Grand Canyon - Foto Pete Linforth da Pixabay
Elementi sternali di crostacei del periodo Cambriano © Mussini et al.
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Foto Gloria Niemela da PixabayI sentieri polverosi che scendono dal South Rim verso le rive del fiume Colorado, nel cuore del Parco Nazionale del Grand Canyon, rappresentano non solo un percorso tra meraviglie geologiche ma anche una sorta di viaggio nel tempo. Ogni strato di roccia racconta un'era geologica diversa e i capitoli più antichi sono ancora in parte nascosti tra le pareti rossastre.
A conferma di quanta storia ancora si possa scoprire, e ricostruire, nel Grand Canyon, nei mesi scorsi è stata pubblicata sulla rivista Science Advances, una ricerca che rivela la scoperta di fossili risalenti a oltre mezzo miliardo di anni fa. Un tesoro davvero eccezionale, composto da resti di antichi molluschi, crostacei, vermi dai denti appuntiti, che sono oggi in grado di raccontare preziose pagine di evoluzione della vita sul nostro Pianeta.
La "Zona Riccioli d'Oro" dell'evoluzione
La scoperta è avvenuta nella cosiddetta “Bright Angel Formation". Qui i ricercatori, guidati da Giovanni Mussini, dottorando presso il Dipartimento di Scienze della Terra di Cambridge, hanno identificato quella che è stata ribattezzata “Zona Riccioli d'Oro" (Goldilocks zone), un'area che, nel medio Cambriano (tra 502 e 507 milioni di anni fa) ospitava un ambiente che offriva le condizioni perfette, di luce e ossigeno, per permettere alla vita di prosperare e diversificarsi.
In questo lontano capitolo della storia della Terra, il Grand Canyon appariva decisamente diverso dai tempi odierni. La zona era posizionata a minore distanza dall’equatore ed era sommersa da un mare caldo e poco profondo. Per avere una idea di quando il paesaggio attuale iniziò a essere plasmato, basti pensare che il fiume Colorado iniziò a erodere le rocce, di quella che oggi è l’Arizona, solo tra 5 e 6 milioni di anni fa.
"Questi rari fossili ci offrono un quadro più completo di come fosse la vita durante il periodo Cambriano - spiega Mussini - . Combinando questi resti con le tracce del loro scavare, camminare e nutrirsi, siamo in grado di ricomporre un intero ecosistema antico".
La particolarità di questo ritrovamento risiede nell’eccezionale stato di conservazione delle parti molli delle piccole creature marine preistoriche. La geologia del Grand Canyon, caratterizzata dalla presenza di rocce argillose a grana fine, ha consentito agli scienziati di recuperare, a distanza di 500 milioni di anni, frammenti di apparati digerenti, minuscoli denti e arti pelosi. Per procedere all’estrazione dei fossili, i campioni rocciosi sono stati disciolti in una soluzione di acido fluoridrico e il sedimento è stato passato al setaccio.
Come evidenziato dall’Università di Cambridge, “nessuno degli animali si è conservato nella sua interezza, ma molte strutture riconoscibili hanno aiutato i ricercatori a identificare i gruppi a cui appartenevano.”
Molluschi, crostacei e il "Drago di Star Wars"
Oltre a consentire di identificare gli antichi abitanti della zona, i resti fossili hanno permesso ai ricercatori di comprendere le loro modalità di cattura e ingestione del cibo. “Si trattava di 'tecnologie' all'avanguardia per l'epoca – dettaglia Mussini - , che integravano più parti anatomiche in sistemi di alimentazione ad alta potenza".
Tra le piccole creature scoperte, compaiono dei crostacei, simili a gamberetti, che sfruttavano i peli che ricoprivano le zampe, come nastro trasportatore del cibo verso la bocca. Qui, minuscoli denti molari “macinavano” il cibo, simile al plancton, di cui alcuni frammenti sono stati trovati ancora incastrati tra i denti.
Sono stati poi trovati dei molluschi, che era dotati di denti, utili a raschiare le alghe dalle rocce, proprio come le lumache che oggi possiamo trovare nei nostri giardini.
La creatura più particolare rinvenuta nella “Zona Riccioli d’oro” è un “priapulide”, ovvero un verme marino, noto anche verme cactus, per la sua particolare conformazione. Per via delle sue dimensioni (circa 10 cm) e delle centinaia di denti ramificati che ne ricoprivano la bocca estensibile, i ricercatori lo hanno battezzato Kraytdraco spectatus, in omaggio al leggendario drago Krayt della saga di Star Wars.
La ragione alla base di questa eccezionale evoluzione di organismi “altamente tecnologici”, particolarmente efficienti nell’approvvigionamento alimentare e dunque in grado di competere, vantaggiosamente, con altre specie, risiede nelle caratteristiche dell’ambiente che li ospitava. Come dicevamo, un ambiente marino, poco profondo, che garantiva ossigeno, luce, una protezione dai raggi UV mediata dall’acqua, ed era ricco di cibo.
"In un ambiente più povero di risorse – chiarisce a tal proposito Mussini - , gli animali non possono permettersi di fare questo tipo di investimento fisiologico. Ha alcuni parallelismi con l'economia: investire e correre rischi in tempi di abbondanza; risparmiare ed essere prudenti in tempi di scarsità. C'è molto che possiamo imparare dai piccoli animali che scavavano nei fondali marini 500 milioni di anni fa".