Salire o non salire? Scialpinisti e piste, tra regole e responsabilità

Molti scialpinisti utilizzano le piste battute per salire, ma l’accesso con sci, snowboard o a piedi è generalmente vietato, salvo autorizzazione del gestore o in caso di necessità. Il tema torna ciclicamente al centro del dibattito, soprattutto dopo incidenti, quando si invocano regole più uniformi tra le diverse ski area. Ma il quadro normativo resta frammentato

Negli ultimi anni lo scialpinismo è cresciuto rapidamente sulle Alpi italiane: complici la pandemia e l’aumento dei prezzi degli skipass, sempre più appassionati preferiscono salire con le pelli di foca piuttosto che utilizzare gli impianti, creando occasioni d'attrito con i gestori dei comprensori sciistici. Il tema torna ciclicamente al centro del dibattito soprattutto dopo incidenti, quando si invocano regole più uniformi tra le diverse ski area. È successo recentemente in Trentino, dove per esempio l'appello di Gianni Andreis - esercente di Folgarida- ha investito direttamente la Provincia di Trento sulla necessità di una normativa chiara e univoca per lo scialpinismo.
 

Ma è davvero questa la strada migliore da percorrere?

Molti frequentatori della montagna sono convinti che l’accesso alle piste sia libero. In realtà la normativa italiana prevede limiti piuttosto chiari, anche se applicati in modo diverso da comprensorio a comprensorio. La disciplina principale è contenuta nella legge 363 del 2003 sulla sicurezza degli sport invernali: l’articolo 15 stabilisce che la risalita delle piste con sci, snowboard o a piedi è vietata, salvo autorizzazione del gestore o in caso di necessità. In sostanza i gestori delle aree sciistiche possono stabilire percorsi, orari o divieti.

Secondo l’Osservatorio Skipass Panorama Turismo in Italia lo scialpinismo resta una disciplina minoritaria – circa il 2,6% delle pratiche negli sport invernali – ma è anche in forte crescita: negli ultimi dieci anni i praticanti sono aumentati di quasi il 70%, e solo nell’ultimo anno la crescita prevista è del +15,2% rispetto alla stagione precedente. 

La norma nasce per ragioni di sicurezza. Gli sciatori in discesa non si aspettano di incontrare persone in salita e durante la preparazione delle piste operano mezzi battipista che utilizzano anche cavi d’acciaio con verricello, particolarmente pericolosi.

Sulla base di questa legge molti comprensori hanno introdotto regolamenti restrittivi, vietando la salita sulle piste oppure consentendola solo in determinate condizioni. Il risultato è comunque un quadro molto frammentato, con regole diverse da comprensorio a comprensorio, e con difficoltà nel farle rispettare per il costo e la complessità dei controlli.

Le norme più recenti non hanno modificato questo assetto. Il decreto legislativo 40 del 2021 ha introdotto nuove regole di sicurezza sulle piste, come l’obbligo di assicurazione per gli sciatori, ma non interviene sul tema dello scialpinismo. Anche la nuova legge quadro sulla montagna approvata nel 2025, che riguarda servizi, incentivi e politiche per i territori montani, non affronta nello specifico la questione della risalita delle piste.

Il nodo resta soprattutto giuridico e riguarda il rapporto tra accesso alla montagna e gestione delle infrastrutture sciistiche. Molte piste sono realizzate su terreni pubblici o su demanio montano attraverso concessioni, e per questo alcuni scialpinisti sostengono che il divieto non possa riguardare l’accesso alla montagna in sé, ma solo la pista battuta e la sicurezza dell’infrastruttura. Dal punto di vista dei gestori, le piste sono impianti sportivi complessi, mantenuti con costi elevati e progettati per la discesa.

A pesare è anche la questione delle responsabilità: se uno scialpinista utilizza una pista senza autorizzazione, la responsabilità di eventuali incidenti ricade sull’utente e non sul gestore. Proprio per ridurre i rischi legali molti comprensori preferiscono vietare o limitare la pratica. In alcuni casi sono i comuni vietano l’accesso a determinati versanti in caso di elevato pericolo valanghe, ma si tratta di divieti temporanei, circoscritti e molto discussi.

La situazione resta complessa e disomogenea: in alcune valli lo scialpinismo è incentivato, in altre è quasi completamente vietato. In diversi comprensori, come Bormio, Monterosa Ski o Paganella, sono stati creati itinerari dedicati alla salita, mentre località come Borno o Madonna di Campiglio prevedono piste utilizzabili dagli scialpinisti solo in determinati giorni o orari.

Secondo molti osservatori, nei prossimi anni il settore potrebbe evolvere verso modelli di questo tipo ma più strutturati, con percorsi dedicati nei grandi comprensori, regole più omogenee e una maggiore integrazione dello scialpinismo nell’offerta turistica della montagna invernale. In ogni caso, la questione della libertà in montagna continuerà a far discutere.