Il rifugio Genova
L'incontro con i bambini
Il rifugio Valasco
L'approvvigionamento al Morelli-Buzzi avviene con i muli
C'è chi lo ritiene un lavoro, chi lo vive come una missione, ma fare o essere rifugista è sicuramente un impegno importante, o quella che al giorno d'oggi in certi ambienti chiameremmo sfida. Sicuramente si tratta di una attività che esercita un grande fascino su grandi e piccini. E proprio ai bambini era rivolto l'incontro di fine febbraio, che si è tenuto nel salone Alberto Bianco della sede del Parco di Valdieri, in Valle Gesso.
I bimbi della scuola primaria della Valle Gesso hanno incontrato Andrea Cismondi, Paolo Giraudo e Susanna Gioffredo - gestori rispettivamente degli splendidi rifugi Valasco, Morelli-Buzzi e Genova in alta Valle Gesso, tre strutture che si trovano nel cuore del Parco delle Alpi Marittime e che da decenni sanno accogliere al meglio gli escursioinisti e gli alpinisti in un ambiente meraviglioso e impegnativo. Non era affatto scontato riuscire a rispondere a tutte le domande dei bambini che - come ben sappiamo- nella loro innocenza sono capaci di proporre temi e quesiti spesso spiazzanti.
I temi più interessanti
Dopo le presentazioni iniziali, i bimbi hanno rivolto ai rifugisti un gran numero di domande preparate in aula insieme alle insegnanti, particolarmente motivate, in quanto vincitrici con le proprie classi del bando La montagna entra a scuola. Si tratta di una iniziativa abbracciata dal parco e resa possibile dalla gentile disponibilità dei gestori, che in questo periodo dell'anno hanno qualche ritaglio di tempo in più per dedicarsi non solo alle esigenze più strettamente quotidiane.
L'incontro ha permesso di avvicinare i più giovani al "dietro le quinte" del rifugio, al lavoro complesso di molte persone che si nasconde dietro a una polenta servita nel piatto. I bimbi hanno così scoperto come arrivano le scorte alimentari in rifugio e perché è importante produrre meno rifiuti possibile, quali sono le difficoltà legate alla sempre più grave scarsezza d'acqua in quota, quali i materiali da portarsi dietro e cosa invece è meglio lasciare a casa. Tra le tematiche emerse con evidenza, quella della passione come ingrediente necessario (ma non sufficiente: bisogna anche imparare il mestiere) per gestire un rifugio e quella della fragilità dell'ambiente alpino in cui si trovano le strutture, che impongono dei limiti alle richieste e ai consumi dei frequentatori delle terre alte. Tanto “lavoro” quindi su sensibilizzazione ambientale e climatica, ma anche responsabilizzazione e visione delle prospettive di una vita adulta.
Dalla teoria alla pratica
Dal momento che essere rifugisti significa anche e soprattutto avere spirito pratico, la mattinata si è conclusa con un lavoro a gruppi delle classi IV e V, che si sono rimboccate le maniche per produrre dei poster destinati a rifugi ed esercizi commerciali di valle. Obiettivo: sensibilizzare il pubblico sulle buone pratiche da adottare quando si va in montagna, in rifugio o sulla vetta di una montagna.
Il compito delle vacanze per tutti i bimbi nell'estate 2026 sarà quello di andare a trovare i loro nuovi amici gestori nei loro rifugi: un'ottima ragione in più per i giovanissimi della valle per mettersi in cammino sui sentieri del Parco, con nuove consapevolezze nello zaino, aiutando magari anche i più grandi a “imparare” delle buone pratiche con chi in montagna ci spende diversi mesi all'anno.