Ricostruzione di un uomo di Neanderthal al Gallo-Romeins Museum di Tongeren (Belgio) - Foto Paul Hermans - Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0
Ricostruzione di un orso delle caverne - Foto Sergiodlarosa - Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0
Scavi nella grotta dell'orso - Foto Celsius1 - Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0
Vista panoramica dal Monte Generoso - Foto Murdockcrc - Wikimedia Commons, CC BY 3.0Le cavità alpine, note come “grotte degli orsi”, con riferimento al possente mammifero preistorico, antico parente degli attuali plantigradi, hanno fornito molteplici indizi di una occupazione sporadica da parte dell’uomo di Neanderthal durante il Paleolitico medio. Si trattava di soste casuali o pianificate?
Una ricerca di recente pubblicazione sul Journal of Quaternary Science, frutto della collaborazione tra le Università di Ferrara e la Statale di Milano, aggiunge dettagli al ritratto dell’Homo neanderthalensis, presentandolo come un esperto pianificatore, capace di sfidare le alte quote con una strategia precisa e un equipaggiamento tecnologico selezionato. Il cuore della scoperta è la Caverna Generosa, nota anche come “grotta dell'orso”, situata a 1.450 metri di altitudine sulle Prealpi comasche, tra la Valle Intelvi e il Monte Generoso.
Un antico kit da viaggio in quota
La Caverna Generosa non è solo un sito archeologico, ma un eccezionale archivio paleoambientale. Situata sul versante meridionale del Monte Generoso, la grotta fu scoperta nel 1988 da alcuni speleologi della Sezione Ticino dell'Associazione Speleologica Svizzera ed è caratterizzata da una serie di sale collegate da angusti passaggi. Decenni di scavi e ricerche hanno permesso di ampliare l'esplorazione della cavità e di realizzare una precisa ricostruzione paleoclimatica degli ultimi 60.000 anni, basata sullo studio dei resti ossei di mammiferi e micromammiferi preistorici.
All’interno della cavità sono stati recuperati oltre 40.000 reperti, in gran parte appartenenti all’orso delle caverne, insieme a resti di leone delle caverne, lupo e altri micromammiferi. Accanto alle migliaia di ossa di origine animale, sono emersi anche rari manufatti in selce, che testimoniano l’occupazione della caverna da parte dell'uomo di Neanderthal, in una fase tardiva del suo cammino evolutivo, tra 60.000 e 40.000 anni fa circa.
L’analisi dei manufatti litici rinvenuti nella cavità ha consentito ai paleontologi di rispondere a un interrogativo fondamentale: l’approdo dell’uomo di Neanderthal alla Caverna Generosa fu un evento fortuito o il frutto di una sosta intenzionale e pianificata?
La particolarità di questi manufatti risiede nella loro origine. Le analisi chimiche hanno rivelato che la selce e la radiolarite utilizzate per la loro produzione, non appartengono alla geologia locale della grotta, ma provengono da zone situate a quote più basse, a diversi chilometri di distanza. Inoltre, l’assenza di schegge di lavorazione indica chiaramente che gli strumenti non sono stati fabbricati sul posto.
I Neanderthal che salivano verso la Caverna Generosa nel Paleolitico medio, portavano con sé quello che potremmo definire un kit da viaggio o da sopravvivenza: strumenti già pronti all’uso, scelti per la loro alta qualità e affilati più volte, come dimostrano i segni di ritocco individuati al microscopio, per durare il più a lungo possibile. Una prova inconfutabile di una chiara pianificazione.
L'Uomo di Neanderthal, un profondo conoscitore dell'ambiente alpino
Per comprendere l'importanza di questo "kit", bisogna inquadrare chi fosse l'Homo neanderthalensis. Il nostro lontano "cugino" era perfettamente adattato ai climi rigidi. Dotato di una corporatura massiccia e muscolosa, i Neanderthal erano cacciatori-raccoglitori altamente specializzati, vivevano in clan coesi, curavano i malati, seppellivano i propri morti.
La loro vita era una sfida continua contro un ambiente ostile. Le Alpi del tardo Pleistocene apparivano alquanto differenti dal paesaggio odierno: le lingue glaciali si spingevano lungo le valli fino a lambire la pianura, trasformando il territorio in una vasta distesa di ghiaccio e steppa-tundra. Il fatto che gli ominidi si spingessero fino a quasi 1.500 metri di altitudine dimostra una mobilità straordinaria e una conoscenza profonda del territorio.
Non erano residenti stabili delle alte quote, ma visitatori stagionali che probabilmente sfruttavano le risorse alpine durante i mesi estivi. La Caverna Generosa non è dunque da immaginare come una "casa", nel senso moderno del termine, ma come una tappa strategica. Mentre gli orsi delle caverne la utilizzavano per il letargo invernale, i Neanderthal vi entravano probabilmente quando i grandi mammiferi erano assenti, utilizzandola come appoggio nelle loro uscite di caccia.
Sebbene l'usura degli strumenti sia difficile da analizzare per via del tempo, il confronto con siti simili suggerisce infatti che venissero impiegati per la macellazione. È probabile che i Neanderthal frequentassero la grotta per cacciare gli orsi o per cibarsi degli esemplari morti nell’anfratto durante il sonno invernale.
Come evidenziato dagli autori, “questa ricerca sottolinea ulteriormente l'importanza delle "grotte degli orsi" come siti chiave per la comprensione della vita dei Neanderthal nelle regioni alpine e dimostra il potenziale dell'integrazione di prove di occupazione sporadica ed episodica con dati provenienti da siti più residenziali per ricostruire modelli coerenti di uso del suolo e occupazione del territorio.”
Oggi la Caverna Generosa non è solo un laboratorio di ricerca ma un sito di divulgazione. Aperta al pubblico da maggio a ottobre, offre la possibilità, grazie al supporto della realtà aumentata, di realizzare un viaggio nel tempo e “vedere” con i propri occhi l’ambiente che, migliaia di anni fa, accoglieva i Neanderthal durante le loro “incursioni” in quota.