Lupo - Foto Clame Reporter - Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0
Foto Paolo - Wikimedia Commons, CC BY 4.0
Foto Jairo S. Feris Delgado - Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0
Foto Lisa Leonardelli -Wikimedia Commons, CC BY-SA 2.0
Foto Gianluca Congi - Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0Quanti lupi abitano oggi nelle regioni alpine? Che la presenza del grande carnivoro sulle montagne italiane sia aumentata progressivamente, nel corso degli ultimi decenni, è una percezione comune e, dati alla mano, corretta. Negli anni Settanta, il lupo aveva raggiunto il suo minimo storico: restavano solo circa 100 esemplari isolati nelle zone più impervie dell'Appennino centrale e meridionale. La specie era ufficialmente a rischio estinzione. A seguito del riconoscimento come specie protetta, il lupo ha intrapreso una ricolonizzazione naturale, che lo ha riportato a popolare vette e vallate. Ma qual è la reale entità di questo ritorno?
A fornire nuove stime aggiornate sulla distribuzione del lupo, scendendo nel dettaglio della popolazione alpina, è il monitoraggio condotto tra il 2023 e il 2024 nell’ambito del progetto LIFE WolfAlps EU, coordinato dalle Aree Protette Alpi Marittime.
Il ritorno del lupo sulle Alpi
Il monitoraggio realizzato tra il 2023 e il 2024 rappresenta la seconda valutazione della distribuzione e della consistenza della popolazione di lupo nelle regioni alpine, realizzata all’interno del progetto LIFE WolfAlps EU, dopo il primo monitoraggio nazionale del lupo, condotto tra il 2020 e il 2021.
La nuova indagine è stata svolta secondo la medesima metodologia applicata su scala nazionale, ovvero con metodi di campionamento non invasivi, basati su un approccio sistematico e opportunistico. La metodologia è stata però estesa ed adattata, al fine di includere nuove aree di presenza e potenziale espansione della specie, in particolare nei settori prealpini e collinari.
“La strategia applicata – riporta il Report del monitoraggio - , coerente con quanto previsto dalle Guidelines for Population Level Management Plans for Large Carnivores e in linea con la Direttiva 92/43/CEE “Habitat”, si fonda sul monitoraggio della consistenza e della distribuzione (range minimo occupato) della specie, con particolare attenzione al numero e alla localizzazione dei branchi, considerati l’unità riproduttiva e gestionale fondamentale per il lupo".
Ruolo essenziale è stato svolto dal Network Lupo Regioni Alpine, una rete di operatori e tecnici appartenenti ad amministrazioni pubbliche, che dal 2020 collaborano al monitoraggio e alla gestione della presenza del lupo sulle Alpi. Sotto il coordinamento del Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi (DBIOS) dell’Università di Torino, in sinergia con il Centro di Referenza Grandi Carnivori (CGC), ISPRA e i responsabili regionali, la rete ha collaborato alla raccolta e verifica di dati di presenza della specie, di campioni biologici e immagini da fototrappole. Per rendere l'idea dello sforzo di campionamento, tra ottobre 2023 e aprile 2024 sono stati percorsi dagli operatori della rete oltre 41.000 km.
Un grande lavoro di squadra che ha portato a una stima complessiva, realizzata mediante applicazione di modelli di cattura-ricattura spazialmente espliciti (Spatially Explicit Capture-Recapture, SECR), di 1.124 lupi distribuiti tra le diverse regioni alpine, con un intervallo di credibilità al 95% tra 980 e 1.316 individui.
Dal confronto tra questo dato con i 946 esemplari stimati nel 2020/2021 emerge un trend di crescita costante, con un tasso di incremento annuale medio pari a 1.06. Questo significa che la popolazione continua ad aumentare, sebbene con velocità differenti tra i settori alpini. Il report evidenzia infatti una dinamica affascinante: le Alpi italiane “si muovono” a due velocità.
Nel settore centro-occidentale (Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta) il lupo è ormai una presenza consolidata. Con 768 individui stimati, la popolazione ha raggiunto un elevato livello di occupazione delle aree montane, tale per cui il predatore ha iniziato a espandersi verso le colline, le pianure e le aree più urbanizzate.
Nel settore centro-orientale (Lombardia, Triveneto) il lupo mostra una espansione più dinamica. Con 356 individui stimati, quest'area registra il tasso di crescita più elevato e si assiste a una colonizzazione sempre più capillare dei territori alpini e prealpini.
Le analisi genetiche hanno inoltre consentito di approfondire una problematica, che sta destando crescenti preoccupazioni sul fronte della conservazione genetica: l'ibridazione con il cane. Quella che rappresenta una delle minacce principali per l'identità della specie, rimane fortunatamente sulle Alpi un fenomeno ancora marginale, sebbene da monitorarsi con costanza.
Dal report emerge dunque che i lupi sulle Alpi siano in aumento, che si stiano muovendo e che non conoscano frontiere. La popolazione alpina si manifesta come una unità transfrontaliera condivisa con Francia, Svizzera, Austria e Slovenia, pertanto la collaborazione internazionale risulta fondamentale.
"Una corretta conservazione del lupo richiede dati scientificamente robusti", aveva dichiarato Piero Genovesi, responsabile del Servizio per il coordinamento della fauna selvatica di ISPRA, in occasione del primo monitoraggio nazionale. I risultati del 2024 confermano l'efficacia della metodologia in uso e della preziosa rete operativa messa in campo. Una metodologia che consente di fornire alle istituzioni una base scientifica aggiornata, utile per la gestione coordinata e la conservazione del lupo, non solo su scala regionale alpina ma anche a livello nazionale e internazionale.