Foto Canadian Museum of Nature.
La ricostruzione del rinoceronte artico. Foto Canadian Museum of Nature.
Il momento del ritrovamento. Foto Canadian Museum of Nature.
Lo scheletro. Foto Canadian Museum of Nature.Nel cuore gelato dell’isola di Devon, nell’arcipelago canadese del Nunavut, i ricercatori hanno fatto una scoperta sorprendente: un rinoceronte vissuto 23 milioni di anni fa, fino ad oggi sconosciuto. Il fossile, recuperato nel cratere Haughton, è straordinariamente ben conservato e permette di ricostruire in dettaglio una specie unica, priva di corno e di dimensioni relativamente contenute.
La nuova specie è stata chiamata Epiatheracerium itjilik, in onore della lingua Inuktitut e del freddo ambiente artico in cui visse. Gli studiosi sottolineano che si tratta della prima specie di rinoceronte conosciuta a queste latitudini, suggerendo che l’Artico potesse ospitare una fauna più variegata e adattata a condizioni estreme già milioni di anni fa.
Il cratere Haughton, formatosi per impatto meteorico circa 31 milioni di anni fa, ospitava un tempo laghi e foreste, ben diversi dal paesaggio gelido di oggi. Qui il rinoceronte viveva in un ambiente con lunghe estati di luce e inverni bui, nutrendosi probabilmente di foglie e arbusti più che di erba.
La scoperta non è solo curiosità paleontologica. Gli esperti ritengono che il ritrovamento possa riscrivere parte della storia evolutiva dei rinoceronti, suggerendo che la loro dispersione tra Europa e Nord America sia continuata più a lungo di quanto si pensasse. In altre parole, l’Artico non era una periferia fredda e isolata, ma un crocevia di specie e di evoluzione.
Il rinoceronte artico
Epiatheracerium itjilik non aveva corno, ma possedeva denti anteriori particolarmente sviluppati, probabilmente utili a strappare rami e foglie. La sua struttura scheletrica suggerisce che fosse relativamente agile, capace di muoversi tra arbusti e piccoli pendii, diversamente dai grandi rinoceronti moderni più massicci.
Il periodo dell’anno doveva influenzare molto il suo comportamento: nei mesi estivi, con luce quasi continua, poteva nutrirsi e riprodursi, mentre nei lunghi mesi invernali probabilmente si spostava seguendo risorse disponibili o viveva in aree riparate.
Nonostante la latitudine estrema, il clima del Miocene artico era più temperato di oggi: la presenza di foreste e laghi suggerisce che l’ecosistema supportasse una fauna sorprendentemente varia, dai piccoli roditori ai grandi erbivori.