamo che gli animali masticano questi palchi, ma tutti pensavano fossero per lo più roditori. Invece sono proprio i caribù. Mi è caduta la mascella quando i risultati sono diventati chiari", ha dichiarato Miller.

Su un campione totale di 1.567 palchi, il 99% dei segni rilevati è risultato appartenere alle renne stesse. Segni di denti di roditori sono stati osservati su meno del 4% dei palchi rosicchiati. Di carnivori, quali orsi e lupi, potenzialmente inseriti nella lista dei colpevoli, nessuna traccia. 

Percentuali di preferenza che non hanno trovato corrispondenza nell'analisi di altri reperti ossei. 224 ossa scheletriche recuperate nella zona, appartenenti a caribù, alce e bue muschiato, hanno mostrato chiaramente segni di masticazione determinati in maggioranza da lupi e orsi, in percentuali inferiori da roditori e caribù.

Un dettaglio ulteriore che è emerso dallo studio dei rosicchiamenti è che i caribù inizino a masticare i palchi partendo dalle punte, rosicchiandoli un po’ alla volta. 

 

I palchi come riserve di nutrienti

Decisamente un quadro particolare quello emerso dalle ricerche di laboratorio, che ha portato i ricercatori a porsi una domanda semplice quanto essenziale: perché i caribù si cibano dei propri palchi? Per trovare risposta al quesito è necessario inserire alcuni dettagli biologici. Mentre i maschi di renna perdono i palchi all'inizio dell'inverno, subito dopo il periodo degli amori, come accade anche al cervo nobile, comune abitante dei nostri boschi, le femmine li conservano per tutto il periodo della gravidanza

Li lasciano cadere soltanto una volta giunte nelle aree di parto nel corso delle annuali migrazioni, appena pochi giorni dopo la nascita dei cuccioli. La natura insegna che l’evoluzione di determinati comportamenti nelle specie animali risponda a esigenze precise. E infatti la perdita dei palchi femminili appena dopo il parto, non è una casualità. 

In un ambiente dove il fosforo e il calcio risultano estremamente rari, le madri portano fisicamente questi nutrienti nel luogo e nel momento in cui essi servono di più. Una femmina che ha appena affrontato una migrazione estenuante, e si ritrova a dover produrre latte per i propri piccoli, ha un disperato bisogno di minerali. 

Masticando i palchi - che possono essere i propri, appena caduti, come anche quelli depositati dalle generazioni precedenti e preservati dal freddo artico - le neomadri ricostituiscono le proprie riserve ossee e garantiscono la sopravvivenza dei nuovi nati.

Il rosicchiamento dei palchi rientra in quella categoria di comportamenti degli erbivori volti a recuperare minerali nell’ambiente, come il leccare il sale dalle rocce tipico degli stambecchi o il consumo di argilla e suolo ricco di sodio da parte di molti altri mammiferi montani. Si tratta di strategie di sopravvivenza meno rare di quanto si pensi, necessarie quando la dieta vegetale non basta a coprire il fabbisogno di minerali e micronutrienti.

Questa scoperta mette in discussione la teoria dei palchi come puro strumento di difesa. Come sottolinea la ricercatrice Madison Gaetano, dopo il parto le renne si trovano a dover gestire due priorità: difendere se stesse e i piccoli dai predatori e alimentare i nuovi nati in maniera idonea da consentire loro di crescere e sopravvivere. Se la funzione primaria dei palchi fosse la difesa, l'evoluzione non le avrebbe lasciate disarmate proprio in un momento di vulnerabilità. Più importante è il loro ruolo come “integratori alimentari”

Per difendersi, le femmine possono sempre contare sugli zoccoli, anche perché, a differenza dei palchi maschili che possono raggiungere 1,20 metri di lunghezza, quelli femminili sono in genere di dimensioni più contenute. Come testimoniato da allevatori del posto, preferiscono difendersi calpestando e scalciando. 

Le grandi quantità di minerali immagazzinate nei palchi non risultano importanti solo per le renne ma per l’ambiente stesso. Il suolo, arricchito in calcio e fosforo, favorisce la crescita di licheni ed erbe, di cui i caribù si nutrono. Un ciclo perfetto con zero sprechi, che sfida i secoli e sostiene il futuro della specie.